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Egitto, piano arabo per Gaza: “I palestinesi devono restare”

(afp)

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I Paesi della regione presentano l’alternativa a Trump, un progetto di 53 miliardi per la ricostruzione
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GERUSALEMME – Nella brochure distribuita al tavolo della Lega araba, la nuova Gaza immaginata da Al Sisi ha complessi residenziali in stile Dubai, parchi, un hub tecnologico, hotel sul mare, serre e campi coltivati. Il piano egiziano per Gaza è una risposta mediorientale alla “riviera” proposta da Trump, che fa alcuni passi avanti immaginando un nuovo governo senza Hamas nella Striscia, ma elude questioni cruciali: chi dovrebbe pagare la ricostruzione e dove finiranno le armi del gruppo palestinese. Ed è stato criticato da Israele.

Le oltre 90 pagine presentate al summit straordinario del Cairo, ieri, stimano in 53 miliardi il costo della ricostruzione, che può essere fatta senza spostare i palestinesi dalla Striscia: questo è il punto politico su cui hanno convenuto tutti i partecipanti. La road map prevede tre fasi e la divisione della Striscia in sette aree dove trasferire la popolazione mano a mano che si rimuovono le macerie. Il tutto dovrebbe durare soli 5 anni. A prendere…

GERUSALEMME – Nella brochure distribuita al tavolo della Lega araba, la nuova Gaza immaginata da Al Sisi ha complessi residenziali in stile Dubai, parchi, un hub tecnologico, hotel sul mare, serre e campi coltivati. Il piano egiziano per Gaza è una risposta mediorientale alla “riviera” proposta da Trump, che fa alcuni passi avanti immaginando un nuovo governo senza Hamas nella Striscia, ma elude questioni cruciali: chi dovrebbe pagare la ricostruzione e dove finiranno le armi del gruppo palestinese. Ed è stato criticato da Israele.

Le oltre 90 pagine presentate al summit straordinario del Cairo, ieri, stimano in 53 miliardi il costo della ricostruzione, che può essere fatta senza spostare i palestinesi dalla Striscia: questo è il punto politico su cui hanno convenuto tutti i partecipanti. La road map prevede tre fasi e la divisione della Striscia in sette aree dove trasferire la popolazione mano a mano che si rimuovono le macerie. Il tutto dovrebbe durare soli 5 anni. A prendere le redini di Gaza sarebbe una sorta di governo tecnico, «un comitato amministrativo composto da esperti palestinesi indipendenti» incaricato di gestire la Striscia per sei mesi, «in vista del ritorno dell’Autorità Palestinese». La sicurezza verrebbe affidata a una polizia addestrata da giordani ed egiziani insieme a una forza di peacekeeping Onu dispiegata in tutti i «territori palestinesi nel contesto della creazione di uno Stato palestinese». Del nuovo governo non farebbero parte le fazioni politiche palestinesi, dunque niente Hamas.

Come questo dovrebbe avvenire, tuttavia, gli egiziani non lo spiegano, evitando il nodo centrale del disarmo di Hamas che è la condizione considerata imprescindibile da Israele ma anche da altri Stati arabi come gli Emirati, non disposti a finanziare una nuova Gaza per poi vederla incenerita in future guerre. Il piano parla della «necessità di rimuovere le ragioni» della resistenza attraverso un processo politico che porti «ai due Stati». Hamas ha accolto con favore il piano ma ha anche chiarito che «le armi sono una linea rossa, non negoziabile».

La novità politica è venuta dal leader dell’Anp, Abu Mazen, che si è detto pronto a concedere l’amnistia a tutti i membri di Fatah, il suo partito, espulsi negli anni scorsi; e questo potrebbe portare al ritorno sulla scena politica palestinese di personalità come Mohammed Dahlan o Nasser al Kudwa. Abu Mazen ha garantito anche di essere pronto a organizzare elezioni entro un anno.

Il piano ha avuto il sostegno dell’Onu, l’Unione europea si è detta pronta a collaborare e giovedì al Sisi dovrebbe parlarne al telefono con Trump, in vista di un incontro che è stato più volte rimandato. Una secca bocciatura invece è arrivata da Israele: «La dichiarazione continua a basarsi sull’Autorità nazionale palestinese e sull’Unrwa, che hanno ripetutamente dimostrato corruzione e sostegno al terrorismo», ha affermato in una nota il ministero degli Esteri protestando per l’assenza di qualsiasi riferimento a Hamas e all’attacco terroristico del 7 ottobre. Per il governo Netanyahu il piano per Gaza resta quello di Trump.

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