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Liti con Rubio e Tesla in fiamme: prime nubi sull’orizzonte di Musk

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Già una dozzina gli atti vandalici contro le aziende del “ministro dei tagli” americano, la rabbia contro i licenziamenti di massa contagia anche i membri dell’Amministrazione
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NEW YORK – Il fuoco brucia le colonnine per la ricarica delle Tesla, nelle immagini pubblicate dai pompieri di Littleton, una delle tante città colpite dagli atti di vandalismo contro le auto prodotte da Elon Musk. A Salem, Oregon, Adam Matthew Lansky ha lanciato bombe molotov contro le macchine elettriche parcheggiate davanti a un concessionario, tornando poi con un fucile automatico per sparare contro l’ingresso. E ancora: scritte sui muri di Loveland, Colorado, che accusano il fondatore di essere un nazista; altre bottiglie incendiarie lanciate dalla signora Lucy Grace Nelson sotto un Cybertruck; vandali in Maryland e Massachusetts che hanno dipinto “No Musk” sulle pareti di un negozio e appiccicato adesivi col braccio teso di Elon sulle Tesla parcheggiate in strada.

Secondo un’inchiesta pubblicata dal Washington Post, dal giorno del giuramento di Donald Trump a oggi sono oltre una dozzina gli episodi di violenza, o se vogliamo microterrorismo, che hanno colpito l’azienda di M…

NEW YORK – Il fuoco brucia le colonnine per la ricarica delle Tesla, nelle immagini pubblicate dai pompieri di Littleton, una delle tante città colpite dagli atti di vandalismo contro le auto prodotte da Elon Musk. A Salem, Oregon, Adam Matthew Lansky ha lanciato bombe molotov contro le macchine elettriche parcheggiate davanti a un concessionario, tornando poi con un fucile automatico per sparare contro l’ingresso. E ancora: scritte sui muri di Loveland, Colorado, che accusano il fondatore di essere un nazista; altre bottiglie incendiarie lanciate dalla signora Lucy Grace Nelson sotto un Cybertruck; vandali in Maryland e Massachusetts che hanno dipinto “No Musk” sulle pareti di un negozio e appiccicato adesivi col braccio teso di Elon sulle Tesla parcheggiate in strada.

Secondo un’inchiesta pubblicata dal Washington Post, dal giorno del giuramento di Donald Trump a oggi sono oltre una dozzina gli episodi di violenza, o se vogliamo microterrorismo, che hanno colpito l’azienda di Musk negli Usa, ma anche all’estero. Una reazione al suo coinvolgimento nella politica che allarma le forze di polizia, perché temono sia solo una questione di tempo prima di vedere le prime vittime. E che si aggiunge ai molteplici dolori di Elon, che includono il calo in borsa delle sue compagnie, per non parlare del risentimento esploso contro di lui durante una riunione del gabinetto, a causa dei licenziamenti che provocano caos, disagi e rabbia anche tra gli elettori di Trump.

Un tempo Elon era l’idolo dei progressisti, quando spingendo le auto elettriche favoriva la transizione verde per contrastare i cambiamenti climatici. Il suo stile di vita, poi, non sembrava quello di un arcigno conservatore. Poi però è arrivata la conversione al trumpismo, dettata forse da motivi personali di risentimento, o da interessi economici e imprenditoriali, che ha cambiato tutto. Persino la cantante Sheryl Crow si è fatta riprendere in video per mostrare il momento in cui, pentita, rimandava indietro la sua Tesla.

Musk ha compiuto una scelta legittima, tutelata dal primo emendamento della Costituzione che garantisce la libertà di espressione. Però, considerando la polarizzazione dell’America e l’aggressività delle sue azioni non poteva aspettarsi di essere ignorato.

Vandalismo a parte, l’altro giorno la ribellione è scoppiata all’interno dello stesso gabinetto Trump, secondo i dettagli pubblicati dal New York Times. Musk ha rimproverato al segretario di Stato di non aver ancora licenziato nessuno, e Marco Rubio ha risposto lamentando la chiusura di Usaid, che in teoria dipendeva da lui. Il segretario ai Trasporti Sean Duffy gli ha chiesto come potrebbe evitare incidenti aerei tipo quello di Washington, se il Doge nel frattempo gli caccia i controllori di volo. Alla fine è dovuto intervenire il presidente per calmare gli animi, stabilendo che Musk ha il compito di individuare gli sprechi di denaro pubblico e suggerire i rimedi, ma che toccherà poi ai vari ministri di decidere come agire.

I finanziatori di Tesla lo stanno già facendo vendendo le azioni, che sono scese di oltre il 35% da quando il fondatore è diventato un attivista politico finanziando la campagna di Trump con quasi 300 milioni di dollari. E in Germania a febbraio le vendite delle sue auto sono calate del 76%. Gli analisti pensano che alla fine Musk ci guadagnerà comunque, perché la cancellazione di regole e sussidi aiuta la sua azienda, per non parlare dei contratti di SpaceX o Starlink. Non tutto però si riduce a una questione brand, e il danno potrebbe diventare di lungo termine, se non irreparabile.

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