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Dazi, ipocrisia e “legge della giungla”: l’attacco della Cina all’America di Trump

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Nel suo annuale incontro con la stampa il ministro degli Esteri Wang Yi affronta i temi più caldi della geopolitica, dall’Ucraina a Gaza fino al nodo Taiwan, “parte inalienabile del territorio cinese”. E si propone come garanzia di stabilità globale in contrapposizione al nuovo corso degli Usa
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PECHINO - “In un mondo turbolento la Cina porta stabilità”. In poco meno di un’ora e mezza il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, nel suo annuale incontro con la stampa, affronta le principali questioni geopolitiche. Ma soprattutto ne approfitta per lanciare due messaggi. Attacca gli Stati Uniti, accusati di avere un atteggiamento ipocrita nei confronti della Cina, si scaglia contro Washington sui dazi imposti a Pechino e mette in guardia da un ritorno alla "legge della giungla" se più Paesi dovessero agire come gli Stati Uniti nel perseguire i propri interessi sopra ogni altra cosa.

Il secondo messaggio, che si lega al primo, è che la Cina è “una forza costruttiva per lo sviluppo del pianeta”, che di fronte a grandi cambiamenti Pechino “porta certezza in un mondo incerto”: insomma mentre Trump sconvolge le relazioni commerciali globali, minaccia i tradizionali alleati dell’America e abbandona patti e organismi internazionali, la Cina ne approfitta per continuare a presentarsi …

PECHINO - “In un mondo turbolento la Cina porta stabilità”. In poco meno di un’ora e mezza il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, nel suo annuale incontro con la stampa, affronta le principali questioni geopolitiche. Ma soprattutto ne approfitta per lanciare due messaggi. Attacca gli Stati Uniti, accusati di avere un atteggiamento ipocrita nei confronti della Cina, si scaglia contro Washington sui dazi imposti a Pechino e mette in guardia da un ritorno alla "legge della giungla" se più Paesi dovessero agire come gli Stati Uniti nel perseguire i propri interessi sopra ogni altra cosa.

Il secondo messaggio, che si lega al primo, è che la Cina è “una forza costruttiva per lo sviluppo del pianeta”, che di fronte a grandi cambiamenti Pechino “porta certezza in un mondo incerto”: insomma mentre Trump sconvolge le relazioni commerciali globali, minaccia i tradizionali alleati dell’America e abbandona patti e organismi internazionali, la Cina ne approfitta per continuare a presentarsi come una potenza affidabile. Messaggio per europei e Sud globale.

L’esperto capo della diplomazia cinese è tornato a criticare i dazi imposti da Trump (arrivati al 20%), ha chiesto “rispetto reciproco”, ha affermato che serve “cooperazione” tra i due Paesi e che se non ci sarà “prenderemo contromisure se necessario”. Ha affermato che Washington ha una posizione ipocrita: “Nessun Paese può immaginare di poter reprimere la Cina e allo stesso tempo sviluppare buoni rapporti con essa”. Non ha usato parole eccessivamente forti come quelle di inizio settimana del portavoce del suo stesso ministero (“Se gli Stati Uniti insistono su una guerra dei dazi, una guerra commerciale o qualsiasi altra guerra, la Cina combatterà fino alla fine”), ma la frustrazione di Pechino era chiara. Tuttavia la Cina non vuole che una guerra commerciale vada fuori controllo - non le conviene - per questo i due Paesi “devono trovare una coesistenza pacifica: è possibile andare d’accordo”, ha continuato Wang.

Tema centrale che Wang sottolinea più volte è quello di un ordine equo e giusto, “multipolare”, la Cina “si oppone al monopolio degli affari internazionali da parte di pochi Paesi”: serve un mondo in cui tutti abbiano voce, in cui il ruolo dell’Onu sia centrale, e in cui il Sud globale (“di cui la Cina è un membro naturale”) sia una forza per la stabilità. “Nel mondo ci sono più di 190 Paesi” - ha detto Wang, rispondendo a una domanda sulla politica 'America First' di Trump - “Se tutti dovessero dire ‘il mio Paese prima di tutto’ e ossessionarsi su una posizione di forza, la legge della giungla regnerebbe di nuovo, i Paesi più piccoli e più deboli sarebbero i primi a subire le conseguenze e le norme e l'ordine internazionali subirebbero un duro colpo. Un grande Paese dovrebbe onorare i propri obblighi internazionali e adempiere alle proprie responsabilità”. La diplomazia cinese rimarrà “salda dalla parte giusta della storia”.

Attacca pure l’America sui piani per Gaza: “appartiene ai palestinesi. Bisogna continuare a spingere per la soluzione dei due Stati”. Mentre porge una mano all’Europa, nel tentativo di rafforzare le relazioni con i tradizionali alleati Usa: “Poiché la situazione internazionale diventa sempre più grave e complessa, Cina ed Europa devono rafforzare la comunicazione strategica e migliorare la fiducia reciproca”.

Molti gli argomenti toccati in una conferenza stampa come al solito con domande accuratamente filtrate in precedenza. Sull’Ucraina Wang ha ribadito la linea cinese: “accogliamo con favore e sosteniamo tutti gli sforzi per la pace”, anche se non ha chiarito quale ruolo potrebbe svolgere la Cina o chi dovrebbe sedersi al tavolo dei negoziati. “La sicurezza di un Paese non può essere costruita sull'insicurezza di altri”, ha detto, allineandosi invece nuovamente alle argomentazioni del russo Putin. Ad una domanda se Pechino sarebbe pronta a mandare forze di peacekeeping Wang non ha risposto direttamente, ma ha affermato che “siamo disposti a continuare a svolgere un ruolo costruttivo nella realizzazione di una pace duratura, in accordo con i desideri delle parti interessate, insieme alla comunità internazionale”.

Sui rapporti con la Russia: “La nostra relazione è matura e non sarà scalfita dagli eventi internazionali”.

Spazio ovviamente anche a Taiwan, “parte inalienabile del territorio cinese. La Cina realizzerà la riunificazione, e questo è inarrestabile”.

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