Tre anni di carneficina in Ucraina: una media di mille tra morti e feriti ogni giorno
di Gianluca Di FeoUna carneficina con un’intensità che non si vedeva dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nessuno dei conflitti avvenuti dal 1945 in poi può essere paragonato al volume di fuoco scatenato negli scorsi tre anni in Ucraina: né per il costo in termini di vite umane, né per la distruzione degli equipaggiamenti. Soltanto in Vietnam c’è stato un dramma superiore, per livello di caduti tra i soldati e soprattutto di vittime civili. Ma si è trattato di una lotta feroce tra i governi di Hanoi e di Saigon proseguita per vent’anni, dal 1955 al 1975, con otto anni di massiccio intervento statunitense a partire dal 1965.
Mille caduti al giorno
Sul fronte del Donbass e del Dnipro adesso in soli trentasei mesi si ipotizza che il numero globale di morti e feriti gravi tra i militari sia arrivato ad almeno un milione e centomila: una media di mille al giorno, con un’eredità spaventosa di mutilati su entrambi i lati del fronte. A pagare il tributo di sangue più alto sono i russi: sia perché le …
Una carneficina con un’intensità che non si vedeva dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nessuno dei conflitti avvenuti dal 1945 in poi può essere paragonato al volume di fuoco scatenato negli scorsi tre anni in Ucraina: né per il costo in termini di vite umane, né per la distruzione degli equipaggiamenti. Soltanto in Vietnam c’è stato un dramma superiore, per livello di caduti tra i soldati e soprattutto di vittime civili. Ma si è trattato di una lotta feroce tra i governi di Hanoi e di Saigon proseguita per vent’anni, dal 1955 al 1975, con otto anni di massiccio intervento statunitense a partire dal 1965.
Mille caduti al giorno
Sul fronte del Donbass e del Dnipro adesso in soli trentasei mesi si ipotizza che il numero globale di morti e feriti gravi tra i militari sia arrivato ad almeno un milione e centomila: una media di mille al giorno, con un’eredità spaventosa di mutilati su entrambi i lati del fronte. A pagare il tributo di sangue più alto sono i russi: sia perché le loro truppe sono state più a lungo all’offensiva, una condizione in cui le perdite sono più alte; sia perché i generali di Putin non sembrano dare peso alla vita dei soldati. L’apice del massacro sarebbe stato toccato durante l’offensiva invernale del 2024, tra ottobre e dicembre, con la pressione condotta dalle brigate di Mosca lungo oltre novecento chilometri di terreno: stando alle valutazioni della Nato si sarebbe arrivati a 1200 tra morti e feriti quotidiani.
Non esistono dati ufficiali. Il presidente Zelensky pochi giorni fa ha dichiarato che il suo esercito ha avuto 46 mila morti e 380 mila feriti. Ma gli analisti ritengono che il numero dei decessi vada almeno raddoppiato. Putin non ha mai fornito informazioni al riguardo: le stime oscillano tra 700 e 800 mila caduti, tra morti e feriti gravi. La scorsa settimana l’emittente ucraina Radio Liberty ha pubblicato uno studio basato su 166 mila ricoveri negli ospedali militari russi, che offre uno spaccato statistico dei feriti in base al grado: 90 mila soldati semplici, 40 mila sergenti, 15 mila caporali, 7.000 tenenti, 2.700 sottufficiali, più di 3.000 capitani, 2.100 maggiori, 1.000 tenenti colonnelli, 381 colonnelli, più di 30 maggiori generali, 10 tenenti generali e un colonnello generale. Colpisce l’elevata percentuale di ufficiali: nelle prime fasi dell’invasione erano alla testa dei reparti e sono stati presi di mira nelle imboscate. Ben 70 mila delle ferite sono state causate da schegge e il flusso dei ricoveri coincide con le offensive scagliate da Mosca.
Quanto ai civili, si tratta soprattutto di ucraini. C’è un bilancio ufficiale dell’Alto Commissariato Onu per i diritti umani che elenca 12.065 morti e 29.178 feriti: sono stati colpiti nelle loro case, finite sotto assedio nella primavera 2022 o travolte dagli attacchi nei mesi successivi. I decessi tra i cittadini russi sarebbero 407, la maggioranza dei quali uccisi durante l’attacco di Kiev nella regione di Kursk.
