STRASBURGO – Non sarà un via libera al modello Albania, come esulta la destra nostrana, ma certamente Bruxelles ha deciso di usare la mano dura sui rimpatri. Cardine del nuovo regolamento (che se approvato sarà immediatamente operativo, come se fosse una legge nazionale) presentato ieri a Strasburgo dai commissari Henna Virkkunen e Magnus Brunner, è la deportazione dei migranti verso i Paesi terzi che abbiano stretto accordi con uno o più Stati membri dell’Unione. La novità giuridica è enorme, perché il migrante non verrà rimpatriato nel suo Paese di origine o rimandato nel Paese di ingresso. Bensì verrà forzatamente spedito in un Paese terzo.
Con una precisazione, che per l’appunto è la cosa che differenzia questo regolamento dall’accordo siglato da Giorgia Meloni con Edi Rama: la futura legge Ue riguarda solo i migranti che si sono visti rifiutare la domanda d’asilo in via definitiva, in tutti i gradi di giudizio, non …!-->!-->
STRASBURGO – Non sarà un via libera al modello Albania, come esulta la destra nostrana, ma certamente Bruxelles ha deciso di usare la mano dura sui rimpatri. Cardine del nuovo regolamento (che se approvato sarà immediatamente operativo, come se fosse una legge nazionale) presentato ieri a Strasburgo dai commissari Henna Virkkunen e Magnus Brunner, è la deportazione dei migranti verso i Paesi terzi che abbiano stretto accordi con uno o più Stati membri dell’Unione. La novità giuridica è enorme, perché il migrante non verrà rimpatriato nel suo Paese di origine o rimandato nel Paese di ingresso. Bensì verrà forzatamente spedito in un Paese terzo.
Con una precisazione, che per l’appunto è la cosa che differenzia questo regolamento dall’accordo siglato da Giorgia Meloni con Edi Rama: la futura legge Ue riguarda solo i migranti che si sono visti rifiutare la domanda d’asilo in via definitiva, in tutti i gradi di giudizio, non coloro che vengono sbarcati in Albania dopo essere stati soccorsi nel Mediterraneo.
Il testo prende le mosse dalla constatazione che il sistema attuale è un colaborodo e non funziona. E «quando persone che non hanno il diritto di rimanere nella Ue rimangono, l’intero sistema di migrazione e asilo viene minato». La Commissione stima che solo il 20 per cento dei migranti a cui viene ordinato di lasciare l’Unione lo fa effettivamente.
Tra i punti centrali del nuovo sistema ci sono, appunto, gli hub di rimpatrio creati in Paesi extra-Ue, «un’idea innovativa», la definisce Brunner. Con alcuni caveat, come l’esclusione dei minori non accompagnati e delle famiglie con minori dal nuovo giro di vite.
A Brunner viene chiesto se questi nuovi hub extra-Ue in fondo non siano copiati dal modello Albania. Ma la risposta è netta: «Sono completamente diversi dai modelli Ruanda e Albania. Quest’ultimo riguarda i richiedenti asilo. Gli hub di rimpatrio, che renderemo possibili per gli Stati membri, riguardano le persone che hanno già un ordine di rimpatrio». Ma certo Brunner non boccia Meloni: «Guardiamo a tutte le altre soluzioni innovative, lo facciamo con mente aperta. Diamo un’occhiata, vediamo se funziona o meno».