Asse tra Londra e Parigi: subito tregua di un mese in Ucraina. Starmer: “Bivio storico”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA — Tutte le strade portano a Londra, o quasi. Nella gloriosa residenza Lancaster House dove hanno girato pure The Crown, ieri Sir Keir Starmer ha presieduto e sfruttato un vertice cruciale con gli europei, la Turchia e il Canada per affinare con la Francia una proposta di pace e peacekeeping concreta, da poggiare al più presto sul tavolo di Donald Trump: innanzitutto, un cessate il fuoco di un mese in Ucraina, per cieli, mari e infrastrutture strategiche, come ha rivelato Macron. Poi militari di peacekeeping da «una coalizione di Paesi volenterosi», dopo una potenziale pace con la Russia siglata dagli Usa: «Noi e Parigi siamo pronti a mandare soldati, e altri Paesi», probabilmente un nordico e uno tra Canada e Turchia, «ma ne arriveranno altri», assicura il primo ministro britannico. Ma c’è anche un progetto di caccia del Regno e francesi a protezione dei cieli ucraini, con Macron e Starmer che potrebbero offrire un deterrente nucleare “più autonomo” dagli Stati Uniti.
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LONDRA — Tutte le strade portano a Londra, o quasi. Nella gloriosa residenza Lancaster House dove hanno girato pure The Crown, ieri Sir Keir Starmer ha presieduto e sfruttato un vertice cruciale con gli europei, la Turchia e il Canada per affinare con la Francia una proposta di pace e peacekeeping concreta, da poggiare al più presto sul tavolo di Donald Trump: innanzitutto, un cessate il fuoco di un mese in Ucraina, per cieli, mari e infrastrutture strategiche, come ha rivelato Macron. Poi militari di peacekeeping da «una coalizione di Paesi volenterosi», dopo una potenziale pace con la Russia siglata dagli Usa: «Noi e Parigi siamo pronti a mandare soldati, e altri Paesi», probabilmente un nordico e uno tra Canada e Turchia, «ma ne arriveranno altri», assicura il primo ministro britannico. Ma c’è anche un progetto di caccia del Regno e francesi a protezione dei cieli ucraini, con Macron e Starmer che potrebbero offrire un deterrente nucleare “più autonomo” dagli Stati Uniti.
Obiettivo: tornare a Washington insieme a Macron e mettere Trump alle strette dicendo «abbiamo fatto i compiti a casa, ora ci serve il cappello di sicurezza e militare americano affinché Putin non attacchi mai più». Nella sua offensiva diplomatica oltreoceano, Starmer vorrebbe coinvolgere anche Giorgia Meloni, molto utile per ammansire Trump, visti i suoi splendidi rapporti. Però la premier italiana è ancora scettica sull’invio di truppe senza un ombrello Onu o Nato: «Ma abbiamo gli stessi obiettivi», ci dice Starmer a fine summit, «lavoreremo uniti».
Dopo la confortante visita a Washington alla Casa Bianca la settimana scorsa, ieri Starmer ha coronato una settimana quasi perfetta. Sarebbe stata inappuntabile, se solo “The Donald” avesse concesso quell’architrave fondamentale del l’offensiva diplomatica del primo ministro britannico: il backstop, come lo chiama Starmer, ossia il deterrente e garanzia di sicurezza militare e intelligence da parte degli americani che protegga le truppe di peacekeeping britanniche e francesi in arrivo in Ucraina e, a differenza del 2014, faccia in modo che Putin non si permetta di attaccare mai più Kiev e minacciare il resto d’Europa. Insomma, rendere Kiev «un porcospino d’acciaio», Ursula Von der Leyen dixit.
Perché la pace nel Vecchio Continente oramai passa evidentemente per Londra. Nonostante la Brexit, nonostante screzi e frizioni degli ultimi turbolenti anni con Bruxelles. «Siamo a un bivio della Storia, non c’è più tempo da perdere sulla nostra sicurezza», dice a inizio summit Starmer, che ha preso il comando delle operazioni in Europa insieme a Macron per rendere il Vecchio Continente una potenza anche difensiva e riportare l’Ucraina di Zelensky al tavolo delle trattative tra Usa e Russia: «Niente negoziati senza Kiev», tuona Sir Keir, che accresce giorno dopo giorno il suo spessore internazionale.
Ma per raggiungere l’obiettivo, Starmer deve convincere Zelensky a ingoiare le dure condizioni di Trump. Lo ha spiegato il nuovo ambasciatore britannico a Washington, Lord Mandelson, in un’eloquente intervista ieri ad Abc: «Kiev deve sostenere inequivocabilmente l’iniziativa di Trump, accettare una proposta di cessate il fuoco sfidando Mosca e firmare l’accordo su minerali e terre rare con gli Usa». In serata, Zelensky ha detto che lo farà.
Non solo. Starmer ieri, da carismatico padrone di casa, ha pure esortato gli alleati europei ad aumentare la spesa per la Difesa, dopo averlo fatto lui stesso giorni fa (dal 2.3% al 2,5%). Ma Sir Keir ha voluto dare l’esempio annunciando ieri altri due miliardi di sterline all’Ucraina per l’acquisizione di missili, oltre ai quasi tre miliardi di prestiti per aiuti militari di sabato, garantiti dagli asset russi congelati: per il premier, questi ultimi devono essere requisiti e utilizzati dagli alleati europei, sebbene ciò possa creare un precedente pericoloso, e senza aspettare i negoziati con Putin. Di certo, dopo la Brexit, mai come oggi la London Calling, il richiamo di Londra della canzone e dello spirito di Winston Churchill, è stato così forte in Europa.