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Usa, uffici nel caos per le mail di Musk: in rivolta anche i funzionari del Doge

(afp)

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Mister Tesla aveva spedito un questionario ai dipendenti pubblici minacciando di cacciare chi non avesse risposto. Dopo le proteste di Cia e Fbi, è scattata una mezza marcia indietro
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NEW YORK — I tre giorni di terrore innescati da Elon Musk non sono finiti. Dopo che sabato aveva minacciato di licenziamento chi non avesse risposto entro lunedì alla domanda contenuta in una email, in cui chiedeva di elencare «cinque obiettivi raggiunti» nell’ultima settimana, Musk ha offerto una «seconda possibilità» agli oltre due milioni di lavoratori pubblici, sfidando Cia, Fbi e National Intelligence, che avevano detto ai dipendenti di non rispondere.

«A discrezione del presidente - ha scritto Musk su X, la piattaforma social di cui è proprietario - sarà data un’altra chance. Non rispondere per la seconda volta porterà alla fine del rapporto di lavoro». Stavolta non è stata indicata una data di scadenza. Non è chiaro in quanti abbiano risposto alla prima email, ma un risultato l’ha prodotto: il caos, con polemiche e dimissioni in segno di protesta.

NEW YORK — I tre giorni di terrore innescati da Elon Musk non sono finiti. Dopo che sabato aveva minacciato di licenziamento chi non avesse risposto entro lunedì alla domanda contenuta in una email, in cui chiedeva di elencare «cinque obiettivi raggiunti» nell’ultima settimana, Musk ha offerto una «seconda possibilità» agli oltre due milioni di lavoratori pubblici, sfidando Cia, Fbi e National Intelligence, che avevano detto ai dipendenti di non rispondere.

«A discrezione del presidente - ha scritto Musk su X, la piattaforma social di cui è proprietario - sarà data un’altra chance. Non rispondere per la seconda volta porterà alla fine del rapporto di lavoro». Stavolta non è stata indicata una data di scadenza. Non è chiaro in quanti abbiano risposto alla prima email, ma un risultato l’ha prodotto: il caos, con polemiche e dimissioni in segno di protesta.

L’uomo più ricco al mondo e consigliere più ascoltato dal presidente non sembra comunque avere più limiti: oggi parteciperà alla prima riunione di gabinetto dell’amministrazione Trump. Lo ha annunciato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ha ricordato come il miliardario sudafricano abbia la supervisione del Doge, il nuovo dipartimento per l’efficienza del governo.

(reuters)

La storia dell’ultimatum, però, ha incrinato la fiducia del mondo conservatore. Persino i commentatori della rete trumpiana Fox hanno criticato l’iniziativa. «Elon si aspetta - hanno detto in tv - che qualcuno dalla Cia gli risponda “beh, questa settimana ho sventato un colpo di stato in Cambogia”»?. La prima volta in cui Musk aveva menzionato l’email, su X, non aveva fatto distinzioni. «Tutti i dipendenti federali - aveva scritto sabato - che riceveranno la email e non risponderanno verranno considerati come dimissionari». Subito dopo, l’ufficio governativo per la gestione del personale aveva inviato la email a tutti i dipartimenti. La «seconda chance» è stata annunciata da Musk sul social, ma non seguita da una lettera, per cui chi non è su X potrebbe non sapere di avere un’altra possibilità. Il passaggio da “licenziati” a “semi-licenziati”, in ogni caso, dipenderà dai dipartimenti. Quelli di Giustizia, Energia, Esteri e Interni hanno detto ai dipendenti di non rispondere. Trasporti, Scuola e Commercio hanno chiesto di farlo. Trump ha definito l’iniziativa di Musk «ingegnosa. Se non rispondono, è molto probabile che non siano al lavoro».

Guardare le email sta diventando un’angoscia per milioni di americani. Il maggior sindacato dei dipendenti federali ha annunciato ricorsi in tribunale. Decine di cause verranno presentate nelle varie corti degli Stati Uniti. Alcuni Repubblicani del Congresso, tornati a casa nel weekend, sono stati contestati dai loro elettori.

(ansa)

Alla fine, chi ha risposto al miliardario c’è stato, ma non come sperava Musk: ventuno tra ingegneri, ricercatori e informatici che lavoravano al Doge si sono dimessi. «Noi - hanno scritto - abbiamo giurato di servire il popolo americano e difendere la Costituzione. È diventato chiaro che non possiamo più rispettare questi impegni». I 21 ribelli hanno anche criticato lo staff scelto da Musk per tagliare il personale e gestire i dati sensibili degli americani. «Molti di questi ragazzi - scrivono - durante i colloqui si sono rifiutati di identificarsi, hanno tentato di mettere i colleghi in cattiva luce, mostrando anche limitate capacità tecniche». Alcuni giovani sono stati definiti «ideologicamente guidati e più motivati dal conquistare l’ammirazione di Musk che non dal genuino interesse nel migliorare la tecnologia del governo. Questo processo - concludono - ha creato significativi rischi alla sicurezza».

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