Regali in cambio di appoggi politici. Un’inchiesta per corruzione. E ancora parlamentari italiani tra i protagonisti dello scandalo. Dopo il Qatargate, la polizia belga ha bussato ieri di nuovo alle porte del Parlamento europeo: un centinaio di investigatori hanno all’alba di ieri dato il via all’operazione Génération, una maxi indagine tra Bruxelles, Francia e Portogallo che ha messo nel mirino le attività del colosso cinese di telecomunicazioni, Huawei, accusato di aver cercato illecitamente appoggi all’interno del Parlamento europeo nel mentre cercava di accreditarsi come player principale della tecnologia 5G.
Ventuno le perquisizioni, sette le persone fermate. Tra loro il lobbista italo-belga Valerio Ottati, 41 anni, che dopo due legislature come assistente parlamentare, nel 2019 è entrato a far parte di Huawei. Secondo le accuse, Ottati, insieme con altri suoi colleghi, avrebbe fatto pressioni improprie su diversi parlamentari. Tra gli altri gli italiani Fulvio Martusciello, cap…
Regali in cambio di appoggi politici. Un’inchiesta per corruzione. E ancora parlamentari italiani tra i protagonisti dello scandalo. Dopo il Qatargate, la polizia belga ha bussato ieri di nuovo alle porte del Parlamento europeo: un centinaio di investigatori hanno all’alba di ieri dato il via all’operazione Génération, una maxi indagine tra Bruxelles, Francia e Portogallo che ha messo nel mirino le attività del colosso cinese di telecomunicazioni, Huawei, accusato di aver cercato illecitamente appoggi all’interno del Parlamento europeo nel mentre cercava di accreditarsi come player principale della tecnologia 5G.
Ventuno le perquisizioni, sette le persone fermate. Tra loro il lobbista italo-belga Valerio Ottati, 41 anni, che dopo due legislature come assistente parlamentare, nel 2019 è entrato a far parte di Huawei. Secondo le accuse, Ottati, insieme con altri suoi colleghi, avrebbe fatto pressioni improprie su diversi parlamentari. Tra gli altri gli italiani Fulvio Martusciello, capo delegazione di Forza Italia, alla terza legislatura.
E Giosi Ferrandino, eletto nel 2019 con il Partito democratico e poi non rieletto. I due non sono indagati e sostengono di non aver avuto mai ricevuto regali né di aver mai favorito in nessuna maniera Huawei. Agli atti dell’indagine ci sarebbero intercettazioni telefoniche, corrispondenze interne e atti parlamentari. Compresa una lettera (firmata da una quindicina di eurodeputati) che sarebbe stata preparata direttamente da Huawei. Le accuse sono di corruzione, falsificazione e uso di documenti falsi, riciclaggio di denaro e organizzazione criminale.
«La corruzione sarebbe stata praticata regolarmente e in modo molto discreto dal 2021 a oggi, sotto le mentite spoglie di attività di lobbying commerciale e assumendo varie forme, come regali, spese di vitto e di viaggio, o inviti regolari a partite di calcio», ha spiegato la procura federale. Il regolamento dell’europarlamento prevede l’obbligo per i parlamentari di denunciare ogni regalo ricevuto che abbia un valore superiore ai 150 euro ma, hanno ricostruito i belgi, nulla in questo caso sarebbe stato denunciato.
Ottati è stato assunto, secondo l’inchiesta, dal colosso cinese proprio per i suoi rapporti con i gruppi all’europarlamento. Trasversali: Ottati aveva lavorato con diversi gruppi parlamentari e in tutto il Parlamento aveva contatti ottimi. Con gli italiani, certo, ma anche con rumeni, spagnoli e alcuni deputati dei Paesi dell’Est. Non a caso tra i luoghi perquisiti ieri ci sono anche due uffici all’interno del Parlamento, al decimo e undicesimo piano dove lavorano due assistenti parlamentari legati a Forza Italia e ai liberali di Democratic Bulgaria.
Come nel caso del Qatargate anche questa volta le indagini sono partite da una segnalazione dei servizi di intelligence. Da tempo i servizi belgi lavoravano per ricostruire le modalità di selezione da parte della Huawei: era evidente, infatti, come i lobbisti fossero stati scelti tra le persone che lavoravano nelle istituzioni dell’Unione europea. E non solo. La questione Huawei — e un possibile tentativo del governo cinese di entrare in Europa tramite la società e la tecnologia 5G — è stata al centro dell’attenzione di tutte le intelligence occidentali. Nell’aprile scorso si parlò molto della nomina come consulente strategico dell’azienda cinese di Mirella Liuzzi, ex deputata 5 Stelle e sottosegretaria con delega alle Telecomunicazioni del governo Conte. Per Huawei — che annuncia «tolleranza zero in caso di illeciti: per noi la corruzione è intollerabile» — l’indagine arriva in un momento delicato: dopo lo stop avuto in tutta Europa per via del muro alzato dall’amministrazione Biden, per ragioni di sicurezza, alla loro tecnologia, con l’arrivo di Trump stava cercando di riallacciare vecchi rapporti. Rapporti che, dopo le notizie di ieri, difficilmente potranno essere riaperti.