Il consigliere presidenziale ucraino Podolyak: “Mosca vuole la guerra e la rinuncia a difenderci”
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV – Calma, dice Mykhailo Podolyak. Per il primo consigliere dell’Ufficio presidenziale ucraino se si ascoltano bene le parole di Putin è chiaro che non ha intenzione di accettare il cessate il fuoco.
Pensavate dicesse “no”, invece dice “nì”. Non siete soddisfatti?
«Raccomanderei di aspettare e osservare. La sua risposta è ambigua. Da un lato, dice “ma certo, è chiaro, è necessario”; ma dall’altro continua a dire che ci sono sfumature. E queste cancellano l’idea stessa di una tregua».
A quali sfumature si riferisce?
«Fa riferimento a questioni tecniche, come la verifica di eventuali violazioni. In realtà sta dicendo che l’Ucraina non deve difendersi per 30 giorni rinunciando a forniture militari, produzione di armi e controllo del fronte. Aspettiamo, vedremo come procederà il negoziato tra Russia e Usa. Vediamo cos’è disposta a fare Mosca. Solo sulle decisioni concrete valuteremo le parole di Putin».
Il vertice in Arabia Saudita era andato molto bene, però. O no?
«Senza dubbio.…
KIEV – Calma, dice Mykhailo Podolyak. Per il primo consigliere dell’Ufficio presidenziale ucraino se si ascoltano bene le parole di Putin è chiaro che non ha intenzione di accettare il cessate il fuoco.
Pensavate dicesse “no”, invece dice “nì”. Non siete soddisfatti?
«Raccomanderei di aspettare e osservare. La sua risposta è ambigua. Da un lato, dice “ma certo, è chiaro, è necessario”; ma dall’altro continua a dire che ci sono sfumature. E queste cancellano l’idea stessa di una tregua».
A quali sfumature si riferisce?
«Fa riferimento a questioni tecniche, come la verifica di eventuali violazioni. In realtà sta dicendo che l’Ucraina non deve difendersi per 30 giorni rinunciando a forniture militari, produzione di armi e controllo del fronte. Aspettiamo, vedremo come procederà il negoziato tra Russia e Usa. Vediamo cos’è disposta a fare Mosca. Solo sulle decisioni concrete valuteremo le parole di Putin».
Il vertice in Arabia Saudita era andato molto bene, però. O no?
«Senza dubbio. Ha chiarito chi vuole proseguire la guerra. La nostra esperienza dal 2014 ci dice che Mosca vìola ogni accordo. Il vertice l’ha messa in condizione di dover chiarire. Vedremo».
A cosa avete rinunciato e cosa ha dovuto accettare Washington?
«Non c’era un’agenda così chiara e rigida. Ci sono gli interessi degli Stati Uniti, espressi più volte da Trump, che richiedono soluzioni rapide ed efficaci alla guerra. Vogliono avere rapporti economici trasparenti con l’Ucraina, dove hanno investito risorse militari e finanziarie considerevoli. E l’Ucraina è molto interessata a riprendere rapporti bilaterali efficaci: gli Usa hanno un arsenale critico come la difesa antimissile, munizioni specifiche e l’intelligence. Mosca deve mostrare il suo vero atteggiamento con negoziazioni, fine della guerra e cessate il fuoco. E risponderà negativamente».
Con tregua di un mese abolireste il coprifuoco e la legge marziale?
«L’armistizio di 30 giorni non è la fine della guerra. La situazione sarà imprevedibile. L’abolizione di legge marziale e procedure a protezione del Paese è impossibile in tempi così brevi. Serviranno negoziati, osservatori verificati in grado di constatare le violazioni della tregua e garantire la separazione delle parti. Dobbiamo mantenere capacità di combattere fin quando la situazione sarà regolata».
Se non si combatte si può votare: ripartirà il processo elettorale?
«In una situazione instabile non è possibile garantire seggi sicuri e una campagna elettorale. Il cessate il fuoco di 30 giorni non sbloccherà le elezioni. Se invece sarà avviato un negoziato con un cessate il fuoco stabile e garantito da osservatori neutrali, allora sarà possibile».
Avete rimosso le “linee rosse”?
«No. Non possono cambiare né fisicamente, né ideologicamente, né politicamente. L’integrità territoriale è questione di sopravvivenza: la Russia occupa territorio ucraino come strumento di pressione. Nel 2014 e nel 2022 non è stata punita per questo. La nostra sovranità viene calpestata. Ritiene che non dovremmo avere rapporti con alleanze economiche, politiche e militari, non abbiamo il diritto di essere protetti da impegni collettivi. E insiste che l’Ucraina rinunci alla propria identità, storia, cultura, lingua e informazione. Dobbiamo disfarci dell’esercito, e se qualcosa non sarà di suo gradimento cambierà il governo. Tutto ciò è inaccettabile. Dobbiamo costruire garanzie di sicurezza, un sistema globale di difesa, basi missilistiche. Ristrutturare l’esercito, aumentare investimenti in produzione militare. Servono specifici impegni dei Paesi Ue».
Ora vi fidate di Trump?
«Naturalmente sì. Ha realizzato gli obiettivi della campagna elettorale. Sono un alleato indiscusso. Sono interessati a mantenere le regole globali e l’ordine mondiale facendo sì che gli argomenti utilizzati dalla Russia non diventino dominanti».
Il ritiro dal Kursk è stato discusso e deciso a Gedda?
«Tattica e strategia militare non vengono discusse con gli americani. La guerra è ancora attiva, e ogni operazione realizza compiti definiti dallo stato maggiore. L’operazione nel Kursk dimostra l’incapacità della Russia di difendere il proprio territorio, è un argomento fondamentale in un possibile negoziato. E rimane valido».
Come giudica il supporto del governo italiano?
«La proposta di Giorgia Maloni, secondo cui l’Ucraina potrebbe attivare l’articolo 5 in caso di una nuova aggressione russa dopo il cessate il fuoco, è molto valida. Le consultazioni sono in corso a vari livelli. In Europa stanno emergendo leader pronti ad assumersi la responsabilità della sicurezza collettiva. Il capo del governo italiano è uno di questi. Il cessate il fuoco deve far percepire alla Russia che l’aggressione diventerà troppo onerosa contro uno Stato europeo . L’Italia ha un ruolo fondamentalmente».