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Israele-Libano, parte il negoziato sui confini

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Intanto a Doha si discute l’ipotesi di una tregua di sessanta giorni e del rilascio di dieci ostaggi. Prime aperture da Hamas
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GERUSALEMME – Dopo oltre tre mesi di cessate il fuoco, il Libano e Israele avviano i negoziati sui confini territoriali ancora contesi. La decisione è arrivata oggi, dopo un vertice a Naqura, dove ha sede il quartiere generale della missione Unifil, a cui hanno preso parte anche americani e francesi. I colloqui verteranno su tre punti: i cinque avamposti che Israele ancora occupa nel Libano meridionale e dai quali non si è ritirato come previsto dall’accordo per la tregua; la definizione dei confini lungo la Blue Line, dove ci sono antiche dispute territoriali, come quelle sulle fattorie di Shebaa che Israele occupa da anni e che il Libano rivendica come proprie; e infine i prigionieri libanesi nelle mani dell’Idf.

Oggi il governo Netanyahu ha deciso di liberare 4 uomini che erano stati catturati durante l’ultima guerra (un quinto verrà rilasciato domani) come «segno di fiducia» nei confronti del nuovo presidente libanese, Joseph Aoun. I quattro sono arrivati in Libano oggi pomeri…

GERUSALEMME – Dopo oltre tre mesi di cessate il fuoco, il Libano e Israele avviano i negoziati sui confini territoriali ancora contesi. La decisione è arrivata oggi, dopo un vertice a Naqura, dove ha sede il quartiere generale della missione Unifil, a cui hanno preso parte anche americani e francesi. I colloqui verteranno su tre punti: i cinque avamposti che Israele ancora occupa nel Libano meridionale e dai quali non si è ritirato come previsto dall’accordo per la tregua; la definizione dei confini lungo la Blue Line, dove ci sono antiche dispute territoriali, come quelle sulle fattorie di Shebaa che Israele occupa da anni e che il Libano rivendica come proprie; e infine i prigionieri libanesi nelle mani dell’Idf.

Oggi il governo Netanyahu ha deciso di liberare 4 uomini che erano stati catturati durante l’ultima guerra (un quinto verrà rilasciato domani) come «segno di fiducia» nei confronti del nuovo presidente libanese, Joseph Aoun. I quattro sono arrivati in Libano oggi pomeriggio e sono stati portati negli ospedali di Tiro. La vice-inviata americana per il Medioriente, Morgan Ortagus, si è detta fiduciosa che l’accordo possa essere raggiunto presto, sul modello di quanto accadde tre anni fa con l’intesa sui confini marittimi. Allora però fu il governo Bennett-Lapid a siglare l’accordo, mentre domani Netanyahu potrebbe non avere la maggioranza necessaria: i suoi alleati si sono già impegnati bocciare qualsiasi concessione territoriale.

(afp)

Nel frattempo a Doha procede l’altro negoziato, quello con Hamas. Oggi è arrivato nella capitale qatarina Steve Witkoff, che formalmente è l’inviato per il Medioriente ma di fatto è il negoziatore capo dell’amministrazione Trump al centro delle trattative più importanti, sull’Ucraina e su Gaza. La proposta di cui si discute è una nuova tregua di 60 giorni in cambio del rilascio di dieci ostaggi ancora a Gaza. Fonti israeliane dicono che Hamas ha mostrato una certa apertura verso questa ipotesi. Il gruppo palestinese ha sempre detto di essere determinato ad andare avanti nei negoziati ma solo per passare alla fase due dell’accordo, che prevederebbe il ritiro completo dell’Idf dalla Striscia, cosa che Israele non vuole. L’entrata in scena dei trumpiani, tuttavia, che hanno aperto un canale di dialogo diretto con i miliziani, ha cambiato le posizioni. I palestinesi potrebbero accettare una nuova formulazione per una tregua lunga se ottenessero in cambio la liberazione di detenuti eccellenti e dentro una trattative che porti a una soluzione politica e non militare del conflitto.

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