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Armi, patria e bandiera: così l’educazione putiniana forma i soldati di domani

La cerimonia di ingresso nell'Esercito dei Giovani o Junarmija 

 

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Parlano tre insegnanti russi che si sono ribellati alle direttive e sono stati costretti a fuggire: “Le scuole sono state militarizzate per plasmare le future generazioni e creare automi. Un’eredità pesante”
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Un eterogeneo battaglione partecipa all’alzabandiera nel cortile imbiancato. I volti imberbi e i sorrisi furbetti s’irrigidiscono appena, lo sguardo fisso sul tricolore biancoblurosso che sfarfalla nel vento. Dopo l’inno, a passo di marcia, l’acerba squadriglia entra ordinatamente in classe e si dispone tra i banchi. L’educazione putiniana in tempo di Operazione militare speciale comincia così, ogni lunedì, in tutte le scuole, ad ogni grado ed età, su tutti gli undici fusi orari della Federazione russa. All’insegna di patria e bandiera. Punta a formare soldati, non cittadini. “Zombifica”, come dicono i russi, le giovani menti sin dall’asilo.

La ribellione di Ramzan Manafly

“L’indottrinamento patriottico c’è sempre stato. Era aumentato già nel 2014 con l’annessione della Crimea. A scuola arrivavano continue “linee guida” su come parlare di di Aleksej Navalny o del conflitto nel Donbass. Ma dopo l’inizio della guerra, nel 2022, ci hanno detto che noi insegnanti eravamo “impiegati d…

Un eterogeneo battaglione partecipa all’alzabandiera nel cortile imbiancato. I volti imberbi e i sorrisi furbetti s’irrigidiscono appena, lo sguardo fisso sul tricolore biancoblurosso che sfarfalla nel vento. Dopo l’inno, a passo di marcia, l’acerba squadriglia entra ordinatamente in classe e si dispone tra i banchi. L’educazione putiniana in tempo di Operazione militare speciale comincia così, ogni lunedì, in tutte le scuole, ad ogni grado ed età, su tutti gli undici fusi orari della Federazione russa. All’insegna di patria e bandiera. Punta a formare soldati, non cittadini. “Zombifica”, come dicono i russi, le giovani menti sin dall’asilo.

La ribellione di Ramzan Manafly

“L’indottrinamento patriottico c’è sempre stato. Era aumentato già nel 2014 con l’annessione della Crimea. A scuola arrivavano continue “linee guida” su come parlare di di Aleksej Navalny o del conflitto nel Donbass. Ma dopo l’inizio della guerra, nel 2022, ci hanno detto che noi insegnanti eravamo “impiegati dello Stato” e perciò “non potevamo avere opinioni nostre”. Dovevamo dire agli studenti che “tutti gli ucraini sono nazisti e la Russia deve combatterli per liberare l’Europa ancora una volta””.

Kamran Manafly, 31 anni, parla a Repubblica in videocollegamento da Seattle. Fino al marzo 2022 insegnava Geografia nella scuola media e superiore n. 498 di Mosca. È stato licenziato per “comportamento immorale” dopo essersi ribellato agli ordini dall’alto pubblicando su Instagram una sua foto a una protesta pacifista e il post: “Non voglio essere un megafono della propaganda di Stato”. Quando ha cercato di recuperare i suoi effetti personali dall’ufficio, una guardia lo ha aggredito, i colleghi lo hanno ignorato e la vicepreside ha minacciato di farlo processare per “tradimento”. Perciò è fuggito negli Stati Uniti.

“Adesso è ancora peggio. L’istruzione è stretta in una morsa totalitaria. Controllano tutto quello che i bambini imparano. Usano le scuole per costruire un mondo a loro immagine e somiglianza. Molti colleghi hanno abbandonato l’insegnamento perché è impossibile fare parte del sistema se la si pensa diversamente”. Una testimonianza rara.

