Israele, sul 7 ottobre l’Idf ammette il fallimento: “Sottovalutata Hamas”
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoTEL AVIV – All’alba del 7 ottobre 2023 Mohammed Deif era pronto a fermare l’assalto a Israele. La quiete dall’altro lato del fronte aveva insospettito il braccio destro di Sinwar, capo delle brigate al Qassam: possibile che ci fossero così pochi soldati schierati sulle linee israeliane “nemiche”? L’esercito gli stava preparando un’imboscata?
L’episodio rivelato a Yedioth Ahronoth da fonti militari chiarisce perfettamente il cortocircuito che ha reso possibile il più grande massacro di israeliani dalla guerra del 1948, una verità amara che ora l’esercito mette nero su bianco nei risultati dell’indagine sul 7 ottobre condotta in oltre 15 mesi e a tutto campo: località, basi militari, punti dove sono avvenuti i combattimenti, falle, ordini, comunicazioni. La sentenza è lapidaria: lo Stato, l’intelligence, le forze armate furono protagoniste di un “fallimento completo”. Lo definisce così una fonte militare anonima che ha condiviso con i giornalisti le principali conclusioni dell’in…
TEL AVIV – All’alba del 7 ottobre 2023 Mohammed Deif era pronto a fermare l’assalto a Israele. La quiete dall’altro lato del fronte aveva insospettito il braccio destro di Sinwar, capo delle brigate al Qassam: possibile che ci fossero così pochi soldati schierati sulle linee israeliane “nemiche”? L’esercito gli stava preparando un’imboscata?
L’episodio rivelato a Yedioth Ahronoth da fonti militari chiarisce perfettamente il cortocircuito che ha reso possibile il più grande massacro di israeliani dalla guerra del 1948, una verità amara che ora l’esercito mette nero su bianco nei risultati dell’indagine sul 7 ottobre condotta in oltre 15 mesi e a tutto campo: località, basi militari, punti dove sono avvenuti i combattimenti, falle, ordini, comunicazioni. La sentenza è lapidaria: lo Stato, l’intelligence, le forze armate furono protagoniste di un “fallimento completo”. Lo definisce così una fonte militare anonima che ha condiviso con i giornalisti le principali conclusioni dell’inchiesta.
«L’esercito israeliano non è riuscito a proteggere i cittadini. La divisione di Gaza è stata sopraffatta nelle prime ore di guerra». Tre per l’esattezza, quelle in cui sono stati rapiti la maggior parte degli oltre 250 ostaggi portati poi nella Striscia e sono state compiute le stragi peggiori come al festival Nova. Le Idf erano scoperte, ci sono volute diverse ore, fino quasi al mattino seguente per ripulire l’area. Nei mesi precedenti, alcune divisioni erano state spostate al confine con la Cisgiordania dove da mesi il governo Netanyahu aveva lanciato una vasta operazione militare. «Non avevamo nemmeno immaginato uno scenario del genere», ha aggiunto il militare, anche se altre inchieste hanno dimostrato che l’Idf sapeva almeno dal 2022 dell’esistenza di un piano di Hamas per un attacco massiccio contro Israele: nome in codice, Mura di Gerico.
Il 7 ottobre ci furono tre ondate: il lancio di una selva di razzi permise a mille combattenti della Nukhba, l’unità d’élite di Hamas, di infiltrarsi in territorio israeliano, seguiti da altri 2mila miliziani e poi, la terza, da centinaia di civili. «Circa 5mila terroristi si sono infiltrati durante l’attacco». Nelle ore precedenti c’erano stati segnali di allarme — i combattenti di Hamas avevano inserito nei telefoni le sim israeliane — ma furono sottovalutati.
Una débâcle di sicurezza figlia di un fallimento politico: aver creduto che Hamas si era in qualche modo “imborghesita”, che era interessata più a mantenere il controllo di Gaza con i soldi del Qatar che non a fare la guerra a Israele. L’inchiesta dimostra invece che Sinwar e soci pianificavano l’operazione dal 2017, l’anno in cui Hamas aveva diffuso il suo nuovo manifesto in cui sembrava aprire ai due Stati e alla riconciliazione con Fatah.
Ksenia Svetlova, ex parlamentare israeliana di sinistra e studiosa di Hamas, scrisse allora di non credere alla svolta moderata, che «ogni precedente cessate il fuoco» era stato utilizzato dal gruppo «per sostituire e aumentare il suo arsenale militare e per rendere i nuovi round più letali e devastanti per Israele». Da parlamentare di opposizione (2015-2019), Svetlova aveva contestato le politiche di Netanyahu, accusandolo di avallare la sopravvivenza di Hamas con i soldi del Qatar e di indebolire la più moderata Autorità nazionale palestinese per disinnescare ogni possibilità dei due Stati. Dopo il 7 ottobre, Svetlova ha scritto: «Netanyahu credeva nel dividere e governare i palestinesi, e nel contenere Hamas con lunghe pause tra brevi cicli violenti, ma ha completamente sbagliato i calcoli».