✕

Messico, lo sconcerto dopo i dazi. “La rapidità dei cambiamenti ci disorienta. Ma pronti a reagire”

Ascolta l'audio

Domenica la presidente Sheinbaum parlerà sullo Zòcalo per annunciare le mosse del Paese di fronte alle sfide poste da Donald Trump. Parla l’ambasciatore Carlos Eugenio Garcìa de Alba Zepeda
2 minuti di lettura

In questa intervista, l’ambasciatore del Messico in Italia Carlos Eugenio Garcìa de Alba Zepeda affronta le implicazioni delle tariffe imposte dagli Stati Uniti sui beni messicani. Un tema che tocca le corde dell’economia globale e delle relazioni diplomatiche, offrendo uno spunto per comprendere le strategie del Messico di fronte a questa sfida e il loro impatto sui legami con gli Usa e l’Europa, Italia inclusa.

È un momento molto delicato. Il governo del Messico si aspettava l’annuncio già lunedì?

“Certo, desideravamo che questo momento non arrivasse, ma siamo preparati, e in un mondo che è entrato in una fase così incerta, devi preparare degli scenari. Per questo la presidente Sheinbaum fin dall'inizio ha detto che dobbiamo mantenere la ‘testa fredda’ e poi ha parlato di piano A, piano B, piano C. Bisogna avere un ventaglio di opzioni per reagire, perché non si tratta solo della serietà, della gravità delle decisioni, ma anche della rapidità con cui vengono prese, e nel mondo in c…

In questa intervista, l’ambasciatore del Messico in Italia Carlos Eugenio Garcìa de Alba Zepeda affronta le implicazioni delle tariffe imposte dagli Stati Uniti sui beni messicani. Un tema che tocca le corde dell’economia globale e delle relazioni diplomatiche, offrendo uno spunto per comprendere le strategie del Messico di fronte a questa sfida e il loro impatto sui legami con gli Usa e l’Europa, Italia inclusa.

È un momento molto delicato. Il governo del Messico si aspettava l’annuncio già lunedì?

“Certo, desideravamo che questo momento non arrivasse, ma siamo preparati, e in un mondo che è entrato in una fase così incerta, devi preparare degli scenari. Per questo la presidente Sheinbaum fin dall'inizio ha detto che dobbiamo mantenere la ‘testa fredda’ e poi ha parlato di piano A, piano B, piano C. Bisogna avere un ventaglio di opzioni per reagire, perché non si tratta solo della serietà, della gravità delle decisioni, ma anche della rapidità con cui vengono prese, e nel mondo in cui viviamo questa rapidità disorienta. Per quanto riguarda l'applicazione delle tariffe, non lo sappiamo ancora; Sheinbaum ha deciso di tenere un evento pubblico nello Zócalo di Città del Messico, e lì ascolteremo ciò che ha anticipato Ci saranno alcune misure tariffarie e altre non tariffarie, ma certamente dobbiamo rispondere con razionalità e non perdere mai di vista la possibilità di negoziare e raggiungere accordi che ci danneggino il meno possibile a tutti”.

Oltre a negoziare, quali misure sta prendendo il Messico? In che modo il governo si sta muovendo per trovare soluzioni a questa situazione?

“Ci sono tre questioni: l’immigrazione, il fentanyl e il commercio. Sono tre fronti che procedono in parallelo. Credo che il Messico abbia dato prove chiare della volontà di affrontare tutti e tre i problemi. Sul fronte migratorio attraverso lo spostamento di 10.000 membri della Guardia Nazionale sul confine: è uno sforzo molto importante che ha aiutato molto. Le cifre sulla riduzione dei flussi migratori sono impressionanti, stiamo parlando di quasi il 90% in meno. Poi c’è il tema del narcotraffico, dove i sequestri di droga, fentanyl, armi e la chiusura di laboratori in sei settimane sono stati impressionanti. Quindi, con i fatti si sta dimostrando la volontà. E sul fronte commerciale abbiamo annunciato un piano chiamato ‘Fatto in Messico’ che coinvolge anche molte piccole e medie imprese messicane, il che significa produrre più cose in Messico, beni che per abitudine, per inerzia, venivano importati da diverse parti del mondo; possiamo e dobbiamo produrle in Messico. Tutto questo però non toglie che è un campanello d’allarme per diversificare il nostro commercio estero, che ha un alto livello di concentrazione. L’80% del nostro commercio estero è concentrato con gli Stati Uniti. Questo ci ha reso anche vulnerabili, quindi dobbiamo impegnarci seriamente a diversificare le nostre strategie”.

Come si può potenziare con l’Unione Europea? In quali ambiti?

“Abbiamo già chiuso le negoziazioni per rinnovare l’accordo globale Messico-Unione Europea, come ha fatto il Cile e come sta facendo il Mercosur. Anche il Messico ha concluso una negoziazione, stiamo aspettando che venga firmata e entri in vigore quest’anno. Questo significherebbe che il Messico avrebbe un accesso privilegiato a 27 paesi dell’Unione Europea. Una volta entrato in vigore questo accordo, il 98% dei prodotti messicani entrerebbe senza dazi nell’Unione Europea e viceversa. Il Messico è un Paese con un mercato interno importante di 130 milioni di consumatori. E non si tratta solo di commercio, ma anche di appalti pubblici”.

Il crimine organizzato e il narcotraffico sono temi molto caldi. È circolata l’ipotesi di incursioni di forze speciali americane in territorio messicano.

“Abbiamo visto che l’ipotesi è circolata ma ci auguriamo che non si avveri mai perché sarebbe una ingerenza inammissibile. Il narcotraffico è un problema complesso. È vero che il Messico è una terra di transito del narcotraffico. Pero il consumo e la produzione non sono solo in Messico. Prendiamo ad esempio il fentanyl. Si produce in Cina, in India, in Siria. E si consuma negli Stati Uniti e in Canada. Il problema del consumo è principalmente americano. La dipendenza è un tema che gli Stati Uniti si rifiutano di prendere di mira. Noi dobbiamo ridurre il traffico, loro devono ridurre il consumo. A questo si aggiunge il problema delle armi. Le bande criminali basano il loro potere nelle armi. Queste armi arrivano nel 75% dei casi dagli Stati Uniti. È un fiume. I cartelli possiedono armamenti simili a quelli dell’esercito messicano per una negligenza dei produttori e distributori americani”.

Leggi i commenti