KIEV – Da tempo i rifugi non erano così affollati. Un allarme infinito, durato tutta notte di giovedì in ogni regione ucraina, ha tenuto milioni di persone con gli occhi incollati sui cellulari a inseguire sui canali di monitoraggio le traiettorie delle ondate successive di missili e droni. È stato uno degli attacchi russi più massicci degli ultimi mesi.
Si parla molto di cessate il fuoco, ma il cielo ucraino è illuminato dai traccianti. Notizie di esplosioni arrivano da Kharkiv a Ternopil: nel mirino ci sono le infrastrutture energetiche critiche e saltano in aria anche a più di mille chilometri dal fronte. Gli impianti e la rete del gas, le stazioni e le sottostazioni elettriche. Anche Trump è indispettito dalla pioggia di missili e dalla nube di droni: «Visto che la Russia sta martellando l’Ucraina — scrive sui social — sto fortemente considerando una serie ampia di sanzioni e dazi fino al cessate il fuoco e all’accordo finale».
KIEV – Da tempo i rifugi non erano così affollati. Un allarme infinito, durato tutta notte di giovedì in ogni regione ucraina, ha tenuto milioni di persone con gli occhi incollati sui cellulari a inseguire sui canali di monitoraggio le traiettorie delle ondate successive di missili e droni. È stato uno degli attacchi russi più massicci degli ultimi mesi.
Si parla molto di cessate il fuoco, ma il cielo ucraino è illuminato dai traccianti. Notizie di esplosioni arrivano da Kharkiv a Ternopil: nel mirino ci sono le infrastrutture energetiche critiche e saltano in aria anche a più di mille chilometri dal fronte. Gli impianti e la rete del gas, le stazioni e le sottostazioni elettriche. Anche Trump è indispettito dalla pioggia di missili e dalla nube di droni: «Visto che la Russia sta martellando l’Ucraina — scrive sui social — sto fortemente considerando una serie ampia di sanzioni e dazi fino al cessate il fuoco e all’accordo finale».
I russi hanno lanciato 261 attacchi aerei, dice la Difesa ucraina, con 67 missili partiti dai bombardieri strategici Tu-95 e dai sommergibili nel Mar Nero, e con 194 droni. Per tentare di abbatterli gli ucraini hanno levato in volo non solo gli F16 americani ma anche i Mirage-2000 francesi, al loro debutto: sono arrivati in Ucraina da un mese. Dicono di essere riusciti ad abbatterne 134: un centinaio di droni e quasi metà dei missili. Non è un gran risultato: i siti di analisi ucraini valutano preoccupati le statistiche e attribuiscono la bassa percentuale a una più efficace strategia di attacco russa o alla possibile riduzione dell’arsenale difensivo disponibile. Ma sono informazioni classificate, non esistono conferme né smentite ma solo rancore.
Per una tale notte di attacchi alla fine ci sono “solo” 8 feriti a Kharkiv: altre volte è andata molto peggio. Lanci da differenti posizioni hanno raggiunto obiettivi diffusi ma mirati. Da Kharkiv a Ternopil, da Poltava a Ivano-Frankivsk e Chernihiv, missili e droni hanno devastato gli impianti di produzione di Naftogaz. A Odessa sono finiti nel mirino quelli di Dtek, il colosso energetico di Rinat Achmetov: è il suo sesto impianto danneggiato nella regione in 20 giorni. Mosca conferma di aver mirato «le industrie di produzione di gas ed energia che sostengono il complesso militare-industriale ucraino. Gli obiettivi sono stati raggiunti e tutti i bersagli sono stati colpiti».
Il presidente Zelensky ha reagito ribadendo la richiesta di una tregua mirata al cielo e al mare: «I primi passi per una vera pace dovrebbero essere costringere l’unica fonte di questa guerra, la Russia, a fermare questo genere di attacchi». «Sosteniamo la cessazione delle aggressioni aeree e marittime per rafforzare la fiducia tra le parti», rilancia subito il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. E in serata Zelensky avverte Trump: «Ogni giorno nuovi attacchi russi dimostrano che è la Russia che deve essere costretta a fare la pace».