Germania, l’economista dietro al maxi piano di stimolo: “Con l’arrivo di Trump ho cambiato idea”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniClemens Fuest è tra i più ascoltati economisti tedeschi. E il direttore dell’istituto Ifo è una delle menti dietro al maxi piano per il riarmo e per lo stimolo annunciato nei giorni scorsi dal cancelliere in pectore Friedrich Merz. Ma dei quattro economisti che hanno ideato le misure in deroga alla Schuldenbremse, del freno al debito, Fuest è sempre stato il più strenuo difensore del rigore nei conti pubblici e dello stesso pareggio di bilancio iscritto nella costituzione. A Repubblica, Fuest spiega perché lui e la Germania hanno cambiato idea.
Professore, come si spiega la rivoluzione copernicana degli ultimi giorni, perché il totem del freno al debito è caduto, in Germania?
“La situazione è cambiata drammaticamente, dal punto di vista della sicurezza. Il ritiro degli Stati Uniti dall’Europa e la collaborazione degli Usa con la Russia richiedono un deciso sforzo per il riarmo. E’ il motivo per cui il nuovo governo vuole…
Clemens Fuest è tra i più ascoltati economisti tedeschi. E il direttore dell’istituto Ifo è una delle menti dietro al maxi piano per il riarmo e per lo stimolo annunciato nei giorni scorsi dal cancelliere in pectore Friedrich Merz. Ma dei quattro economisti che hanno ideato le misure in deroga alla Schuldenbremse, del freno al debito, Fuest è sempre stato il più strenuo difensore del rigore nei conti pubblici e dello stesso pareggio di bilancio iscritto nella costituzione. A Repubblica, Fuest spiega perché lui e la Germania hanno cambiato idea.
Professore, come si spiega la rivoluzione copernicana degli ultimi giorni, perché il totem del freno al debito è caduto, in Germania?
“La situazione è cambiata drammaticamente, dal punto di vista della sicurezza. Il ritiro degli Stati Uniti dall’Europa e la collaborazione degli Usa con la Russia richiedono un deciso sforzo per il riarmo. E’ il motivo per cui il nuovo governo vuole cambiare il freno al debito in modo tale da consentire al nuovo governo di prevedere spese per la difesa che superino l’1% e che non siano sottoposte al vincolo della Schuldenbremse. La Spd ha sfruttato la situazione critica per creare margini di spesa per un fondo per gli investimenti pubblici da 500 miliardi di euro da spendere nei prossimi dieci anni. Dobbiamo sbrigarci perché il vecchio Bundestag sarà ancora attivo per poche settimane e perché in quello nuovo non ci sarà una maggioranza dei due terzi senza partiti di estrema destra o sinistra. A quel punto sarà impossibile cambiare la costituzione”.
L’austerità tedesca è storia?
“Il freno al debito continua ad esistere, ma è indebolito. Nei prossimi anni l’Europa farà molti più debiti di quanti non abbia fatto finora. E dunque l’austerità tornerà, prima o poi, perché bisognerà pagare gli interessi su quei debiti e ci sarà quindi meno spazio per i servizi pubblici”.
Lei è sempre stato uno dei più convinti sostenitori del freno al debito, ma negli ultimi mesi - anche parlando con noi di Repubblica - sembra aver cambiato idea. Perché?
“Siccome la situazione è drammaticamente cambiata, anche la politica fiscale deve cambiare. Lo ritengo necessario per poter trovare le risorse necessarie per un robusto riarmo. Nel medio termine dovremmo riuscire a farlo senza debiti, ma finché le spese saranno riorganizzate bisognerà emettere titoli. Ritengo in realtà superfluo il fondo aggiuntivo che è stato deciso per le infrastrutture: bisognerebbe dare la priorità alla difesa”.
La Spd non la pensa così e ha negoziato quel fondo perché in Germania esiste un annoso problema di mancati investimenti in infrastrutture. Ma come verrà cambiata la Schuldenbremse? Secondo lei andrebbe del tutto abolita?
“Ogni cambiamento del freno al debito richiede una maggioranza dei due terzi del Bundestag. La Grande coalizione in fieri non ha seggi a sufficienza per raggiungere quella maggioranza. Ecco perché si sta negoziando con i Verdi. Nel nuovo Parlamento bisognerebbe invece mettersi d’accordo con la Linke - escludo che sia possibile. Quanto all’abolizione della Schuldenbremse: non è in discussione e non avrebbe senso”.
Ci sarà un beneficio per la crescita dal “Deutschlandplan”?
“Dipende se il debito verrà sostenuto da misure aggiuntive, ad esempio da riforme per estendere l’offerta lavorativa o da una semplificazione delle procedure burocratiche per i progetti infrastrutturali. Allo stesso tempo bisogna tener conto degli interessi che saliranno e che allontaneranno gli investitori privati. Uno studio attuale arriva alla conclusione che la crescita aumenterà soltanto dello 0,2% nel 2025. Ma a partire dal 2026 gli effetti potrebbero essere più visibili”.