"Come in un romanzo”. Così Londra ha scoperto sei insospettabili bulgari che spiavano per la Russia
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - "Sembra un romanzo di spionaggio”, ha detto Dominic Murphy, a capo del dipartimento anti-spie di Scotland Yard. Eppure è tutto vero. Questa storia spiega come gli agenti segreti della Russia operano oggi nei Paesi occidentali e come stanno cambiando le loro strategie: le straordinarie connessioni in giro per l’Europa, chi tira i fili delle marionette, come riescono a reclutare stranieri e chi hanno nel mirino.
Ieri un tribunale di Londra ha dichiarato colpevoli tre cittadini bulgari: due donne, Vanya Gaberova e Katrin Ivanova, rispettivamente di 30 e 33 anni, e un nuotatore professionista Tihomir Ivanchev, di 39. Tutti, secondo i giudici, hanno spiato per anni per la Russia. Le prime due erano specializzate in “honeytraps”, in gergo le “trappole al miele”, ossia circuire le proprie vittime per ottenere informazioni dietro una fasulla relazione sentimentale o in cambio di favori sessuali. Ivanchev, invece, è stato addirittura un nuotatore professionista e per i russi ha spiato…
LONDRA - "Sembra un romanzo di spionaggio”, ha detto Dominic Murphy, a capo del dipartimento anti-spie di Scotland Yard. Eppure è tutto vero. Questa storia spiega come gli agenti segreti della Russia operano oggi nei Paesi occidentali e come stanno cambiando le loro strategie: le straordinarie connessioni in giro per l’Europa, chi tira i fili delle marionette, come riescono a reclutare stranieri e chi hanno nel mirino.
Ieri un tribunale di Londra ha dichiarato colpevoli tre cittadini bulgari: due donne, Vanya Gaberova e Katrin Ivanova, rispettivamente di 30 e 33 anni, e un nuotatore professionista Tihomir Ivanchev, di 39. Tutti, secondo i giudici, hanno spiato per anni per la Russia. Le prime due erano specializzate in “honeytraps”, in gergo le “trappole al miele”, ossia circuire le proprie vittime per ottenere informazioni dietro una fasulla relazione sentimentale o in cambio di favori sessuali. Ivanchev, invece, è stato addirittura un nuotatore professionista e per i russi ha spiato quotidianamente, facendo anche lavoro più sporco.
I tre avevano base in un fatiscente e insospettabile alberghetto di Great Yarmouth nel Norfolk, nell’est dell’Inghilterra. E, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, erano coordinati dal capo locale delle operazioni di questa cellula di Mosca: Orlin Roussev, 46 anni, un hacker russo ed esperto di dispositivi elettronici per lo spionaggio, che si è vantato di aver lavorato anche per il Mossad e di esser stato consigliere del ministero dell’Energia bulgaro. Il suo vice Biser Dzhambazov, 43 anni, si era già dichiarato colpevole davanti ai giudici inglesi nei mesi scorsi, così come un sesto membro della cellula, Ivan Stoyanov di 34 anni.
I loro obiettivi? Giornalisti investigativi, dissidenti russi e kazaki, diplomatici, politici e soldati ucraini che si addestrano qui nel Regno Unito con il ministero della Difesa britannico, ma anche nel resto d’Europa. Le spie russe, come riporta il Times, avevano pianificato ricatti, rapimenti e anche omicidi, oltre al furto di informazioni segrete e personali, campagne di disinformazione e addirittura la fornitura di materiale tecnologico militare destinato in Russia e Cina.
Diversi membri della cellula, che possedevano quasi un centinaio di documenti e passaporti falsi di vari paesi inclusi Francia, Italia, Spagna, Grecia, Slovenia e Regno Unito, sono stati arrestati mentre si stavano apprestando a viaggiare in Germania per spiare una base militare americana dove i militari ucraini sono addestrati a lanciare missili terra aria. Nella circostanza, uno dei loro obiettivi era rintracciare i dati dei telefonini dei soldati di Kiev per poi condividerli con Mosca, affinché i russi potessero attaccarli più facilmente al fronte.
Murphy di Scotland Yard spiega perché questo caso fa riflettere: “Gli individui condannati spiavano su scala quasi industriale per conto della Russia e dell’intelligence di Mosca. Molti anni fa, si sarebbe trattato di agenti russi a lavorare per l’intelligence russa. Oggi invece, queste posizioni vengono appaltate a criminali o cittadini di altri Paesi. È una nuova minaccia. Le attività di spionaggio guidate da Russia, Iran e Cina oggi occupano il 20% del lavoro degli agenti anti-terrorismo britannici”.
Ma il grande capo della cellula russa in Inghilterra molto probabilmente si trova ancora a Mosca. Ossia Jan Marsalek, ex uomo di affari austriaco coinvolto nel recente scandalo finanziario Wirecard in Germania da 2 miliardi di euro e tuttora fuggitivo, ricercato dalle autorità tedesche. A inizio secolo, Marsalek è stato assoldato dall’intelligence militare russa Gru per diventare, per anni, il capo delle operazioni nel Regno Unito e l’anello di congiunzione tra le spie in Inghilterra e i servizi segreti russi di Gru e Fsb (l’ex Kgb).
I sei bulgari sono stati assoldati dal Gru dietro ingenti somme di denaro mentre erano già regolarmente residenti nel Regno Unito. Fino a quel momento, non avevano ricevuto alcun addestramento dalle agenzie di spionaggio russe. Insomma, ora per spiare in Europa, Mosca si affida anche a “spie freelance”, come le ha definite il Times, più difficili da intercettare per gli investigatori britannici.
Per esempio, l’anno scorso è stato giudicato colpevole un 23enne cittadino inglese, Jake Reeves di Londra, che ha ammesso di aver accettato soldi da una agenzia di intelligence straniera, probabilmente direttamente dalle milizie di mercenari “Wagner” della Russia, per incendiare i locali di una società legata all’Ucraina nella capitale britannica.