Bruxelles, parte l’operazione riarmo e spunta il “nucleare comunitario”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – La flessibilità nel patto di Stabilità, i soldi non spesi del Recovery Fund, il ricorso alla Bei, i finanziamenti del Mes, i Fondi strutturali. E sebbene non faccia parte allo stato della bozza di documento finale del consiglio europeo di dopodomani, anche i “Defense bond” e il “nucleare comunitario”. Oggi la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, invierà ai 27 governi una lettera per illustrare le sue proposte per «riarmare l’Europa». Per raggiungere l’obiettivo, oltre alla volontà politica, servono anche tanti soldi. Da raschiare in tutti i “barili” dell’Unione europea.
Chi a Palazzo Berlaymont sta lavorando al dossier parte allora da un presupposto: se l’asticella della Nato si alzerà chiedendo che tutti spendano almeno il 3 per cento del pil nella Difesa, allora l’Ue deve mettere in conto di tirare fuori dalle tasche almeno 600 miliardi di euro ogni anno. Von der Leyen oggi e poi al summit di giovedì parlerà esplicitamente della flessibilità n…
BRUXELLES – La flessibilità nel patto di Stabilità, i soldi non spesi del Recovery Fund, il ricorso alla Bei, i finanziamenti del Mes, i Fondi strutturali. E sebbene non faccia parte allo stato della bozza di documento finale del consiglio europeo di dopodomani, anche i “Defense bond” e il “nucleare comunitario”. Oggi la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, invierà ai 27 governi una lettera per illustrare le sue proposte per «riarmare l’Europa». Per raggiungere l’obiettivo, oltre alla volontà politica, servono anche tanti soldi. Da raschiare in tutti i “barili” dell’Unione europea.
Chi a Palazzo Berlaymont sta lavorando al dossier parte allora da un presupposto: se l’asticella della Nato si alzerà chiedendo che tutti spendano almeno il 3 per cento del pil nella Difesa, allora l’Ue deve mettere in conto di tirare fuori dalle tasche almeno 600 miliardi di euro ogni anno. Von der Leyen oggi e poi al summit di giovedì parlerà esplicitamente della flessibilità nel Patto di Stabilità che consentirà di sforare il parametro del 3 per cento di deficit. Indicherà i 94 miliardi non spesi del NextGenerationEu, farà riferimento – sulla base del rapporto Letta – ai fondi del Mes (il Meccanismo di Stabilità mai attivato per il veto italiano), ai prestiti della Bei (la Banca europea per gli investimenti) e al dirottamento dei fondi strutturali: nella bozza del documento finale del prossimo Consiglio europeo questa soluzione è menzionata esplicitamente. «Si invita – si legge – a un’ulteriore flessibilità nell’uso dei fondi strutturali e a presentare rapidamente proposte pertinenti».
Ma poi in tutti i dossier riservati che circolano in Commissione compaiono altre tre parole: «Additional Defense Bond». Cioè altri eurobond per la difesa. Come accadde per affrontare il Covid. Si tratterebbe di una svolta con la creazione di un altro debito comune.
Poi c’è un aspetto che viene sistematicamente citato con un certo pudore: il “Nucleare europeo”. Ossia gli armamenti atomici comunitari. Nella proposta della presidente della Commissione non ci sarà, ma figurerà nel “Libro Bianco” sulla Difesa che sarà presentato il 18 marzo.
Il piano dell’esecutivo europeo si chiamerà, dunque, «Rearm Europe». «Abbiamo bisogno di un massiccio aumento della difesa senza alcun dubbio – ha ribadito von der Leyen -. Vogliamo una pace duratura. Ma una pace duratura può essere costruita solo sulla forza. E la forza inizia con il rafforzamento di noi stessi».
Sempre nella Dichiarazione finale dovrebbe essere confermato il totale sostegno all’Ucraina e infatti sarà presente alla riunione anche il presidente ucraino Zelensky. Con una precisazione che sembra smentire la proposta di una tregua di un mese. Una tregua, si legge nel testo, «può avvenire solo come parte di un accordo di pace comprensivo» e «qualsiasi accordo deve essere accompagnato da garanzie di sicurezza solide e credibili per l’Ucraina». L’idea di testare le intenzioni del Cremlino con una pausa di trenta giorni era emersa domenica scorsa a Londra. L’aveva avanzata soprattutto il presidente francese Macron. Ma non sembra al momento che abbia riscosso tutti i favori necessari. Anzi lo stesso Consiglio europeo al momento sembra sconsigliarla. Il presidente del consiglio europeo, Antonio Costa, ad esempio ha esortato a tenere presente che «la pace non è solo un cessate il fuoco che offra alla Russia più tempo per tornare più forte».
Infine, sempre nella bozza del documento finale, compare un messaggio diretto a Putin e Trump: «Non ci possono essere negoziati sull’Ucraina senza l’Ucraina e senza l’Europa se le trattative riguardano la sicurezza europea».