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Zakharova: “Degrado morale europeo, non hanno capito la lezione”

Maria Zakharova

 (reuters)

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Il portavoce del Cremlino Peskov sul nemico messo nell’angolo alla Casa Bianca: “Non aveva un bell’aspetto”
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Dmitrij Peskov non vuole infierire. Quando il propagandista televisivo Pavel Zarubin, nel corso del suo programma domenicale Mosca-Cremlino-Putin sulla tv Rossija1, gli chiede se Volodymyr Zelensky si sia sentito messo nell’angolo da Donald Trump nello Studio Ovale, il portavoce del Cremlino non rilancia la provocazione. Si limita a dire che il presidente ucraino «non aveva un bell’aspetto, ma bisognerebbe chiederlo a lui».

Maria Zakharova, invece, a dispetto del suo ruolo di portavoce della diplomazia, non ci gira intorno: la visita di Zelensky a Washington, scrive in una nota, è stata «un completo fallimento politico e diplomatico». Non paga, accusa il leader ucraino di essere «scandalosamente maleducato», «incapace di mostrare alcun senso di responsabilità», «la minaccia più pericolosa per la comunità internazionale in quanto guerrafondaio irresponsabile» e, infine, di «rifiutare la pace». «È stato il regime di Kiev a rifiutare la continuazione dei colloqui su un accordo poli…

Dmitrij Peskov non vuole infierire. Quando il propagandista televisivo Pavel Zarubin, nel corso del suo programma domenicale Mosca-Cremlino-Putin sulla tv Rossija1, gli chiede se Volodymyr Zelensky si sia sentito messo nell’angolo da Donald Trump nello Studio Ovale, il portavoce del Cremlino non rilancia la provocazione. Si limita a dire che il presidente ucraino «non aveva un bell’aspetto, ma bisognerebbe chiederlo a lui».

Maria Zakharova, invece, a dispetto del suo ruolo di portavoce della diplomazia, non ci gira intorno: la visita di Zelensky a Washington, scrive in una nota, è stata «un completo fallimento politico e diplomatico». Non paga, accusa il leader ucraino di essere «scandalosamente maleducato», «incapace di mostrare alcun senso di responsabilità», «la minaccia più pericolosa per la comunità internazionale in quanto guerrafondaio irresponsabile» e, infine, di «rifiutare la pace». «È stato il regime di Kiev a rifiutare la continuazione dei colloqui su un accordo politico-diplomatico nella primavera del 2022 e a usare bugie e manipolazioni per giustificare la continuazione delle ostilità e ricevere aiuti militari e finanziari occidentali», insiste.

Zakharova ne ha anche per i leader europei che, nonostante la «lezione morale» impartita a Washington, continuano a sostenere Kiev: danno prova di «debolezza politica» ed «estremo degrado morale». Gli obiettivi della Russia in Ucraina — aggiunge — «restano invariati», vale a dire la «smilitarizzazione» e la «denazificazione» dell’Ucraina, nonché il «riconoscimento delle realtà esistenti sul territorio», ossia dell’annessione unilaterale di quattro regioni del Sudest del Paese oltre alla penisola di Crimea.

C’è molto tra le righe della nota di Zakharova. Dopo la débacle della missione di Zelensky negli Stati Uniti, la Russia può scaricare sul presidente ucraino il fallimento dei negoziati di pace e proseguire imperterrita la sua aggressione approfittando dell’apparente rottura tra Washington e Kiev che potrebbe portare alla sospensione degli aiuti, ma anche della debolezza e delle divisioni dell’Europa. E se mai i Paesi Ue si smarcassero da Trump per sostenere Zelensky, Mosca avrebbe già ottenuto una prima vittoria: una frattura transatlantica insanabile e una fine della Nato così come la conosciamo.

Il politologo indipendente Andrej Kolesnikov, tuttavia, mette in guardia. Benché Donald Trump avrà più accortezze nel trattare col leader di una potenza nucleare come Vladimir Putin, «quanto accaduto al presidente ucraino è una lezione anche per la parte russa». Se il leader della Casa Bianca rimanesse insoddisfatto dall’intransigenza da parte russa, scrive su Novaja Gazeta, «non resterà a guardare: nuove sanzioni e misure per ridurre i prezzi del petrolio seguiranno con la stessa risolutezza e rapidità della “punizione” di Zelensky».

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