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L’ex colonnello francese Goya: “I depositi ucraini sono al collasso, l’Europa si deve armare”

(reuters)

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L’intervista a uno dei maggiori esperti militari in Francia: “Gli Usa stanno demolendo l’idea stessa di mondo occidentale. Non è più ‘America first’ è ‘America only’. E se diventasse presidente Vance, la rottura sarebbe totale”
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PARIGI – Presto gli ucraini avranno meno munizioni, in particolare per i missili Patriot. Non ci sono praticamente più scorte». Michel Goya, ex colonnello dei marines francesi, descrive uno scenario drammatico per la resistenza ucraina: «Iniziano a scarseggiare i proiettili d’artiglieria, i razzi e i missili Himars, così come i missili Atacms, che sono molto importanti», spiega Goya, 62 anni, uno dei maggiori esperti militari in Francia. «Il paradosso - osserva - è che il blocco degli aiuti Usa arriva proprio mentre la situazione al fronte stava migliorando per gli ucraini».

Quanto pesa oggi l’aiuto americano?

«La quota degli Stati Uniti negli equipaggiamenti dell’Ucraina rappresenta tra il 30 e il 40 per cento, quella degli europei e altri Paesi è un altro trenta per cento. Gli ucraini sono diventati più autonomi e producono un terzo delle proprie attrezzature. Ma il blocco degli aiuti americani può rovesciare il rapporto di forza a favore dei russi, che invece da qualche settim…

PARIGI – Presto gli ucraini avranno meno munizioni, in particolare per i missili Patriot. Non ci sono praticamente più scorte». Michel Goya, ex colonnello dei marines francesi, descrive uno scenario drammatico per la resistenza ucraina: «Iniziano a scarseggiare i proiettili d’artiglieria, i razzi e i missili Himars, così come i missili Atacms, che sono molto importanti», spiega Goya, 62 anni, uno dei maggiori esperti militari in Francia. «Il paradosso - osserva - è che il blocco degli aiuti Usa arriva proprio mentre la situazione al fronte stava migliorando per gli ucraini».

Quanto pesa oggi l’aiuto americano?

«La quota degli Stati Uniti negli equipaggiamenti dell’Ucraina rappresenta tra il 30 e il 40 per cento, quella degli europei e altri Paesi è un altro trenta per cento. Gli ucraini sono diventati più autonomi e producono un terzo delle proprie attrezzature. Ma il blocco degli aiuti americani può rovesciare il rapporto di forza a favore dei russi, che invece da qualche settimana erano stati fermati dalla resistenza ucraina e non riuscivano più ad avanzare. A Trump non interessa la situazione sul fronte. Vuole fermare i combattimenti il più rapidamente possibile e ristabilire buone relazioni con Vladimir Putin».

Stavolta il divorzio transatlantico è definitivo?

«Sembra quasi che l’Amministrazione Trump cerchi una rottura definitiva, come se non volesse più alleati. Gli Stati Uniti stanno demolendo il concetto stesso di mondo occidentale. Non è più solo “America first”, è “America only”. E se J.D. Vance diventasse Presidente e restasse in carica per otto anni, la rottura sarebbe totale».

Cosa pensa del piano europeo “ReArm” da 800 miliardi di euro?

«Era ora. Come sempre, ci vogliono le crisi per scuotere l’Europa. Il protettorato americano era comodo e ci ha impedito di percepire una minaccia reale. I finanziamenti annunciati nel piano europeo sono importanti, ma oggi l’Europa dipende dall’industria militare americana e ci vorranno anni per costruire infrastrutture e capacità autonome».

Quali sono i rischi di un allargamento della guerra in Europa?

«La Russia potrebbe tentare un’offensiva a sorpresa in un punto vulnerabile della Nato, in particolare nei Paesi Baltici. È quindi necessario rafforzare la deterrenza militare convenzionale. Oggi abbiamo piccoli battaglioni multinazionali nei Paesi Baltici, chiamati “battaglioni detonatori” perché un attacco russo coinvolgerebbe automaticamente truppe francesi, britanniche o canadesi. Ma fondamentalmente la deterrenza ora è ancora politica. Ed è tempo che diventi anche militare».

L’ombrello nucleare francese può essere condiviso con altri paesi della Ue?

«Davanti alla perdita di credibilità dell’America, si capisce perché il futuro cancelliere tedesco sia interessato alla protezione nucleare francese. È una rivoluzione. Ma trovarsi di fronte alla scelta di usare l’arma nucleare per difendere un Paese della Ue sarebbe drammatico. Per evitarlo, concentriamoci sull’incremento delle capacità convenzionali».

Quali garanzie di sicurezza potrebbero dare gli europei all’Ucraina in caso di accordo di pace?

«È un’equazione insolubile. Ci sono due ipotesi: una forza Onu di interposizione, che servirebbe a poco ma - proprio per questo - sarebbe forse accettata dai russi, o una vera garanzia di sicurezza, che però Mosca non vuole. L’unica soluzione realistica sarebbe schierare forze Nato in Polonia o Romania, ma resta da vedere quale ruolo avrebbero gli Stati Uniti. Vorranno essere “la garanzia della garanzia” per gli europei? Non abbiamo la risposta e il cammino verso un’eventuale pace è ancora piena di incognite».

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