Referendum per l’indipendenza in Groenlandia, poi un trattato speciale: il piano Trump per l’isola
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Far vincere le elezioni agli indipendentisti, quelli veri; attivare l’articolo 21, per avviare il processo che porta alla sovranità; una volta tagliato il legame con la Danimarca, costituire una “Free association” con gli Usa, come hanno fatto altri paesi nel Pacifico. È questo il piano con cui Donald Trump conta di mettere le mani sulla Groenlandia, secondo i suoi alleati che stanno cercando di realizzarlo.
Tom Dans, membro della United States Arctic Research Commission durante la prima amministrazione Trump, spiega così il progetto a Repubblica: «Gli Usa hanno un rapporto storico con la Groenlandia, da quando durante la Seconda guerra mondiale la difendemmo dai nazisti. Geograficamente, poi, appartiene al continente americano, non all’Europa».
Ma le ragioni per avvicinarla ora sono altre: «I ghiacci si sciolgono, rendendo questa regione strategicamente cruciale per la sicurezza nazionale americana e degli alleati occidentali. Per tre motivi: primo, le basi militari,…
NEW YORK – Far vincere le elezioni agli indipendentisti, quelli veri; attivare l’articolo 21, per avviare il processo che porta alla sovranità; una volta tagliato il legame con la Danimarca, costituire una “Free association” con gli Usa, come hanno fatto altri paesi nel Pacifico. È questo il piano con cui Donald Trump conta di mettere le mani sulla Groenlandia, secondo i suoi alleati che stanno cercando di realizzarlo.
Tom Dans, membro della United States Arctic Research Commission durante la prima amministrazione Trump, spiega così il progetto a Repubblica: «Gli Usa hanno un rapporto storico con la Groenlandia, da quando durante la Seconda guerra mondiale la difendemmo dai nazisti. Geograficamente, poi, appartiene al continente americano, non all’Europa».
Ma le ragioni per avvicinarla ora sono altre: «I ghiacci si sciolgono, rendendo questa regione strategicamente cruciale per la sicurezza nazionale americana e degli alleati occidentali. Per tre motivi: primo, le basi militari, che garantiscono protezione dagli attacchi nucleari, dal cielo e dal mare; secondo, le enormi risorse naturali non sfruttate, a partire dalle terre rare; terzo, l’accesso alle rotte di navigazione che si aprono nell’Artico. I rivali sono Cina e Russia, che hanno infrastrutture migliori delle nostre, e la Danimarca non hai mezzi per competere». Dans non prevede invasioni militari: «La Nato era e resta il pilastro della difesa occidentale, e ha altri problemi da gestire». Quindi la strada è un’altra: «Dare la parola agli abitanti della Groenlandia attraverso le elezioni. Se sceglieranno l’indipendenza, poi potremo negoziare con loro un Compact of Free Association, come gli Usa hanno già con nazioni del Pacifico tipo Palau, Micronesia e Marshall Islands».
Kuno Fencker, parlamentare che ha appena lasciato il partito di governo Siumut per passare con Naleraq, condivide il progetto e spiega i dettagli: «Per arrivare all’indipendenza è necessario attivare l’articolo 21, che prevede il negoziato con la Danimarca, l’approvazione da parte del Parlamento e il referendum. A parole, tutti dicono di essere per l’indipendenza, incluso il premier, ma poi in realtà non fanno nulla. Perciò è necessario vincere le elezioni e poi avviare il processo».
Fencker giustifica il progetto sul piano politico e pratico: «L’Onu dice che dobbiamo decolonizzare, ma la Groenlandia non l’ha ancora fatto. La Danimarca poi non ha i mezzi finanziari per sviluppare le nostre risorse, perciò è logico discutere le alternative». Anche l’Italia potrebbe aiutare: «La premier Meloni ha un ottimo rapporto con Trump, ma siete con la Danimarca nella Ue e la Nato, quindi sareste in una posizione ideale per mediare. Poi qui ci sono grandi opportunità economiche, per chiunque ci aiuti a svilupparle».