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Sulla tregua di un mese in Ucraina il governo britannico frena

(agf)

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Il ministro degli Esteri francese Barrot conferma l’idea presentata da Macron come condivisa con Londra, ma l’esecutivo inglese frena. Il sottosegretario alla Difesa Pollard: una pausa farebbe il gioco russo. L’ambasciatore negli Usa Mandelson invece ribadisce la proposta illustrata da Parigi
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LONDRA - L’annuncio di Emmanuel Macron di una proposta congiunta con Keir Starmer per una tregua di un mese in Ucraina innesca il dibattito all’interno degli stessi governi di Francia e Regno Unito. Il ministro degli Esteri transalpino, Jean-Noel Barrot, conferma la linea di Parigi in una intervista alla radio France Inter stamattina: “Una mossa del genere”, ossia una tregua nei cieli, mari e intorno alle infrastrutture dell’Ucraina come annunciato ieri da Macron, “permetterebbe di testare le reali intenzioni di Vladimir Putin e la sua effettiva volontà di rispettare una tregua e fermare la guerra. Ed è in quel momento quando veri negoziati di pace potranno iniziare. Vogliamo una pace solida e che duri nel tempo”.

Ma il governo britannico stamattina sembra più cauto. In realtà, già ieri notte fonti dell’esecutivo raffreddavano le dichiarazioni di Macron: “È una delle opzioni sul tavolo, che devono essere ulteriormente discusse con gli Stati Uniti e i partner europei. Ma l’idea di una …

LONDRA - L’annuncio di Emmanuel Macron di una proposta congiunta con Keir Starmer per una tregua di un mese in Ucraina innesca il dibattito all’interno degli stessi governi di Francia e Regno Unito. Il ministro degli Esteri transalpino, Jean-Noel Barrot, conferma la linea di Parigi in una intervista alla radio France Inter stamattina: “Una mossa del genere”, ossia una tregua nei cieli, mari e intorno alle infrastrutture dell’Ucraina come annunciato ieri da Macron, “permetterebbe di testare le reali intenzioni di Vladimir Putin e la sua effettiva volontà di rispettare una tregua e fermare la guerra. Ed è in quel momento quando veri negoziati di pace potranno iniziare. Vogliamo una pace solida e che duri nel tempo”.

Ma il governo britannico stamattina sembra più cauto. In realtà, già ieri notte fonti dell’esecutivo raffreddavano le dichiarazioni di Macron: “È una delle opzioni sul tavolo, che devono essere ulteriormente discusse con gli Stati Uniti e i partner europei. Ma l’idea di una tregua di un mese non è stata ancora concordata”. Concetti ripetuti dal portavoce di Starmer stamattina e dallo stesso sottosegretario della Difesa con delega alle forze armate, Luke Pollard. Che poi è stato ancora più esplicito, esprimendosi contro una “piccola pausa” delle ostilità che potrebbe permettere alla Russia di "invadere di nuovo" e avanzare in Ucraina.

Eppure, soltanto ieri sera persino il nuovo ambasciatore britannico a Washington, Lord Mandelson, aveva ripetuto lo stesso concetto dei francesi. L’ex guru del Labour di Tony Blair aveva infatti dichiarato alla tv americana Abc che “Kiev deve sostenere inequivocabilmente l’iniziativa di Trump, firmare l’accordo su minerali e terre rare con gli Usa e accettare per prima una proposta di cessate il fuoco", sfidando così Mosca a rispettarla.

Insomma, la medesima proposta di Macron, rivelata in un’intervista al Figaro sabato sera e ripetuta stamattina da Barrot. Ma Pollard stamattina ha smentito anche Mandelson, derubricando le sue dichiarazioni a “non coincidenti con la posizione del governo”. Per poi aggiungere: "Non posso parlare di come sarà strutturato un piano di pace o di come saranno organizzate le forze di sicurezza, o quali garanzie di sicurezza ci saranno dopo. Ma posso dire che la discussione al vertice di domenica è stata positiva. Le nazioni europee sono chiare nel dire che dobbiamo fare di più”.

Non è chiaro se Macron abbia anticipato qualcosa che doveva ancora rimanere segreto o se ha intestato a Starmer una idea ancora non bollinata, o se il Regno Unito non volesse ancora condividere dettagli così decisivi di una possibile roadmap per la pace in Ucraina. In ogni caso, come dimostrano le parole dello stesso ambasciatore britannico a Washington, l’idea della tregua di un mese spinta dalla Francia è chiaramente sul tavolo degli alleati. Ma l’ultima parola spetterà ovviamente a Donald Trump, che Starmer e Macron vogliono di nuovo raggiungere a Washington nei prossimi giorni, per esporre il loro piano di pace e peacekeeping, e ovviamente a Vladimir Putin.

Oltre alla possibile proposta di tregua di un mese, Starmer e Macron vogliono portare sul tavolo del presidente americano un piano che preveda militari di peacekeeping da “una coalizione di Paesi volenterosi”, dopo una potenziale pace con la Russia siglata dagli Usa: “Noi e Parigi siamo pronti a mandare soldati, e altri Paesi”, probabilmente un nordico e uno tra Canada e Turchia, “ma ne arriveranno altri”, ha assicurato ieri il primo ministro britannico dopo il summit con i Paesi europei a Lancaster House. Ma c’è anche un progetto di caccia britannici e francesi a protezione dei cieli ucraini, con Macron e Starmer che potrebbero offrire un deterrente nucleare “più autonomo” dagli Stati Uniti.

Tutto questo per convincere Trump a concedere un “backstop", come lo chiama Starmer. Ossia il deterrente e garanzia di sicurezza militare e intelligence da parte degli americani che protegga le truppe di peacekeeping britanniche e francesi destinate in Ucraina dopo la potenziale tregua con Russia e, a differenza del 2014, faccia in modo che Putin non si permetta di attaccare mai più Kiev e minacciare il resto d’Europa.

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