Svolta a Gedda, intesa Usa-Kiev per una tregua immediata. Trump: “Ora la palla a Putin”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliWASHINGTON – L’Ucraina ha accettato la proposta americana di un cessate il fuoco immediato, e in cambio gli Usa hanno riattivato gli aiuti militari e di intelligence. Così «la palla adesso passa nel campo della Russia», come ha commentato il segretario di Stato Macro Rubio, che deve accettare o rifiutare l’offerta. È la mossa del cavallo orchestrata dall’amministrazione Trump durante i colloqui di oggi in Arabia Saudita, che potenzialmente mette in difficoltà Putin, perché in questo momento pensa di avere il vantaggio militare e potrebbe non ritenere conveniente fermare l’offensiva, lasciando la regione di Kursk sotto il controllo di Kiev, senza un accordo generale sul dopoguerra con Washington già pronto. Il rischio che corre però è quello di urtare il capo della Casa Bianca con un rifiuto, spingendolo a potenziare le sanzioni a Mosca e le forniture militari all’Ucraina. Infatti Trump ha subito commentato così: «Ora dobbiamo parlare con la Russia, si spera che Putin sia d’accordo con…
WASHINGTON – L’Ucraina ha accettato la proposta americana di un cessate il fuoco immediato, e in cambio gli Usa hanno riattivato gli aiuti militari e di intelligence. Così «la palla adesso passa nel campo della Russia», come ha commentato il segretario di Stato Macro Rubio, che deve accettare o rifiutare l’offerta. È la mossa del cavallo orchestrata dall’amministrazione Trump durante i colloqui di oggi in Arabia Saudita, che potenzialmente mette in difficoltà Putin, perché in questo momento pensa di avere il vantaggio militare e potrebbe non ritenere conveniente fermare l’offensiva, lasciando la regione di Kursk sotto il controllo di Kiev, senza un accordo generale sul dopoguerra con Washington già pronto. Il rischio che corre però è quello di urtare il capo della Casa Bianca con un rifiuto, spingendolo a potenziare le sanzioni a Mosca e le forniture militari all’Ucraina. Infatti Trump ha subito commentato così: «Ora dobbiamo parlare con la Russia, si spera che Putin sia d’accordo con il piano. Lo sentirò in settimana. Altrimenti la guerra andrà avanti».
Al tavolo di Gedda, verso mezzogiorno, si sono seduti il capo di gabinetto del presidente Zelensky, Andriy Yermak, il vice Pavlo Palisa, i ministri degli Esteri e della Difesa Andrii Sybiha e Rustem Umerov. La delegazione americana era composta da Rubio e dal consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz. Gli ucraini erano venuti con la proposta di un cessate il fuoco parziale, limitato alle operazioni navali nel Mar Nero e i droni, nella speranza di riconquistare la fiducia e l’appoggio di Trump, dopo lo scontro alla Casa Bianca con Zelensky. Durante i colloqui tanto la Casa Bianca, quanto Kiev, hanno lasciato trapelare segnali di ottimismo. Poi, dopo circa otto ore di negoziato, Rubio e Waltz si sono presentati ai giornalisti per annunciare l’intesa che va anche oltre le attese: «L’Ucraina ha accettato la proposta americana di un cessate il fuoco immediato di trenta giorni, e l’avvio di negoziati di pace con la Russia. Di conseguenza, gli Stati Uniti revocheranno subito il blocco degli aiuti militari e di intelligence. I due paesi concordano di concludere l’accordo sui minerali il prima possibile, affidandolo a funzionari incaricati di finalizzarlo». Quindi Rubio ha aggiunto: «Ora la palla per la tregua in Ucraina è nel campo della Russia. Se dirà di no, sapremo purtroppo chi è l’ostacolo alla pace». Le comunicazioni con i russi sono già in corso, come ha confermato Trump, ma giovedì dovrebbe sbarcare a Mosca l’inviato speciale Witkoff per parlare di persona con Putin.
Gedda in sostanza ha rovesciato il tavolo. I dettagli chiave, come la linea del fronte lungo cui dovrebbe scattare la tregua o le misure di sicurezza da adottare per garantirla, sono stati volutamente lasciati fuori. Il punto centrale è che Kiev ha accettato di fermare i combattimenti, seppure in maniera provvisoria, ma la reciprocità da parte di Mosca è la condizione necessaria e irrinunciabile per procedere. Quindi Putin deve decidere se accettare l’offerta, fermando l’offensiva in corso per riprendersi il Kursk, e poi sedersi al tavolo in un secondo momento per negoziare la soluzione di lungo termine al conflitto; oppure rifiutarla e proseguire gli attacchi, fino a quando non avrà concordato con Trump un accordo generale che vada oltre la stessa guerra in Ucraina, per ridefinire nel complesso le relazioni con gli Stati Uniti e le rispettive sfere d’influenza. Oppure inventare una terza via, che gli consenta di non bocciare la proposta Usa, vincolandola però all’intesa più ampia a cui ambisce, sempre tenendo gli europei fuori dal negoziato.
Il rischio qui diventa l’imprevedibilità del capo della Casa Bianca, finora molto accondiscendente col Cremlino e duro con Zelensky, ma potrebbe cambiare linea in caso di rifiuto. Washington ritiene di avere spazio di manovra per indurire e sfruttare meglio le sanzioni contro Mosca, ad esempio rafforzando le misure finanziarie applicate finora solo per il 30% delle loro potenzialità, o colpendo la flotta fantasma che continua a consentire le esportazioni di petrolio e gas. Poi può riamare Kiev in maniera più letale, se come ha detto Rubio la Russia dimostrerà di essere il vero ostacolo alla pace.