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Gaza, nessun accordo sulla seconda fase. Israele si prepara a una nuova guerra

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Stallo sui negoziati al Cairo. Hamas rifiuta l’ultima proposta. Fonti occidentali: “L’Idf prepara un’offensiva con incursioni limitate”
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TEL AVIV — Che la tensione fosse alle stelle lo si era capito già ieri pomeriggio quando Netanyahu ha convocato per la sera un vertice di emergenza con tutti i capi della sicurezza e i ministri rompendo in maniera inusuale la pausa dello shabbat. La posta in gioco è alta, il cessate il fuoco tra Israele e Hamas rischia di saltare. Oggi scade la prima fase dell’accordo siglato sei settimane fa, che ha consentito la liberazione di 33 ostaggi israeliani e il rilascio di circa 2mila detenuti palestinesi. La delegazione israeliana è tornata ieri sera dal Cairo dopo il primo round di negoziati sulla seconda fase senza nulla in mano.

Gli israeliani vogliono un prolungamento della fase uno per altri 42 giorni, in modo da avere scambi ostaggi-prigionieri secondo gli stessi criteri usati finora – 3 rapiti israeliani a settimana per alcune centinaia di detenuti palestinesi - ma senza ritirarsi dal corridoio Philadelphi, strategico per il controllo del contrabbando, e progressivamente da tu…

TEL AVIV — Che la tensione fosse alle stelle lo si era capito già ieri pomeriggio quando Netanyahu ha convocato per la sera un vertice di emergenza con tutti i capi della sicurezza e i ministri rompendo in maniera inusuale la pausa dello shabbat. La posta in gioco è alta, il cessate il fuoco tra Israele e Hamas rischia di saltare. Oggi scade la prima fase dell’accordo siglato sei settimane fa, che ha consentito la liberazione di 33 ostaggi israeliani e il rilascio di circa 2mila detenuti palestinesi. La delegazione israeliana è tornata ieri sera dal Cairo dopo il primo round di negoziati sulla seconda fase senza nulla in mano.

Gli israeliani vogliono un prolungamento della fase uno per altri 42 giorni, in modo da avere scambi ostaggi-prigionieri secondo gli stessi criteri usati finora – 3 rapiti israeliani a settimana per alcune centinaia di detenuti palestinesi - ma senza ritirarsi dal corridoio Philadelphi, strategico per il controllo del contrabbando, e progressivamente da tutta la Striscia, come prevede l’intesa originaria. Dunque senza acconsentire alla fine della guerra. Hamas ha rifiutato e in una dichiarazione ufficiale ha chiesto «alla comunità internazionale di esercitare pressione sull’occupazione sionista affinché si impegni pienamente nel suo ruolo nell’accordo e entri immediatamente nella seconda fase senza alcun ritardo o esitazione».

I mediatori qatarini e egiziani hanno chiesto tempo per risolvere la crisi. Ron Dermer, fedelissimo di Netanyahu, e la squadra di negoziatori israeliani torneranno oggi in Egitto, ma anche se si arrivasse a un compromesso le prospettive di pace si assottigliano. Israele si sta preparando in ogni caso a tornare in guerra contro Hamas, secondo due fonti diplomatiche occidentali consultate da Repubblica. Una guerra diversa da quella già combattuta a Gaza in 15 mesi, «più simile a come hanno operato in Libano: con incursioni limitate», ma non meno intesa. E la ragione è che nonostante la tregua l’approccio strategico di Israele non cambia. «Vogliono il disarmo di Hamas e l’uscita dei miliziani dalla Striscia, sono convinti che questa sia la condizioni non negoziabile per qualsiasi soluzione sul dopo».

In questa ottica il prolungamento della fase uno servirebbe a Israele per ottenere il rilascio almeno di una parte degli ostaggi ancora a Gaza - si stima che siano tra 22 e 24 quelli ancora vivi – a ridurre la pressione delle famiglie e della società civile e a non creare strappi con l’amministrazione americana impegnata sul dossier ora prioritario per Trump, l’Ucraina. Hamas ha capito la strategia israeliana e ieri ha chiamato tutti i musulmani a rompere le restrizioni imposte alla preghiera nella moschea di al Aqsa, a Gerusalemme, durante il mese di Ramadan, nel tentativo di creare un cordone di sostegno intorno al movimento.

«Ritardare l’accordo significa una condanna a morte per gli ostaggi vivi e la perdita della capacità di localizzare e riportare i morti per la sepoltura. Tornare a combattere ucciderà gli ostaggi», hanno scritto i familiari degli ostaggi israeliani in un comunicato in cui chiedono al premier di «riportare immediatamente a casa tutti i rapiti, senza indugio».

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