PECHINO – Dopo oltre ventiquattro ore di scontri, «l’operazione militare è finita», ha dichiarato un portavoce delle forze armate pakistane nella tarda serata di ieri. Trentatré militanti dell’Esercito di liberazione del Belucistan che martedì avevano assaltato un treno - il Jaffar Express - che da Quetta viaggiava in direzione Peshawar, con a bordo 440 persone, sono stati uccisi. Ma ventuno ostaggi hanno perso la vita. Stando all’ultimo bilancio, oltre trecento passeggeri sono stati liberati. Secondo quanto riportato da alcuni funzionari della sicurezza, tuttavia, alcuni militanti potrebbero aver lasciato il treno mescolati ai passeggeri per poi fuggire nella zona montuosa circostante. Non è chiaro quanti passeggeri siano ancora dispersi.
Centinaia di soldati erano impegnati dal pomeriggio di martedì a liberare chi era ancora a bordo: le autorità avevano dispiegato elicotteri e personale delle forze speciali. Alcuni dei…
PECHINO – Dopo oltre ventiquattro ore di scontri, «l’operazione militare è finita», ha dichiarato un portavoce delle forze armate pakistane nella tarda serata di ieri. Trentatré militanti dell’Esercito di liberazione del Belucistan che martedì avevano assaltato un treno - il Jaffar Express - che da Quetta viaggiava in direzione Peshawar, con a bordo 440 persone, sono stati uccisi. Ma ventuno ostaggi hanno perso la vita. Stando all’ultimo bilancio, oltre trecento passeggeri sono stati liberati. Secondo quanto riportato da alcuni funzionari della sicurezza, tuttavia, alcuni militanti potrebbero aver lasciato il treno mescolati ai passeggeri per poi fuggire nella zona montuosa circostante. Non è chiaro quanti passeggeri siano ancora dispersi.
Centinaia di soldati erano impegnati dal pomeriggio di martedì a liberare chi era ancora a bordo: le autorità avevano dispiegato elicotteri e personale delle forze speciali. Alcuni dei militanti, aveva spiegato durante la giornata di ieri il governo, erano seduti tra i passeggeri tenuti in ostaggio con addosso giubbotti esplosivi, il che rendeva molto complicate le operazioni di soccorso. Le autorità pakistane li avevano anche accusati di usare donne e bambini come scudi umani.
Il dirottamento è iniziato martedì attorno alla 13, quando decine di separatisti hanno fatto esplodere la linea ferroviaria in una remota zona montuosa per poi prendere il controllo del treno, armati di mitragliatrici e lanciarazzi. Il conducente è stato ucciso. Gli assalitori sono poi saliti sui vagoni, controllando l’identità dei passeggeri e isolando provenienti dal Punjab, la provincia più popolata e ricca del Pakistan, da cui proviene l’élite politica e militare. I miliziani avevano minacciato di iniziare a giustiziare gli ostaggi se entro 48 le autorità non avessero rilasciato alcuni membri del gruppo detenuti in carcere.
L’Esercito di liberazione del Belucistan è il principale dei gruppi armati (circa 3mila uomini) che combattono il governo centrale in questa zona del Paese - al confine con Afghanistan e Iran - rivendicando l’autonoma da Islamabad, accusata di sfruttare le ricche risorse della provincia. Vasta e scarsamente popolata, la provincia è ricca di petrolio e minerali, e da tempo teatro di violenze. I gruppi separatisti hanno ripreso slancio negli ultimi anni, attaccando sempre più spesso le forze di sicurezza e i cittadini cinesi coinvolti nei progetti della Via della Seta: nella regione si trova il porto di Gwadar, punto d’arrivo del Corridoio sino-pakistano, sul quale Pechino ha investito 65 miliardi di dollari.