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Eserciti integrati e armi europee: la tela di Francia e Regno Unito contro la dipendenza dagli Usa

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I due Paesi non sono mai stati così vicini, come ha dimostrato il vertice di Parigi dei big della Difesa del vecchio continente
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PARIGI–LONDRA – Contatti frenetici tra Macron e Starmer, i due capi di Stato Maggiore di Parigi e Londra che organizzano un’inedita riunione tecnica con una trentina di Paesi “volenterosi”, i ministri Lecornu e Healey che guidano il vertice dei big della Difesa europei. A Londra non credevano che Parigi potesse mai diventare così collaborativa dopo la Brexit. Invece, la minaccia russa e la vittoria di Trump hanno ribaltato la situazione. Regno Unito e Francia non sono mai state così vicine, addirittura martedì sera i ministri Healey e Lecornu hanno discusso di come coordinare gli sforzi dei loro eserciti in maniera più funzionale. Ma soprattutto, il loro asse sta non solo guidando la Difesa e la Sicurezza europee post-Trump, ma sta rivoluzionando anche il futuro del Vecchio Continente. Come ha detto il primo ministro britannico Starmer, siamo a «un crocevia della Storia».

Il mantra è: unire le forze e razionalizzare la Difesa di tutta Europa. In questo senso, la proposta francese …

PARIGI–LONDRA – Contatti frenetici tra Macron e Starmer, i due capi di Stato Maggiore di Parigi e Londra che organizzano un’inedita riunione tecnica con una trentina di Paesi “volenterosi”, i ministri Lecornu e Healey che guidano il vertice dei big della Difesa europei. A Londra non credevano che Parigi potesse mai diventare così collaborativa dopo la Brexit. Invece, la minaccia russa e la vittoria di Trump hanno ribaltato la situazione. Regno Unito e Francia non sono mai state così vicine, addirittura martedì sera i ministri Healey e Lecornu hanno discusso di come coordinare gli sforzi dei loro eserciti in maniera più funzionale. Ma soprattutto, il loro asse sta non solo guidando la Difesa e la Sicurezza europee post-Trump, ma sta rivoluzionando anche il futuro del Vecchio Continente. Come ha detto il primo ministro britannico Starmer, siamo a «un crocevia della Storia».

Il mantra è: unire le forze e razionalizzare la Difesa di tutta Europa. In questo senso, la proposta francese di buy european nel piano ReArm – ripresa dalla presidente della Commissione von der Leyen - va nel senso di un rafforzamento anche delle due grandi potenze francesi e britanniche. La clausola per destinare alle industrie europee i nuovi investimenti di Difesa – in modo da diminuire la «dipendenza strategica» dagli Usa, come ha detto Macron - non si limiterà solo ai 27 Paesi della Ue ma andrà anche a gruppi britannici secondo lo schema che dovrebbe essere presentato al Consiglio europeo della settimana prossima.

Il pilastro essenziale è il deterrente nucleare di francesi e britannici. L’idea di Londra è di coordinare al massimo la produzione industriale e militare con i Paesi Ue, per evitare doppioni nella filiera e catalizzare le risorse nella necessaria escalation di deterrenza contro la minaccia della Russia di Putin. Non solo: l’ambizione è anche di condividere lo sviluppo di tecnologie cyber e Intelligenza Artificiale. È ovviamente un progetto complicato da realizzare, ma vitale per Londra a lungo termine. Se Putin ha ordinato un’economia di guerra più o meno permanente, l’Europa deve rispondere, investire di più e dunque fare un passo anche in quella direzione.

Londra ha già stretto un memorandum con la Germania qualche mese fa: l’idea è coordinare la produzione militare tra i due Paesi, condividendo fabbriche e risorse. Uno schema che dovrà essere replicato in Europa, ma dovrà essere più capillare anche in patria. Il governo di Starmer, inquietato dallo scenario di un’Europa abbandonata dall’America ed esposta agli attacchi continui della Russia, proverà a coinvolgere anche piccole e medie imprese nella filiera della Difesa, e non solo i grandi gruppi. Perché l’Europa sinora ha inviato buona parte del proprio arsenale militare, munizioni incluse, in Ucraina. Per Londra e Parigi è cruciale aumentare il prima possibile la produzione militare. «Se continuiamo ad acquistare fuori dall’industria europea – sottolinea il ministro della Difesa francese - non raggiungeremo mai la massa critica necessaria per finanziare queste nuove capacità produttive».

Pur tra molte sfumature rispetto all’alleato americano – definito «imprevedibile» dal ministro francese - la riunione di ieri tra Lecornu e Healey, insieme ai ministri di Italia, Germania e Polonia, ha evidenziato la convergenza per «rinforzare la base industriale di Difesa europea». Una convergenza che mette spesso in competizione gli stessi alleati. «Ma questo è positivo – sostiene il ministro Lecornu - perché significa che quando alcune capitali europee scelgono di acquistare in Europa, hanno l’opzione tra le industrie britanniche, tedesche, italiane o francesi».

In questo contesto si incastra, nel breve termine, la cosiddetta “coalizione dei volenterosi”, dopo la possibile tregua in Ucraina, che Macron e Starmer stanno provando ad assemblare innanzitutto reclutando forze di peacekeeping da varie nazioni, in vista anche del video-summit di sabato prossimo organizzato dal primo ministro britannico. Se l’Italia è riluttante a saltare a bordo, il numero di Paesi interessati è salito a 25. E a quanto si apprende, coloro che manderanno soldati, dopo Regno Unito e Francia, saranno i Paesi dell’alleanza militare Joint Expeditionary Force. Ossia, oltre a Londra, i Paesi nordici, quelli baltici e l’Olanda, oltre a Paesi del Commonwealth come Australia e Canada.

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