NEW YORK — Per lui un secondo è durato sessantadue anni. Clint Hill, l’agente speciale del Secret Service che saltò sulla limousine del presidente John Fitzgerald Kennedy il giorno dell’attentato a Dallas, è morto. Aveva 93 anni. Viveva con la famiglia in California. Di lui resteranno per sempre le immagini dell’assassinio compiuto il 22 novembre del 1963 quando Hill, assegnato alla protezione della first lady Jacqueline Kennedy, era a bordo dell’auto che seguiva quella presidenziale. Dopo il primo sparo si era alzato e si era arrampicato sul portabagagli della limousine mentre gli spari continuavano, bloccando la first lady che, nel tentativo disperato di raccogliere un pezzo del cervello del marito, portato via da un terzo colpo, stava rischiando di finire fuori dall’auto. Il gesto di Hill venne immortalato nel “filmato di Zapruder”, video amatoriale girato da Abraham Zapruder, 26 secondi e 486 fotogrammi, che fornì una delle migliori testimonianze dell’attentato.
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NEW YORK — Per lui un secondo è durato sessantadue anni. Clint Hill, l’agente speciale del Secret Service che saltò sulla limousine del presidente John Fitzgerald Kennedy il giorno dell’attentato a Dallas, è morto. Aveva 93 anni. Viveva con la famiglia in California. Di lui resteranno per sempre le immagini dell’assassinio compiuto il 22 novembre del 1963 quando Hill, assegnato alla protezione della first lady Jacqueline Kennedy, era a bordo dell’auto che seguiva quella presidenziale. Dopo il primo sparo si era alzato e si era arrampicato sul portabagagli della limousine mentre gli spari continuavano, bloccando la first lady che, nel tentativo disperato di raccogliere un pezzo del cervello del marito, portato via da un terzo colpo, stava rischiando di finire fuori dall’auto. Il gesto di Hill venne immortalato nel “filmato di Zapruder”, video amatoriale girato da Abraham Zapruder, 26 secondi e 486 fotogrammi, che fornì una delle migliori testimonianze dell’attentato.
Lo 007, originario del North Dakota, ex militare dell’esercito, entrato nel Secret Service nel ’58, venne premiato per il coraggio mostrato a Dallas. «Penso - dirà un assistente di Kennedy, David Powers, alla commissione Warren che indagò sull’assassinio - che l’agente speciale Hill abbia salvato la vita della first lady. Lei sarebbe finita fuori dall’auto proprio nel momento in cui arrivava la macchina di scorta». Hill ricoprì il ruolo di vice direttore dei servizi, ma quel secondo di troppo lo ha tormentato al punto che si dimise in anticipo nel ’75, ad appena 43 anni. Hill era convinto che avrebbe potuto salvare la vita di Kennedy. Andato in pensione, in un’intervista a Cbs disse di sentirsi responsabile. «Se avessi reagito - raccontò - cinque decimi di secondo più velocemente, forse un secondo più velocemente, non sarei qui oggi». «Mi sento molto in colpa - aggiunse - se mi fossi voltato in un’altra direzione, ce l’avrei fatta».
Nel 2010 ricostruì la storia in un articolo scritto sul New York Times per il 47° anniversario dell’assassinio. «Stavo scrutando la limousine quando vidi il presidente afferrarsi la gola e sobbalzare verso sinistra. Ero così concentrato nel raggiungere lui e la signora Kennedy che non sentii il secondo sparo». Era arrivato a pochi metri da JFK, quando Hill sentì un terzo colpo: quello che aveva colpito Kennedy alla testa. «Il sangue era ovunque». Dopo aver bloccato la first lady, l’agente speciale era salito a bordo, facendo da scudo al presidente. Jacqueline diceva, «Jack, Jack, cosa ti hanno fatto?». Hill si tolse la giacca e la avvolse attorno alla testa di Kennedy.
Pochi minuti dopo, arrivati all’ospedale, il presidente venne dichiarato morto. Tornato a Dallas, Hill conobbe nel 2009 la giornalista Lisa McCubbin, di 32 anni più giovane, diventata poi sua moglie, con cui scrisse un’autobiografia di successo, “Mrs Kennedy and Me”. L’ex agente aveva finalmente trovato un po’ di pace. Ma la notte, confessò, aveva sempre lo stesso incubo.