Il sogno americano allarma gli europei. “Nuovo G8 con Putin e noi in un angolo”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - «La verità è che Trump non ha preso impegni precisi ed è mosso più dagli affari che dalla strategia geopolitica». Nel resoconto del suo incontro con il presidente americano offerto ai 26 alleati europei, Emmanuel Macron è stato piuttosto sintetico e crudo. Il videosummit di ieri mattina è infatti durato in tutto una quarantina di minuti. Con l’inquilino dell’Eliseo che ha raccontato l’esito del colloquio con il tycoon, qualche breve intervento (critico quello di Giorgia Meloni) e poi tutto rinviato al Consiglio europeo di giovedì prossimo.
Ma con una serie gigantesca di interrogativi. A cominciare dal sospetto che la Casa Bianca voglia far rinascere il G8, quello con la Russia. Il tutto mentre le relazioni transatlantiche sono ridotte al lumicino, come dimostra l’imposizione dei dazi del 25 per cento sui prodotti europei e lo schiaffo assestato dal segretario di Stato Marco Rubio che si è sostanzialmente rifiutato di incontrare l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas.
Il…
BRUXELLES - «La verità è che Trump non ha preso impegni precisi ed è mosso più dagli affari che dalla strategia geopolitica». Nel resoconto del suo incontro con il presidente americano offerto ai 26 alleati europei, Emmanuel Macron è stato piuttosto sintetico e crudo. Il videosummit di ieri mattina è infatti durato in tutto una quarantina di minuti. Con l’inquilino dell’Eliseo che ha raccontato l’esito del colloquio con il tycoon, qualche breve intervento (critico quello di Giorgia Meloni) e poi tutto rinviato al Consiglio europeo di giovedì prossimo.
Ma con una serie gigantesca di interrogativi. A cominciare dal sospetto che la Casa Bianca voglia far rinascere il G8, quello con la Russia. Il tutto mentre le relazioni transatlantiche sono ridotte al lumicino, come dimostra l’imposizione dei dazi del 25 per cento sui prodotti europei e lo schiaffo assestato dal segretario di Stato Marco Rubio che si è sostanzialmente rifiutato di incontrare l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas.
Il punto, infatti, è che anche la visita del presidente francese non ha sortito un grande risultato. Proprio l’annuncio ieri della nuova guerra commerciale ne è la dimostrazione. Il messaggio trasferito da Macron è stato proprio quello dell’allarme generale, anche sul piano dei rapporti economici. Nel vertice online e nei contatti avuti nelle ultime 24 ore, infatti, il leader transalpino ha spiegato che l’“amico americano” sta accelerando per un accordo con Mosca sull’Ucraina senza un coinvolgimento diretto dei suoi partner storici. Che un incontro tra lui e Putin è questione di qualche settimana, se non di giorni. E che nella sua visione il G7, adesso presieduto dal “nemico” canadese Justin Trudeau, è sostanzialmente inutile. E che anzi bisognerebbe tornare al “G8”, il formato che comprendeva anche il Cremlino.
Insomma un ristabilimento totale delle relazioni con il Cremlino, confermato anche dall’incontro «a livello tecnico» che si terrà oggi a Istanbul tra una delegazione statunitense e una russa per continuare a mettere a punto il percorso di pace in Ucraina. Ma anche per ricostruire il tessuto di relazioni diplomatiche che si era strappato da tempo.
Anzi, tra le preoccupazioni che stanno emergendo nell’Unione europea dopo la visita di Macron a Washington è che Trump punti addirittura a una sorta di G3: Usa, Russia e Cina. Una totale emarginazione del Vecchio Continente. Un quadro che sta spingendo molte cancellerie e i vertici Ue a prendere atto che l’Europa può entrare in questo schema solo se - con la formula che spesso usa il presidente americano - dimostra di avere «cards to play», carte da giocare. In termini economici e più ancora militari.
Basti pensare a quel che è accaduto proprio ieri a Washington. L’Alta rappresentante Ue per la politica estera, l’estone Kaja Kallas, è arrivata nella capitale a stelle e strisce per incontrare il segretario di Stato Rubio. Incontro concordato e reso pubblico nelle rispettive agende. Ma il responsabile della politica estera statunitense, senza una sostanziale spiegazione, ha deciso in extremis di non riceverla. Un affronto diplomatico senza precedenti. Motivato proprio dall’ordine impartito dall’alto di non considerare l’Unione europea un interlocutore. Del resto Trump aveva già parlato con Macron, oggi discuterà con il britannico Starmer e Bruxelles in questo schema è giudicato un orpello inutile. Almeno lo è sul piano politico. La scorsa settimana, infatti, era atterrato a Washington anche il commissario europeo al commercio Sefcovic e lui invece è stato ricevuto. Prova del fatto che quando ci sono di mezzo i soldi, allora vale la pena parlare con gli uomini di Bruxelles. «La Ue - ha detto ieri Trump motivando i dazi del 25% - è nata per fregarci».
La risposta del Vecchio Continente dunque non può che essere quella di rafforzarsi in autonomia. Spendendo di più per la Difesa. Con un nuovo fondo cui parteciperanno anche Gran Bretagna e Norvegia. Da formare con soldi “nazionali” e comunitari. La Commissione Ue sta preparando una proposta per la prossima settimana. L’Ue sa anche che dovrà farsi carico della sicurezza in Ucraina, quando e se ci sarà la pace. L’idea del “cappello” Onu è ormai consolidata. Dagli Usa è arrivata solo una disponibilità: dislocare in Polonia e Romania missili a lungo raggio per aumentare la deterrenza nei confronti della Russia. Ma solo questo.