GERUSALEMME — Israele ferma gli aiuti a Gaza, gli americani inviano migliaia di bombe in Israele. Il prevedibile collasso dei negoziati ha riaperto la crisi in Medio Oriente e Netayahu è passato all’offensiva con il sostegno dell’estrema destra. «Non ci saranno pasti gratis. Se Hamas pensa che sarà possibile continuare il cessate il fuoco o beneficiare dei termini della prima fase senza che noi riceviamo ostaggi, si sbaglia di grosso», ha detto il premier, minacciando «ulteriori conseguenze» se il gruppo armato palestinese rimarrà fermo sulla sua posizione. Il falco Smotrich gongola: «È la giusta direzione».
Hamas ha rifiutato quello che definisce un “golpe” contro l’accordo siglato a gennaio e che prevedeva l’inizio di una fase due con il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia. I termini andavano negoziati nei dettagli, ma il principio era chiaro: il passaggio al secondo step avrebbe significato la fine della guerra. Gli israeliani tuttavia non vogliono lasciare il corri…
GERUSALEMME — Israele ferma gli aiuti a Gaza, gli americani inviano migliaia di bombe in Israele. Il prevedibile collasso dei negoziati ha riaperto la crisi in Medio Oriente e Netayahu è passato all’offensiva con il sostegno dell’estrema destra. «Non ci saranno pasti gratis. Se Hamas pensa che sarà possibile continuare il cessate il fuoco o beneficiare dei termini della prima fase senza che noi riceviamo ostaggi, si sbaglia di grosso», ha detto il premier, minacciando «ulteriori conseguenze» se il gruppo armato palestinese rimarrà fermo sulla sua posizione. Il falco Smotrich gongola: «È la giusta direzione».
Hamas ha rifiutato quello che definisce un “golpe” contro l’accordo siglato a gennaio e che prevedeva l’inizio di una fase due con il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia. I termini andavano negoziati nei dettagli, ma il principio era chiaro: il passaggio al secondo step avrebbe significato la fine della guerra. Gli israeliani tuttavia non vogliono lasciare il corridoio Philadelphi né ritirare l’esercito. L’opzione fine guerra non è mai stata davvero sul tavolo, a meno che Hamas non accetti il disarmo o l’esilio o entrambi.
Netanyahu ora vuole un prolungamento della fase uno, con altri scambi di ostaggi e ha avuto l’assist americano con un nuovo piano Witkoff che prevederebbe una estensione della tregua per altri 42 giorni, per tutto il Ramandan e la Pasqua ebraica. In cambio Hamas dovrebbe riconsegnare la metà dei rapiti ancora vivi a Gaza, 24, il primo giorno e l’altra metà alla scadenza, se verrà trovato un accordo per chiudere il conflitto. I miliziani palestinesi non ci stanno e la pressione di Israele è destinata a salire. Già ieri ci sono stati quattro morti nella Striscia per colpi di artiglieria delle Idf, sono oltre 100 dall’inizio della tregua.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres chiede a Israele di rimuovere “immediatamente” il blocco, l’autorità nazionale palestinese denuncia l’uso della “fame come arma” sostenuta dai sauditi che parlano di “punizione collettiva” e dall’Egitto che dice: “Violazione eclatante” dell’accordo. Tutto alla vigilia del vertice del Cairo che dovrebbe portare a una proposta araba per la Striscia. Il ministro egli Esteri israeliano Saar respinge le accuse e afferma che quella della fame a Gaza “è una bugia”, che i palestinesi hanno cibo a sufficienza, scorte per mesi. Non è la stima delle ong — diverse contattate da Repubblica — che parlano di riserve sufficienti per giorni, forse qualche settimana, non mesi.
A sera gli americani ribadiscono il sostegno di ferro all’alleato «sulla sospensione degli aiuti» e sui «prossimi passi, dato che Hamas ha annunciato di non essere più interessato a un cessate il fuoco».
Mentre la crisi esplodeva, il segretario di Stato Marco Rubio firmava un ordine di fornitura urgente per Israele: oltre 3 miliardi di dollari in munizioni, migliaia di bombe e bulldozer. Procedura accelerata: consegna d’emergenza.