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Germania, svolta storica di Merz: “Indebitiamoci per il riarmo”

(afp)

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Accordo nella futura Grande Coalizione: “Stop alla norma che impedisce di spendere”. Verso un maxi pacchetto da 500 miliardi di investimenti
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BERLINO – La Germania è tornata. E con il parricidio del decennio. Il cancelliere in pectore ed ex pupillo di Wolfgang Schäuble, Friedrich Merz, vuole rivitalizzare l’economia e rafforzare la difesa con una serie di misure che potrebbero segnare la fine della lunga e dannosa stagione dell’austerità tedesca. L’ex delfino del sommo sacerdote del pareggio di bilancio ha annunciato ieri che, d’intesa con la Spd, intende varare un fondo extra bilancio da 500 miliardi per alimentare l’esangue economia tedesca nei prossimi 10 anni. In più, cristiano-democratici e socialdemocratici vogliono introdurre un’esenzione al freno al debito per le spese per la difesa che eccedano l’1% del Pil.

Per battezzare il piano monstre, Merz ha rubato a Mario Draghi un’espressione che è diventata sinonimo di salvezza dell’euro. È il «whatever it takes» della difesa tedesca, ha scandito il futuro capo del governo in conferenza stampa. Non banale, vista la scarsa simpatia di cui l’ex presidente della Bce ha semp…

BERLINO – La Germania è tornata. E con il parricidio del decennio. Il cancelliere in pectore ed ex pupillo di Wolfgang Schäuble, Friedrich Merz, vuole rivitalizzare l’economia e rafforzare la difesa con una serie di misure che potrebbero segnare la fine della lunga e dannosa stagione dell’austerità tedesca. L’ex delfino del sommo sacerdote del pareggio di bilancio ha annunciato ieri che, d’intesa con la Spd, intende varare un fondo extra bilancio da 500 miliardi per alimentare l’esangue economia tedesca nei prossimi 10 anni. In più, cristiano-democratici e socialdemocratici vogliono introdurre un’esenzione al freno al debito per le spese per la difesa che eccedano l’1% del Pil.

Per battezzare il piano monstre, Merz ha rubato a Mario Draghi un’espressione che è diventata sinonimo di salvezza dell’euro. È il «whatever it takes» della difesa tedesca, ha scandito il futuro capo del governo in conferenza stampa. Non banale, vista la scarsa simpatia di cui l’ex presidente della Bce ha sempre goduto in Germania. Il maxi «Deutschlandpaket», come l’ha definito il leader della Csu, Markus Söder, è frutto di un accordo raggiunto ieri tra conservatori e negoziatori della Spd. E rappresenta il primo, grande cantiere della nuova probabile Germania a futura trazione nero-rossa, dell’alleanza in fieri di Grande coalizione tra Cdu/Csu e Spd.

«In virtù della situazione di crescente minaccia» internazionale, «ci è chiaro che l’Europa – e con l’Europa, la Germania – devono fare molto rapidamente sforzi enormi per rafforzare le capacità di difesa del nostro Paese e del continente europeo», ha puntualizzato Merz. Contiamo sugli Usa, ha aggiunto con una formula ormai un po’ demodé, «ma sappiamo anche che il finanziamento della difesa del nostro Paese e dell’Alleanza atlantica deve essere aumentato». Soprattutto, ha concluso, «alla luce delle più recenti mosse del governo americano». Merz intende sbloccare nell’immediato anche 4 o 4,5 miliardi per l’Ucraina: ma di questo dovrà parlare con il cancelliere uscente Scholz.

La fretta di Merz e del leader dei socialdemocratici, Lars Klingbeil, non è dettata solo dalla postura minacciosa di Trump. Ha soprattutto ragioni interne: nel nuovo Bundestag, che si insedierà a fine marzo, Afd e Linke avranno una minoranza di blocco. E per approvare le eccezioni alla Costituzione che consentirebbero il varo del piano da 500 miliardi extra bilancio e l’esenzione dal freno al debito delle spese per la difesa oltre l’1% del Pil, Merz e Klingbeil hanno bisogno dei 2/3 della maggioranza al Bundestag. Contando anche i Verdi, la raggiungerebbero nell’attuale Parlamento. Non più nel prossimo. E da quando a dicembre del 2023 la Corte costituzionale di Karlsruhe cassò 60 miliardi extra bilancio che non erano stati approvati dai 2/3 del Bundestag, la prudenza è d’obbligo.

L’accordo è frutto di uno scambio nella Grande coalizione: Merz spingeva per il riarmo, Klingbeil per gli investimenti: «Il nostro Paese cammina in riserva» e ha bisogno di essere sbloccato. Nel prossimo Bundestag, la Grande coalizione si riserva comunque di presentare una vera e propria riforma del freno al debito. Il totem verrebbe abbattuto del tutto, se la Linke, che si è sempre detta favorevole alla riforma, a patto che si usino i soldi per scopi sociali, accettasse di trattare.

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