Gli insegnanti perseguitati

Secondo il quotidiano indipendente Novaja Gazeta Europe, quasi 200mila docenti si sono dimessi soltanto nel primo anno di conflitto. Chi resta e non obbedisce, paga. L’ong Ovd-info che assiste i prigionieri politici ha esaminato 148 casi di insegnanti perseguitati, tutti iniziati con la delazione di sovietica memoria: denunce di colleghi, allievi o genitori. Circa 130 sono stati processati, 23 nel penale. Quattro sono stati incarcerati. Molti sono stati licenziati e alcuni sono emigrati, ma quasi tutti si rifiutano di parlare per paura di conseguenze e ritorsioni.

Le scuole militarizzate

Da quando nel febbraio 2022 Vladimir Putin ha ordinato l’ingresso in Ucraina dei suoi carri armati marchiati con la lettera “Z”, il Cremlino ha militarizzato drasticamente l’istruzione per consolidare ulteriormente la sua narrazione e addestrare le generazioni future a obbedire e combattere. La prima novità, già nel settembre 2022, è stata l’introduzione, ogni lunedì, dell’alzabandiera seguito dalle “Conversazioni su cose importanti”: lezioni sui valori familiari tradizionali, la memoria storica, l’amore per la patria fino a difenderla con le armi o con la vita. Putin ha condotto personalmente la lezione inaugurale con gli studenti di Kaliningrad, l’exclave russa incastonata tra Polonia e Lituania.

I nuovi corsi e libri di testo

L’anno dopo il governo ha lanciano nuovi programmi scolastici unificati. I manuali di storia sono stati aggiornati con capitoli intitolati “Neonazismo ucraino”, “Operazione militare speciale”, “Lotta all’Occidente”, “Nuove regioni”. Contengono citazioni di Putin come questa: “La Russia non ha avviato alcuna azione militare, ma sta cercando di porvi fine”. La propaganda è diventata parte istituzionale del curriculum di studi. Un fumetto racconta che l’esercito ucraino usa i civili come scudi umani, mentre un nuovo libro di testo spiega come usare i droni.

Dallo scorso settembre è stato reintrodotto il corso sovietico di addestramento militare di base. Viene insegnato come maneggiare un Kalashnikov, usare una granata o prestare il primo soccorso. Le ore dedicate al lavaggio del cervello, secondo i calcoli di Agentsvo, saranno il 12 per cento del totale, più di ciascuna altra materia obbligatoria. Una militarizzazione sul modello nordcoreano Vani i tentativi di ribellarsi.

La testimonianza dell’ex insegnante Valiullin

Raushan Valiullin 

“Insegnare scienze politiche vuol dire spiegare che cos’è la società civile, la democrazia, lo stato di diritto, la Costituzione. L’ho sempre fatto. Gli studenti sorridevano e mi chiedevano se per caso non mi rendessi conto che la realtà fosse diversa dalla Costituzione”, ci racconta dalla Germania Raushan Valiullin, 41 anni, docente alle medie-superiori di Naberezhne Chelny, in Tatarstan, nonché ex presidente del sindacato navalniano “Alleanza degli insegnanti”. È stato licenziato nel settembre 2022 dopo che si era rifiutato di firmare il consenso all’installazione di una videocamera in classe. “Ho lasciato la Russia. Non potevo più lavorare in una scuola militarizzata, né vivere in un clima di paura permanente, controllo totale e persecuzione della stessa parola”.

Bimbi costretti a cucire reti mimetiche

Le scuole sono tenute anche a organizzare vari eventi patriottici, tutti collegati in un modo o nell’altro al conflitto in Ucraina, su cui offrono uno squarcio foto e video sul social VKontakte. I bambini vengono allineati a forma di “Z” o invitati a cucire reti mimetiche e maglioni per le reclute, costruire barelle e candele da trincea, scrivere lettere o raccogliere fondi e pacchi alimentari da spedire al fronte.

