Il sindaco di Kiev Klitschko: “Serve un’intesa, per noi è irrinunciabile il sostegno militare Usa”
di Fabio TonacciVitali Klitschko, sindaco di Kiev
Vitali Klitschko, anche Kiev, la città di cui è sindaco, è protetta da sistemi di difesa americani. Trump però ha appena tagliato la fornitura di armi. Cosa ne pensa?
«Bisogna recuperare il rapporto con gli Stati Uniti perché non possiamo permetterci di rimanere senza il loro sostegno militare, di cui siamo sempre stati grati».
Del litigio Trump-Zelensky alla Casa Bianca che idea si è fatto?
«Che non è il momento di farsi prendere dalle emozioni, e parlo di entrambi i lati. Va trovato un terreno comune, altrimenti l’aggressore russo ne trarrà vantaggio».
In Ucraina qualcuno ritiene che Zelensky abbia avuto una reazione emotiva di fronte all’aggressione verbale di Trump. Lei che dice?
«Dico che prima di giudicare bisogna capire in quali condizioni vive il nostro Paese da tre anni e le perdite umane che abbiamo avuto».
Trump ha persino dipinto Putin come un leader che vuole la pace.
«Tutti noi vogliamo la pace, ma non a qualsiasi prezzo. Il punto essenziale sono le garanzie di sicu…
Vitali Klitschko, anche Kiev, la città di cui è sindaco, è protetta da sistemi di difesa americani. Trump però ha appena tagliato la fornitura di armi. Cosa ne pensa?
«Bisogna recuperare il rapporto con gli Stati Uniti perché non possiamo permetterci di rimanere senza il loro sostegno militare, di cui siamo sempre stati grati».
Del litigio Trump-Zelensky alla Casa Bianca che idea si è fatto?
«Che non è il momento di farsi prendere dalle emozioni, e parlo di entrambi i lati. Va trovato un terreno comune, altrimenti l’aggressore russo ne trarrà vantaggio».
In Ucraina qualcuno ritiene che Zelensky abbia avuto una reazione emotiva di fronte all’aggressione verbale di Trump. Lei che dice?
«Dico che prima di giudicare bisogna capire in quali condizioni vive il nostro Paese da tre anni e le perdite umane che abbiamo avuto».
Trump ha persino dipinto Putin come un leader che vuole la pace.
«Tutti noi vogliamo la pace, ma non a qualsiasi prezzo. Il punto essenziale sono le garanzie di sicurezza. Bisogna mostrarsi forti con la Russia, altrimenti nessuno ci ascolterà. Anche voi europei dovete mostrarvi forti e uniti, questo è il conflitto più grande esploso nel Vecchio Continente dai tempi della Seconda Guerra mondiale. E dalla stabilità dell’Ucraina dipende la stabilità dell’intera regione».
Che tipo di garanzie di sicurezza?
«Entrare nella Nato sarebbe la cosa più efficace».
Il presidente americano ha già detto che non succederà.
«Ci sono altri modi, per esempio inviando i soldati europei in Ucraina. Chiaramente un tavolo del negoziato dove siedano solo Russia e Stati Uniti è inaccettabile, dobbiamo esserci anche noi e i nostri partner europei».
Conosce Trump?
«L’ho incontrato anni fa durante un mio incontro di pugilato che si tenne nel suo casinò Taj Mahal, ad Atlantic City. Lui era in prima fila, poi mi ha invitato alla Trump Tower e abbiamo avuto un’ottima conversazione. Da allora non l’ho più sentito».
E si fida di lui?
«Nonostante tutto, credo sia consapevole che se l’Ucraina perde la guerra contro un regime autoritario, è una sconfitta per noi, per l’Europa ma anche per lui».
Le condizioni imposte dagli Usa nell’accordo sulle terre rare sono un ricatto al suo Paese?
«Non mi piacciono, ma non sono io a decidere se firmare o no».
Come va con Zelensky? È noto che il vostro non sia un rapporto idilliaco, l’ultimo scontro è stato sulla nomina dell’amministrazione militare di Kiev.
«Spesso i governi centrali hanno relazioni difficili con gli enti locali basati sull’autogoverno, com’è Kiev, e parlo anche da presidente dell’associazione delle città ucraine. Però in ogni democrazia il processo va costruito dal basso verso l’alto, non al contrario. Il capo militare di Kiev non viene eletto, è stato nominato allo scopo di squilibrare l’assetto dei poteri e minare il governo locale della capitale».
Vede un problema di democrazia in Ucraina?
«Da una parte contesto il governo centrale, ci sono tante cose con cui non sono d’accordo e che ho denunciato pubblicamente perché dobbiamo sempre salvaguardare la democrazia. Dall’altra, però, so che stiamo vivendo una situazione inusuale, di emergenza bellica, e fare battaglie interne ora è controproducente».
Trump ha definito Zelensky «un dittatore senza elezioni», è davvero così?
«Domanda affilata…». Ride. «Di sicuro abbiamo bisogno di nuove elezioni, ma indirle a guerra in corso può distruggere il nostro Paese dall’interno».
Gira voce che lei si candiderà alla presidenza. Conferma?
«Non posso darle la risposta che si aspetta. Non è giusto pensare a certe cose quando è in gioco la sopravvivenza dell’Ucraina. In questo momento sarebbe un errore sognare ambizioni politiche e prepararsi a una campagna elettorale, perdendo di vista quali sono le priorità».
Tre anni di guerra come hanno cambiato la sua città, Kiev?
«Più di mille edifici distrutti dai missili e dai droni kamikaze, più di 200 civili morti, 14 bambini uccisi… Centotrentamila abitanti di Kiev sono stati mobilitati, hanno indossato la divisa e imbracciato le armi. E infatti se oggi scendo per strada vedo che su dieci lavoratori sette sono donne».
Il mondo ha dimenticato gli orrori di Bucha?
«Temo di sì. Per questo vado a parlare all’Europarlamento e alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza. Uso la mia notorietà per trasmettere un messaggio, per far capire che dalla difesa dell’Ucraina dipende il futuro della democrazia dell’Europa. Abbiamo bisogno anche dell’aiuto di voi europei».