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Carney premier in difesa del Canada: l’ex banchiere sfida gli Usa e le destre

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Il “Draghi di Ottawa” è un liberale moderato viene da Goldman Sachs e sostituisce Trudeau. Al voto entro ottobre
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LONDRA – Lo chiamano «il Draghi di Ottawa», perché è il secondo ex-banchiere centrale che diventa primo ministro di un Paese del G7. Ma un altro soprannome potrebbe essere «l’eroe dei due mondi», avendo affrontato il grande crash finanziario del 2008 come governatore della Banca del Canada e la Brexit nel 2016 come governatore della Banca d’Inghilterra.

E un terzo nomignolo che gli hanno affibbiato è «l’anti-Trump», sentito il tono battagliero del suo primo discorso da premier designato: «Gli americani sono avvisati», ha detto, «vincerà il Canada, nella guerra commerciale come nell’hockey».

Mark Carney si presenta così ai canadesi e al mondo. Prendere il posto di un leader a lungo popolare come il premier uscente Justin Trudeau sembrava difficile: ma nelle primarie del partito Liberale ha sbaragliato con l’86 per cento dei voti personaggi sulla carta più affascinanti, come la ministra del Tesoro (ed ex-corrispondente da Mosca del Financial Times) Chrystia Freeland, della quale peral…

LONDRA – Lo chiamano «il Draghi di Ottawa», perché è il secondo ex-banchiere centrale che diventa primo ministro di un Paese del G7. Ma un altro soprannome potrebbe essere «l’eroe dei due mondi», avendo affrontato il grande crash finanziario del 2008 come governatore della Banca del Canada e la Brexit nel 2016 come governatore della Banca d’Inghilterra.

E un terzo nomignolo che gli hanno affibbiato è «l’anti-Trump», sentito il tono battagliero del suo primo discorso da premier designato: «Gli americani sono avvisati», ha detto, «vincerà il Canada, nella guerra commerciale come nell’hockey».

Mark Carney si presenta così ai canadesi e al mondo. Prendere il posto di un leader a lungo popolare come il premier uscente Justin Trudeau sembrava difficile: ma nelle primarie del partito Liberale ha sbaragliato con l’86 per cento dei voti personaggi sulla carta più affascinanti, come la ministra del Tesoro (ed ex-corrispondente da Mosca del Financial Times) Chrystia Freeland, della quale peraltro è ottimo amico. Sfidare alle imminenti elezioni (da tenersi entro ottobre, probabilmente molto prima) i conservatori, fino a due mesi fa favoriti con 20 punti di vantaggio nei sondaggi, pareva una missione impossibile: ma ha accusato il loro leader Pierre Poilievre di essere un clone del presidente degli Stati Uniti e adesso i pronostici li danno alla pari.

Rispetto a Trudeau, il 59enne Carney incarna una corrente più moderata e pragmatica nel fronte progressista canadese, dunque è meglio posizionato per portare via consensi alla destra.

Un’altra differenza tra i due è che, mentre Trudeau era un predestinato, figlio del premier più carismatico nella storia canadese, Carney è un self-made-man: nato e cresciuto nei selvaggi Territori del Nord, figlio di due insegnanti, laureato a Harvard e Oxford, quindi affermato banchiere alla Goldman Sachs, la “porta girevole” del potere, il tempio della finanza privata da cui sono usciti numerosi futuri leader. Uno è Mario Draghi. Lui è l’ultimo.

Come per Draghi, un interrogativo per Carney è che finora non aveva mai fatto politica: è un tecnocrate. Se la caverà davanti a un campione del populismo quale Trump? «Aumenteremo i dazi anche noi, fino a quando l’America ci dimostrerà rispetto», ha avvertito la Casa Bianca nel discorso di esordio: un tono da cow-boy della prateria della sua giovinezza, piú che da azzimato banchiere in giacca e cravatta. «Lavoreremo insieme su priorità internazionali condivise», gli ha dato il benvenuto il premier britannico Keir Starmer (e il Canada, ricordiamolo, ha re Carlo come Capo di Stato).

«I nostri legami sono più forti che mai», lo ha salutato il presidente francese Emmanuel Macron (alludendo anche al Canada francofono). Che l’Occidente a rischio di ritrovarsi orfano dell’America abbia trovato in Mark Carney il suo terzo uomo?

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