Adolescenti della regione di Omsk intagliano cuori di carta con la lettera "Z”. Studenti della scuola professionale di Syktyvkar, Repubblica di Komi, realizzano barelle. Una festa liturgica diventa il pretesto per una gita scolastica al Museo dei veicoli blindati di Uralvagonzavod.

Bambini partecipano ai giochi Zarnitsa

 

Ovunque si organizzano i giochi di guerra “Zarnitsa”, con tanto di droni e finti kalashnikov. I Piccoli Soldati di Putin si dicono orgogliosi del loro Paese e della sua storia. Affinano la mira al poligono. Si esercitano a strisciare come serpenti con i fucili addosso o a indossare maschere antigas. A Simferopoli, nella Crimea annessa, una bimba di 10 anni gareggia coi compagni a smontare e rimontare un Kalashnikov. Impiega 45 secondi. Meno di quanto ci metterebbe a inviare un sms. Spesso vengono invitati i veterani. Tengono “Lezioni di valore”, organizzano addestramenti o mini parate. Un ex soldato parla alla scuola materna di Uzlovaja, regione di Tula, un altro l’asilo Raduga nella regione di Rostov.

L'ex professore universitario Grekov

Denis Grekov 

“La scuola è diventata il primo anello della catena di propaganda”, ci dice da Varsavia Denis Grekov, 48 anni, ex professore di Pensiero critico presso la facoltà di Arti liberali – oggi soppressa – dell’Accademia presidenziale russa di economia nazionale e pubblica amministrazione (Ranepa) di Mosca. È esiliato nel maggio 2022 dopo essere stato licenziato, nonostante le proteste dei suoi studenti. Una collega lo aveva denunciato per un post contro la Giornata della Vittoria. “Adesso insegnare pensiero critico sarebbe impossibile perché vorrebbe dire sfatare la propaganda russa. Chiunque dica quel che pensa, finisce nel mirino. Molti si difendono concentrandosi sulla vita privata, estraniandosi in una sorta d’“immigrazione interna” ben nota in epoca sovietica che, insieme al terrore generalizzato, sta riportando il Paese indietro di trent’anni”.

I “banchi degli eroi” e le targhe

La guerra pervade anche l’arredo scolastico. Per decreto di Putin, in almeno 250 scuole, sono state inaugurate mostre sull’Operazione militare speciale con reperti dal fronte o tour virtuali che immergono i bambini nel conflitto presentando presunti esempi di nazismo in Ucraina, prevedendo la cattura di Kharkiv e mostrando i territori annessi. Il pezzo forte della mostra in una scuola di Krasnojarsk, in Siberia, è l’uniforme di un soldato ucraino catturato.

Soltanto nel primo anno di conflitto sono stati allestiti oltre 14mila “banchi degli eroi”, verdi, decorati coi volti e le biografie di ex studenti caduti in Ucraina, talora come “premio” per i buoni voti. In onore degli ex studenti uccisi in Ucraina vengono anche installate targhe commemorative. I bambini stanno appostati ai lati come una guardia cerimoniale e depongono fiori nelle occasioni speciali.

Il successo di Junarmija e dei nuovi Pionieri

Non stupisce che le due organizzazioni giovanili paramilitari, l’Esercito dei Giovani, o Junarmija, e il Movimento dei Primi, clone dei Pionieri sovietici fondato nel 2022, stiano aumentando gli iscritti. “Le Conversazioni sulle cose importanti creano lo spirito combattivo, le ore di lezione lo rafforzano, le competizioni sportive preparano al giorno in cui si dovrà andare in battaglia. E dopo la scuola ci sono le attività extra-curriculari coi veterani. Tutto questo avrà un effetto indelebile sulle future generazioni. Sarà una pesante eredità. È la cosa che più mi fa arrabbiare”, chiosa Grekov. Se un tempo c’era l’homo sovieticus e oggi c’è l’homo putinus, “domani – dice – ci sarà l’uomo-unità profetizzato dal filosofo Michel Foucault, un individuo standardizzato, quasi un automa imbevuto d’odio e propaganda”.

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