PARIGI – «Passiamo dal concetto al piano» è l’appello di Emmanuel Macron all’École Militaire, davanti a 34 capi di Stato Maggiore. Al tavolo ci sono tutti i capi operativi degli eserciti della Ue ma anche quelli della Nato, fino all’Australia, al Giappone e al Canada. Un fronte larghissimo per una futura, inedita «coalizione dei volenterosi». Il «piano» di cui parla è quello delle garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina nello scenario che si apre. Una proposta da mettere sul tavolo rapidamente, ora che l’ipotesi di un cessate il fuoco diventa più concreta che mai. Si tratta appunto di pianificare chi è pronto a impegnarsi, con quali forze e con quale mandato. «Assumiamoci collettivamente le nostre responsabilità» precisa Macron. «Questo è il momento in cui l’Europa deve far sentire tutto il suo peso, per l’Ucraina e per se stessa».
Le notizie in arrivo da Gedda, con il disgelo tra i negoziatori americani e ucraini, danno un’improvvisa accelerazione all’incontro di Parigi. A m…
PARIGI – «Passiamo dal concetto al piano» è l’appello di Emmanuel Macron all’École Militaire, davanti a 34 capi di Stato Maggiore. Al tavolo ci sono tutti i capi operativi degli eserciti della Ue ma anche quelli della Nato, fino all’Australia, al Giappone e al Canada. Un fronte larghissimo per una futura, inedita «coalizione dei volenterosi». Il «piano» di cui parla è quello delle garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina nello scenario che si apre. Una proposta da mettere sul tavolo rapidamente, ora che l’ipotesi di un cessate il fuoco diventa più concreta che mai. Si tratta appunto di pianificare chi è pronto a impegnarsi, con quali forze e con quale mandato. «Assumiamoci collettivamente le nostre responsabilità» precisa Macron. «Questo è il momento in cui l’Europa deve far sentire tutto il suo peso, per l’Ucraina e per se stessa».
Le notizie in arrivo da Gedda, con il disgelo tra i negoziatori americani e ucraini, danno un’improvvisa accelerazione all’incontro di Parigi. A metà giornata Macron cambia la sua comunicazione, evita dichiarazioni pubbliche come era invece previsto. Gli arrivano i primi riscontri positivi delle discussioni in Arabia Saudita e sceglie di tenere un profilo basso e non interferire nel nuovo approccio della Casa Bianca. In meno di un mese si passa dallo shock dell’umiliazione di Zelensky nello Studio Ovale al ritorno dell’aiuto militare Usa all’Ucraina e all’idea di una tregua di 30 giorni. È ancora presto per dire se si va verso una «pace giusta e duratura» come chiedono gli europei, ma la svolta di Gedda viene letta anche come il risultato del lavorio diplomatico e strategico. In primis di Macron e di Starmer. La coppia franco-britannica ha fatto da scudo a Zelensky in queste drammatiche settimane. Il vertice di ieri si è aperto nel segno dell’unità tra Parigi e Londra, le uniche due potenze nucleari del continente con un posto al Consiglio di sicurezza Onu. «Con il mio omologo britannico, Tony Radakin, al fianco dei capi di Stato maggiore di 34 Paesi», scrive su X il capo di Stato Maggiore francese, Thierry Burkhard, aprendo la riunione.
Macron e Stamer hanno marcato stretto l’alleato americano con vertici, dichiarazioni, frenetici contatti. Non a caso, viene fatto notare da una fonte diplomatica francese, la proposta di una tregua di un mese cielo-mare fa parte del piano messo a punto dai due leader e condivisa con i partner nel vertice organizzato a Londra 10 giorni fa. Il cessate il fuoco viene visto come un modo di “testare” le reali intenzioni della Russia. Macron ha illustrato così la roadmap: «Costruire prima una tregua misurabile, poi le condizioni per garantire la sicurezza, le misure di fiducia e, infine, una pace duratura». Una roadmap discussa costantemente «con Trump e i suoi collaboratori», ha precisato. Ora però, notano a Parigi, bisogna mantenere la pressione degli europei sulla Casa Bianca e offrire presto un piano concreto di garanzie per l’Ucraina. Già oggi si riuniscono i ministri della Difesa di Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Polonia. E sabato Starmer ha previsto una nuova riunione con i Paesi della “coalizione dei volenterosi”. Un vertice che potrebbe accavallarsi con la missione a Mosca dell’inviato di Trump, Steve Witkoff. E che dovrà, insiste Macron, continuare a far sentire il «peso dell’Europa», esclusa dai negoziati ma che alla fine è riuscita a imprimere una direzione favorevole a Kiev.