GERUSALEMME – America First, anche nelle trattative tra Israele e Hamas. Trump conferma di aver autorizzato negoziati diretti col gruppo palestinese, rompendo un tabù che durava da decenni, chiarisce che gli Usa non «pagheranno per il rilascio degli ostaggi» e che i colloqui hanno lo scopo di «aiutare Israele», una precisazione che serve a tranquillizzare l’alleato Netanyahu, non entusiasta della fuga in avanti americana.
Mercoledì sera, il presidente Usa aveva accolto alla Casa Bianca un gruppo di ex ostaggi. Terminato l’incontro ha lanciato un ultimatum durissimo ad Hamas: «Liberi tutti gli ostaggi e abbandoni la Striscia» altrimenti si scatenerà «l’inferno», ha scritto sul suo social Truth. «Alla gente di Gaza: avete un futuro luminoso, ma non sarà così se trattenete degli ostaggi. Se lo fate, siete morti, prendete la decisione giusta. Per la leadership (di Hamas) è arrivato il momento di lasciare Gaza, finché può». Toni bellicosi che celavano una postura differente del suo t…
GERUSALEMME – America First, anche nelle trattative tra Israele e Hamas. Trump conferma di aver autorizzato negoziati diretti col gruppo palestinese, rompendo un tabù che durava da decenni, chiarisce che gli Usa non «pagheranno per il rilascio degli ostaggi» e che i colloqui hanno lo scopo di «aiutare Israele», una precisazione che serve a tranquillizzare l’alleato Netanyahu, non entusiasta della fuga in avanti americana.
Mercoledì sera, il presidente Usa aveva accolto alla Casa Bianca un gruppo di ex ostaggi. Terminato l’incontro ha lanciato un ultimatum durissimo ad Hamas: «Liberi tutti gli ostaggi e abbandoni la Striscia» altrimenti si scatenerà «l’inferno», ha scritto sul suo social Truth. «Alla gente di Gaza: avete un futuro luminoso, ma non sarà così se trattenete degli ostaggi. Se lo fate, siete morti, prendete la decisione giusta. Per la leadership (di Hamas) è arrivato il momento di lasciare Gaza, finché può». Toni bellicosi che celavano una postura differente del suo team negoziale. Nelle stesse ore, infatti, a Doha un inviato americano negoziava direttamente il rilascio di Edan Alexander, l’unico ostaggio americano ancora vivo a Gaza, e le salme di altri quattro ostaggi americani morti, circostanza confermata da Steve Witkoff.
«Edan Alexander è molto importante per noi. È ferito ed è una priorità assoluta. Spero che la prossima settimana vedremo un buon comportamento da parte di Hamas e che io possa arrivare lì (in Qatar, ndr) e avere colloqui fruttuosi». Gli americani hanno insistito sulla liberazione dei prigionieri con doppia cittadinanza come gesto capace di sbloccare la trattativa sulla tregua, in stallo da una settimana, e avrebbero anche proposto una estensione del cessate il fuoco di 60 giorni in cambio del rilascio di 10 ostaggi.
Funzionari del governo Netanyahu hanno fanno filtrare alla stampa una certa irritazione dell’esecutivo per l’iniziativa Usa. Gli israeliani hanno sempre evitato che la questione della doppia cittadinanza prevalesse nei negoziati sugli ostaggi perché potrebbe suscitare il risentimento delle famiglie degli altri rapiti. E perché in qualsiasi accordo sarebbe Israele a «doverne pagare parte del prezzo» rilasciando detenuti palestinesi, dunque non può e non vuole essere messo da parte. Questa valutazione potrebbe spiegare anche la fuga di notizie sulle trattative dirette tra gli Usa e Hamas, che di fatto le ha indebolite.
Witkoff tuttavia ha usato anche un argomento cruciale per Netanyahu, ovvero il disarmo e l’esilio dei miliziani: «Hanno l’opportunità di comportarsi in modo sensato e fare la cosa giusta e poi lasciare Gaza. Non faranno parte di un futuro governo a Gaza. Se lo capiscono, hanno una via per andarsene». Altrimenti, «Israele e gli Stati Uniti potrebbero passare all’azione». Hamas ha risposto che «qualsiasi nuovo attacco potrebbe costare la vita almeno a una parte dei rapiti».
In Israele, i preparativi sono in corso. Il nuovo capo di stato maggiore Eyal Zamir ha presentato i piani per una nuova guerra a Gaza su vasta scala, non senza difficoltà. Il piano infatti prevederebbe che l’Idf riprenda il controllo di diverse aree della Striscia, comprese quelle che ha lasciato nella prima fase della tregua. Gli analisti sollevano dubbi sulla capacità di Israele di arruolare un numero di riservisti necessario per attuare il piano, dopo due guerre, in Libano e a Gaza, e centinaia di caduti tra i soldati.