BERLINO – Il socialdemocratico Martin Schulz si è sempre battuto per gli eurobond e contro l’austerità, caso più unico che raro, in Germania. Il direttore della Fondazione Ebert ed ex presidente del Parlamento europeo racconta a Repubblica cosa pensa degli ultimi, clamorosi sviluppi della politica tedesca.
Cdu e Spd intendono emendare il freno al debito per un maxi piano di stimolo.
«Ho sempre pensato che fosse la strada giusta. E sono molto contento che la Spd lo abbia proposto in campagna elettorale. Che ora Friedrich Merz abbia adottato la nostra proposta – dopo aver predicato il contrario – è un atto di puro buonsenso».
Come valuta le elezioni?
«La Cdu è al di sotto del suo potenziale. Merz ha sbagliato nel pensare che scimmiottando l’estrema destra potesse distogliere gli elettori dal votarla. La mossa di gennaio di farsi approvare una mozione sui migranti grazie ai voti dell’Afd ha mandato il segnale chiaro che la narrazione dell’estrema destra dell’“è tutta colpa dei migranti…
BERLINO – Il socialdemocratico Martin Schulz si è sempre battuto per gli eurobond e contro l’austerità, caso più unico che raro, in Germania. Il direttore della Fondazione Ebert ed ex presidente del Parlamento europeo racconta a Repubblica cosa pensa degli ultimi, clamorosi sviluppi della politica tedesca.
Cdu e Spd intendono emendare il freno al debito per un maxi piano di stimolo.
«Ho sempre pensato che fosse la strada giusta. E sono molto contento che la Spd lo abbia proposto in campagna elettorale. Che ora Friedrich Merz abbia adottato la nostra proposta – dopo aver predicato il contrario – è un atto di puro buonsenso».
Come valuta le elezioni?
«La Cdu è al di sotto del suo potenziale. Merz ha sbagliato nel pensare che scimmiottando l’estrema destra potesse distogliere gli elettori dal votarla. La mossa di gennaio di farsi approvare una mozione sui migranti grazie ai voti dell’Afd ha mandato il segnale chiaro che la narrazione dell’estrema destra dell’“è tutta colpa dei migranti” è giusta. Merz ha rafforzato l’Afd indebolendo la Cdu. L’Afd è un partito che approfitta, come tante altre forze estremiste in Europa, soprattutto delle paure che attanagliano una fetta rilevante della classe media».
Di quali paure si tratta?
«È la paura del declino sociale, della mancanza di prospettiva per i figli e i nipoti. L’Afd, lo dicono tutte le analisi, non è votato dagli “ultimi”, dai più deboli, dal punto di vista socioeconomico, ma anche dagli ambienti borghesi. Il razzismo, il disprezzo verso altri esseri umani è in via di sdoganamento anche in quegli ambienti. E sì, per la Spd è una sconfitta amara. Ma bisogna anche riconoscere che ha pagato il prezzo più alto per aver tentato di mediare tra i diversi fronti del governo “semaforo”. E né il partito né il governo sono mai riusciti a comunicare gli obiettivi raggiunti».
Ormai il 37 % dei lavoratori vota per l’Afd. Una volta era il bacino degli elettori della Spd. Perché?
«Domanda difficile. C’è da tempo un problema di comunicazione. La Spd si è battuta per un salario minimo di 15 euro. Eppure, coloro per i quali si è battuta, in gran parte non li hanno votati. Un partito deve chiedersi: perché gli elettori non ci ascoltano? Prendiamo una cassiera che lavora 6 ore al giorno: 15 euro all’ora significano 12 euro al giorno in più. Sono 240 euro al mese! Perché non riusciamo a trasmettere questo messaggio? Per i lavoratori, 240 euro al mese in più sono tanti soldi. Secondo: quanti abbiamo definito a lungo “classe lavoratrice” sono quasi tutte persone che beneficiano di contratti nazionali e guadagnano bene. Ma quelli di cui sto parlando, che percepiscono il salario minimo, spesso non sono sindacalizzati e rientrano in categorie non regolate da contratti nazionali. E sono molti di più dei lavoratori dell’industria. Che stanno diminuendo, mentre crescono quelli dei servizi. Io consiglierei vivamente di cercare di capire perché questi lavoratori non ci riconoscano come un partito in grado di proteggerli. La Spd, come altri partiti progressisti nel mondo, si è occupata meno della questione sociale che della questione della società. E devo dire che ho stima di Elly Schlein, che riesce a combinare un discorso politico-identitario con una chiara bussola sociale. È giusto: le due cose non dovrebbero elidersi a vicenda».
A proposito: perché l’Italia è sempre così sottovalutata in Germania?
«Che dire? Sono 40 anni che lo sostengo. L’Unione europea non è stata fondata a Bonn o a Parigi ma a Roma. Ai padri fondatori era chiaro che l’Italia è il Paese modello per l’unità europea. Un Paese che dopo 20 anni di dittatura fascista alla fine della guerra era occupata a sud dagli Alleati, al nord dai tedeschi e devastata da una guerra civile tra i fascisti e la resistenza e dalla lotta dei partigiani contro i tedeschi. E fu capace di dire: ci perdoniamo a vicenda, vogliamo provare a trovare un comun denominatore con gli altri europei, anche quelli che ci hanno fatto soffrire. Ecco perché mi addolora vedere con quanta ignoranza viene trattata l’Italia. Spero che il prossimo governo sia in grado di capire cosa significa l’Italia per l’Europa».