TEL AVIV — Gaza è risorta. I bambini giocano finalmente felici su un lungomare che fa invidia a Rio. Grattacieli avveniristici disegnano lo skyline, il più alto ricorda il Burj Khalifa di Dubai. La vecchia Salah al Din, la strada dei commercianti palestinesi distrutta durante il conflitto, non esiste più: ora è un bazar che brulica di mercati e auto di lusso, puntellata di palme. Lì i “nativi” hanno voluto issare la statua-omaggio all’uomo del miracolo, un enorme Trump tutto d’oro. Caffè e ristoranti hanno ripreso a funzionare, con un impeccabile servizio in spiaggia, dove il presidente americano e il premier israeliano si concedono un pomeriggio di relax, bevendo cocktail in costume da bagno distesi sui lettini, mentre Elon Musk innaffia gli ospiti con una pioggia di dollari in contanti. Niente più hijab e moschee, nell’enclave degli ultraricchi ballerine in bikini interpretano danze tradizionali, di quale posto nessuno lo sa, ma importa poco. È festa grande a Trump-Gaza.
Queste…
TEL AVIV — Gaza è risorta. I bambini giocano finalmente felici su un lungomare che fa invidia a Rio. Grattacieli avveniristici disegnano lo skyline, il più alto ricorda il Burj Khalifa di Dubai. La vecchia Salah al Din, la strada dei commercianti palestinesi distrutta durante il conflitto, non esiste più: ora è un bazar che brulica di mercati e auto di lusso, puntellata di palme. Lì i “nativi” hanno voluto issare la statua-omaggio all’uomo del miracolo, un enorme Trump tutto d’oro. Caffè e ristoranti hanno ripreso a funzionare, con un impeccabile servizio in spiaggia, dove il presidente americano e il premier israeliano si concedono un pomeriggio di relax, bevendo cocktail in costume da bagno distesi sui lettini, mentre Elon Musk innaffia gli ospiti con una pioggia di dollari in contanti. Niente più hijab e moschee, nell’enclave degli ultraricchi ballerine in bikini interpretano danze tradizionali, di quale posto nessuno lo sa, ma importa poco. È festa grande a Trump-Gaza.
Queste immagini, che molti avranno già visto girare sui social, sono frutto di un’illusione ottica. Più precisamente di un video finto creato con l’intelligenza artificiale e pubblicato ieri dal presidente degli Usa Donald Trump sul suo social Truth. La clip dura 33 secondi, si intitola - “Gaza 2025 - Cosa succederà dopo?”, in sottofondo si sentono i versi di un rap: “Donald sta arrivando per liberarti”, “Gaza splende luminosa”, “niente più tunnel, niente più paura, ma un futuro dorato, una luce nuova di zecca. Festeggia e balla, l’affare è fatto, Trump-Gaza numero uno”. Il video era stato già condiviso il 7 febbraio dal gruppo pro-Israele Nazi Hunters, dopo che Trump aveva annunciato di voler trasformare la terra costiera di Palestina in un mega-resort turistico spostandone gli abitanti in Giordania e in Egitto, un piano respinto da tutte le cancellerie arabe.
Statue d'oro di Trump, ballerine e Musk che lancia dollari: la Gaza del futuro nel video del tycoon
Rilanciato dall’uomo più potente del mondo, il video è diventato virale, ma nessuno in Medioriente ha festeggiato, né Israele che seppelliva i suoi figli, né i palestinesi che contavano il settimo bambino morto di ipotermia a Gaza in tre settimane, un altro numero che si aggiunge ai 18mila minori uccisi nel conflitto. Qui il Trump-Gaza è passato sotto silenzio. L’unico commento ufficiale è arrivato da un esponente di secondo piano dell’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina: «Un espediente da pagliacci e nulla di più. Non ci saranno resort né una riviera del Medio Oriente né nulla di tutto questo».
In Israele sono giorni di dolore e tensione altissima. La macchina dei negoziati si è rimessa in moto, con la restituzione dei quattro ostaggi morti da parte di Hamas e la liberazione degli oltre 600 detenuti palestinesi che era stata bloccata da Netanyahu dopo lo show macabro dell’ultimo rilascio. Ma il destino delle trattative è appeso a un filo. Sabato scade la fase uno dell’accordo per il cessate il fuoco, e in teoria gli israeliani dovrebbero iniziare il ritiro dal corridoio Philadelphi, strategico per controllare il contrabbando di armi. È una prospettiva di cui l’estrema destra alleata del premier non vuole nemmeno sentir parlare. È probabile che Netanyahu cercherà di estendere la prima fase con la liberazione di altri ostaggi in cambio di diverse centinaia di prigionieri palestinesi, e conta sul sostegno americano. L’inviato Usa per il Medio Oriente Steve Witkoff ha parlato di «mettere in carreggiata la fase due e avere qualche ulteriore rilascio di ostaggi», definendola una «possibilità reale». I negoziatori israeliani dovrebbero partire per Doha o il Cairo nelle prossime ore, e se i primi colloqui andranno bene lo stesso Witkoff potrebbe visitare la regione entro il fine settimana in vista del 4 marzo, quando al Cairo saranno le capitali arabe a dover mettere sul piatto il loro piano per il futuro di Gaza. E non con un video.