L’ecatombe dei tank
Nella stima delle perdite di mezzi e armamenti c’è un punto di riferimento oggettivo: i rapporti del sito Oryx, un collettivo internazionale di analisti che sin dal giorno dell’invasione esamina foto e video diffusi online, censendo i materiali distrutti. Quello di Oryx è un database affidabile e riscontrato, seppur parziale perché esistono sicuramente altre distruzioni che non sono finite sui social. Un elenco terribile. Mosca ha sacrificato nell’assalto all’Ucraina 11.908 veicoli corazzati: si tratta di 3.772 carri armati; 1.933 cingolati da combattimento IFV; 5.529 blindati di vario tipo per il trasporto delle truppe. Inoltre la battaglia ha inghiottito 3.873 tra camion, fuoristrada e jeep. I russi hanno lasciato sul campo 454 pezzi d’artiglieria; 889 cannoni semoventi; 465 lanciarazzi multipli.
La conta di Oryx non si allontana di molto dalle valutazioni dei centri studi più attendibili: ad esempio Rusi, il think tank della Difesa britannica, ritiene che i carri armati russi distrutti siano in tutto quattromila. Se vogliamo qualche termine di paragone, in questo momento l’Italia potrebbe a fatica schierare una cinquantina di tank e la Gran Bretagna addirittura di meno: ognuno dei due eserciti ha soltanto un centinaio di cannoni pesanti, tra semoventi e armi ruotate.
Le divisioni corazzate di Mosca sono state falcidiate soprattutto nei primi tre mesi dell’invasione: quando Putin ha lanciato l’assalto contro Kiev, Kharkiv e Sumy, le colonne spinte in profondità nel territorio nemico hanno subito perdite devastanti, con uno stillicidio di imboscate che hanno decimato i blindati e i camion destinati a rifornirli. Mosca ha ripianato il salasso rimettendo in servizio migliaia di T72 e persino di vecchi T62 recuperati nei depositi, oltre a potenziare la produzione delle sue industrie meccaniche.
L’armata ucraina invece ha un bilancio di gran lunga inferiore, perché è rimasta quasi sempre sulla difensiva e soprattutto ha seguito tattiche in cui il risparmio di uomini e mezzi è stato prioritario. Le tabelle di Oryx riportano 1080 tank distrutti, 437 cingolati da combattimento, 2400 blindati per il trasporto della fanteria di vario tipo: in tutto 3.966 ossia un terzo di quelli russi. Per quanto riguarda l’artiglieria, nei duelli con le batterie russe gli ucraini hanno perso 473 semoventi, 233 cannoni ruotati e 82 lanciarazzi multipli. Bisogna notare che per Kiev sostituire queste perdite è stato molto più difficile: il numero di carri armati moderni concessi dagli alleati è stato limitato e gli emissari ucraini hanno acquisito soprattutto T72 sovietici negli arsenali dei Paesi del Patto di Varsavia entrati nella Nato, come Polonia e Slovacchia, o hanno cercato rimpiazzi in giro per il mondo: ad esempio sono stati comprati tank in Marocco e semoventi contraerei in Giordania.
La sfida nei cieli
Contrariamente alle operazioni gestite dagli Stati Uniti o dai Paesi della Nato – come le due guerre contro l’Iraq, la campagna in Kosovo del 1999 o le attività belliche contro Gheddafi in Libia nel 2011 – le aviazioni non sembrano avere inciso sulla situazione del conflitto. Sempre secondo Oryx, il Cremlino ha perso 136 velivoli militari e 151 elicotteri; Kiev 103 aerei e 52 macchine ad ala rotante. In realtà ci sono scontri continui per impedire reciprocamente di ottenere la supremazia nei cieli, dando la caccia a radar e batterie contraeree.
Sono stati distrutti 87 radar e 300 lanciatori di missili terra-aria russi contro 136 radar e 166 postazioni missilistiche contraeree degli ucraini. Questa lunga sfida viene condotta soprattutto da cacciabombardieri dotati di missili che agganciano le emissioni dei radar e si dirigono sulla sorgente. Molto spesso queste missioni sono affidate ai droni a lungo raggio: gli ucraini ne hanno persi 498, i russi 578. In questo caso però l’affidabilità dei dati di Oryx è molto bassa, perché sul campo di battaglia ogni giorno vengono abbattuti migliaia di velivoli senza pilota d’ogni tipo. Bisogna tenere presente che solo nel corso del 2024 i due rivali hanno prodotto oltre tre milioni e mezzo di piccoli quadricotteri telecomandati, che sono diventati i protagonisti dei combattimenti.