Parte tutta in salita la visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky prevista oggi a Washington. Il presidente statunitense Donald Trump avrebbe voluto annullarla, ma — secondo l’emittente francese Bfmtv — il leader dell’Eliseo Emmanuel Macron l’ha convinto a non farlo. Al centro dei colloqui c’è l’accordo quadro tra Kiev e Washington sullo sfruttamento delle risorse minerarie ucraine.
Trump lo chiede per ottenere una contropartita per gli aiuti militari ed economici finora forniti, in una logica che la stampa statunitense ha battezzato transactional diplomacy, “diplomazia della compravendita”, o ha addirittura definito “racket della protezione”. E ieri ha annunciato che oggi l’accordo verrà firmato. Zelensky, invece, ha avvertito che «il successo» dipenderà tutto dai colloqui a porte chiuse. Prima di acconsentire alla sigla, vuole garanzie di sicurezza concrete, ma nella bozza trapelata su vari media non ci sarebbe nessun esplicito impegno, soltanto un vago riferimento al s…
Parte tutta in salita la visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky prevista oggi a Washington. Il presidente statunitense Donald Trump avrebbe voluto annullarla, ma — secondo l’emittente francese Bfmtv — il leader dell’Eliseo Emmanuel Macron l’ha convinto a non farlo. Al centro dei colloqui c’è l’accordo quadro tra Kiev e Washington sullo sfruttamento delle risorse minerarie ucraine.
Trump lo chiede per ottenere una contropartita per gli aiuti militari ed economici finora forniti, in una logica che la stampa statunitense ha battezzato transactional diplomacy, “diplomazia della compravendita”, o ha addirittura definito “racket della protezione”. E ieri ha annunciato che oggi l’accordo verrà firmato. Zelensky, invece, ha avvertito che «il successo» dipenderà tutto dai colloqui a porte chiuse. Prima di acconsentire alla sigla, vuole garanzie di sicurezza concrete, ma nella bozza trapelata su vari media non ci sarebbe nessun esplicito impegno, soltanto un vago riferimento al sostegno statunitense agli «sforzi» ucraini per ottenere «una pace duratura».
A Zelensky non basta. Da qui le sue riserve che domenica discuterà anche a Londra, dove il premier britannico Keir Starmer, reduce a sua volta da una visita a Washington, ospiterà un incontro con altri leader europei, tra cui Macron, la premier italiana Giorgia Meloni e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Se Zelensky oggi dovrà vincere l’ostilità di Trump, Vladimir Putin invece ieri ha descritto i contatti iniziali con l’amministrazione Trump come «ispiratori di un certo grado di speranza», proprio mentre i diplomatici russi e statunitensi discutevano a Istanbul per sei ore e mezza i termini del ripristino delle relazioni diplomatiche, ostacolate da reciproche espulsioni e restrizioni, a partire dal mancato accordo di Washington sulla nomina di un nuovo ambasciatore russo, sede vacante dallo scorso ottobre.
Entrambe le parti vogliono risolvere «il colossale volume di problemi sistemici e strategici accumulati nell’architettura globale che hanno innescato la crisi ucraina e altri conflitti regionali», ha detto Putin incontrando la dirigenza del servizio di intelligence Fsb, ma ha avvertito che le «élite occidentali cercheranno di interrompere o compromettere il dialogo iniziato» per «mantenere l’instabilità globale».
Il suo portavoce Dmitrij Peskov ha tuttavia smorzato gli eccessivi entusiasmi: «Nessuno si aspetta decisioni facili e rapide». In particolare, ha sottolineato che i territori annessi unilateralmente da Mosca nel 2022, ma controllati soltanto in parte, «sono parte indivisibile» della Russia, «assolutamente fuori discussione e non negoziabili». Una risposta a Trump che aveva invece detto che gli Usa avrebbero lavorato «duramente» per fare recuperare all’Ucraina «più territori possibile». Mentre il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha negato che la Russia sarebbe favorevole a un dispiegamento di forze europee in Ucraina per monitorare un’eventuale tregua. Un’altra sconfessione di Trump.