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L’Europa si stringe a Zelensky. La Russia esulta: “Il porco schiaffeggiato”

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La lite tra Zelensky e Trump alla Casa Bianca causa gioia tra i propagandisti del Cremlino. I vertici europei: “L’Ucraina non sarà mai sola”. Ma Orbán si smarca
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«La Casa Bianca ne aveva viste tante, ma mai questo». Il commento è della propagandista russa Margarita Simonjan, direttrice dell’emittente Rt, ex Russia Today, ma lo stupore davanti al violento scontro verbale nello Studio Ovale tra lo statunitense Donald Trump e l’ucraino Volodymyr Zelensky accomuna gli opposti fronti. Con le ovvie diverse sfumature. Se la Russia gongola per la svolta trumpiana al di sopra di ogni sua più ottimistica aspettativa, le cancellerie europee ribadiscono la loro solidarietà all’Ucraina.

A Mosca il primo a gioire è l’ex premier e presidente Dmitrij Medvedev, oggi numero due del Consiglio di Sicurezza, che nel suo solito stile provocatorio commenta che «per la prima volta Trump ha detto in faccia la verità al pagliaccio cocainomane. Finalmente quel maiale ingrato ha ricevuto un forte schiaffo. Utile. Ma non basta: occorre fermare gli aiuti militari alla macchina nazista». Per la portavoce della diplomazia Maria Zakharova, Trump e il suo vice JD Vance av…

«La Casa Bianca ne aveva viste tante, ma mai questo». Il commento è della propagandista russa Margarita Simonjan, direttrice dell’emittente Rt, ex Russia Today, ma lo stupore davanti al violento scontro verbale nello Studio Ovale tra lo statunitense Donald Trump e l’ucraino Volodymyr Zelensky accomuna gli opposti fronti. Con le ovvie diverse sfumature. Se la Russia gongola per la svolta trumpiana al di sopra di ogni sua più ottimistica aspettativa, le cancellerie europee ribadiscono la loro solidarietà all’Ucraina.

A Mosca il primo a gioire è l’ex premier e presidente Dmitrij Medvedev, oggi numero due del Consiglio di Sicurezza, che nel suo solito stile provocatorio commenta che «per la prima volta Trump ha detto in faccia la verità al pagliaccio cocainomane. Finalmente quel maiale ingrato ha ricevuto un forte schiaffo. Utile. Ma non basta: occorre fermare gli aiuti militari alla macchina nazista». Per la portavoce della diplomazia Maria Zakharova, Trump e il suo vice JD Vance avrebbero persino dato prova di «miracolosa moderazione» per essersi «trattenuti e non aver schiaffeggiato lo stronzo» ucraino. Il quotidiano Moskovskij Komsomolets titola: “Trump ha umiliato pubblicamente Zelensky”. «Storico» è il lapidario commento su X di Kirill Dmitriev, l’ad del Fondo russo di investimenti diretti appena nominato inviato speciale di Vladimir Putin dopo la sua partecipazione ai negoziati russo-statunitensi a Riad. Il falco Sergej Markov, ex consigliere presidenziale, elenca i motivi di soddisfazione per Mosca, dalla mancata firma dell’accordo sulle risorse minerarie ucraine alla cacciata anzitempo di Zelensky dalla Casa Bianca. «Nessuno era mai stato così scortese con Trump», conclude tacciando Zelensky di «maleducazione».

In Europa provano a rimettere nel giusto ordine i rapporti di causa ed effetto. «C’è un aggressore che è la Russia e c’è un popolo aggredito che è l’Ucraina», dichiara il presidente francese Emmanuel Macron a margine della sua visita di Stato a Porto, in Portogallo. «Abbiamo fatto bene ad aiutare l’Ucraina e a sanzionare la Russia tre anni fa e a continuare a farlo. Dobbiamo ringraziare tutti coloro che hanno aiutato e dobbiamo rispettare coloro che hanno combattuto fin dall’inizio perché lottano per la loro dignità, la loro indipendenza, per i loro figli e per la sicurezza dell’Europa. Sono cose semplici, ma è bene ricordarle».

Sostegno anche dal cancelliere tedesco Olaf Scholz: «Nessuno desidera la pace più dei cittadini ucraini! Ecco perché stiamo cercando insieme la strada per una pace duratura e giusta. L’Ucraina può contare sulla Germania e sull’Europa». I presidenti di Commissione, Consiglio e Parlamento europei Ursula von der Leyen, António Costa e Roberta Metsola, scrivono all’unisono: «La vostra dignità onora il coraggio del popolo ucraino. Sia forte, sia coraggioso, sia impavido. Non è mai solo, caro presidente Zelensky. Continueremo a lavorare con lei per una pace giusta e duratura». «Caro Zelensky e cari amici ucraini, non siete soli», fa eco il premier polacco e presidente di turno Ue Donald Tusk, mentre la capa della Politica estera Ue Kaja Kallas commenta amara: «Oggi è diventato chiaro che il mondo libero ha bisogno di un nuovo leader. Sta a noi, europei, accettare questa sfida». Solidarietà a Kiev arriva anche da diversi Paesi europei, dalla Spagna ai Baltici. Unica voce fuori dal coro quella del premier ungherese, Viktor Orbán che ringrazia Trump: «Gli uomini forti fanno la pace, gli uomini deboli fanno la guerra. Oggi il Presidente Trump ha sostenuto coraggiosamente la pace. Anche se era difficile per molti digerirla. Grazie».

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