NEW YORK – «Molto promettente, ma non completa». A giudicare dal commento di Donald Trump, sulla risposta di Vladimir Putin al cessate il fuoco già accettato dall’Ucraina, il capo della Casa Bianca sospetta che il collega del Cremlino stia facendo il furbo. Col suo «sì però no», da una parte il leader russo vuole evitare di urtare il collega americano, bocciando l’iniziativa in maniera definitiva; ma dall’altra forse cerca solo scuse per guadagnare tempo, in modo da poter continuare l’offensiva militare sul terreno che lo sta portando a riconquistare la regione di Kursk, per arrivare al negoziato di pace con una situazione di fatto favorevole alle proprie richieste.
La risposta reale sulle intenzioni di Putin doveva venire dall’incontro di ieri sera con l’inviato speciale Steve Witkoff, da cui Trump voleva capire se esiste lo spiraglio per un negoziato rapido e serio sui dettagli dell’accordo di pace complessivo, inclusa una telefonata o un incontro in persona tra i due leader, oppur…
NEW YORK – «Molto promettente, ma non completa». A giudicare dal commento di Donald Trump, sulla risposta di Vladimir Putin al cessate il fuoco già accettato dall’Ucraina, il capo della Casa Bianca sospetta che il collega del Cremlino stia facendo il furbo. Col suo «sì però no», da una parte il leader russo vuole evitare di urtare il collega americano, bocciando l’iniziativa in maniera definitiva; ma dall’altra forse cerca solo scuse per guadagnare tempo, in modo da poter continuare l’offensiva militare sul terreno che lo sta portando a riconquistare la regione di Kursk, per arrivare al negoziato di pace con una situazione di fatto favorevole alle proprie richieste.
La risposta reale sulle intenzioni di Putin doveva venire dall’incontro di ieri sera con l’inviato speciale Steve Witkoff, da cui Trump voleva capire se esiste lo spiraglio per un negoziato rapido e serio sui dettagli dell’accordo di pace complessivo, inclusa una telefonata o un incontro in persona tra i due leader, oppure se siamo ancora alle schermaglie di una lunga partita a poker.
Il capo della Casa Bianca ha parlato dall’Ufficio Ovale, dove ieri ha ricevuto il nuovo segretario generale della Nato Mark Rutte. «La Nato ora è più forte grazie alle mie azioni», ha detto. Dopo aver poi ripetuto che i Paesi membri dell’Alleanza devono aumentare gli investimenti nella difesa fino al 5% del pil, e avvertito che non cederà mai sui dazi imposti o minacciati contro il Canada e l’Unione Europea, l’attenzione si è concentrata sull’Ucraina. Trump ha avvertito che «sarebbe molto deludente» se Putin respingesse il suo piano, e infatti Vladimir ha evitato di farlo, per non assumersi la responsabilità del fallimento e magari ritrovarsi con un aumento delle sanzioni economiche. Quindi ha detto che «mi piacerebbe incontrarmi, o parlare con Putin». Questo potrebbe riguardare una telefonata imminente, o anche un incontro di persona a cui si lavora da tempo, per discutere i dettagli del cessate il fuoco e magari dell’accordo di pace definitivo. Per farlo però è necessario chiarire le vere intenzioni del capo del Cremlino. Quello della Casa Bianca ha detto che nei colloqui di Gedda con gli ucraini non si è parlato solo della tregua, ma anche della soluzione di lungo termine: «Cosa fare riguardo l’ingresso nella Nato, dove la risposta è nota da anni. Quali territori tenere o cedere. Il destino di una grande centrale per la produzione di energia, ossia a chi andrà».
Da queste rivelazioni di Trump si capisce che il negoziato con Zelensky è piuttosto avanzato, perché oltre al cessate il fuoco di 30 giorni, sul tavolo sono finiti anche i nodi di fondo dell’intera trattativa, anche se il presidente non ha citato le garanzie di sicurezza indispensabili a farla funzionare. Il problema ora è capire se Putin sia disposto a fare altrettanto, ossia scendere nei dettagli per negoziare la pace definitiva, oppure cerca solo di guadagnare tempo per creare sul terreno situazioni di vantaggio irreversibili. Zelensky non è ottimista: «Il dittatore russo vuole respingere la proposta degli Stati Uniti di un cessate il fuoco di 30 giorni. Per riuscirci, pone richieste impossibili. Abbiamo tutti sentito da Mosca parole molto prevedibili e una manipolazione da parte di Putin della tregua: in realtà sta preparando un rifiuto fin da ora».
Se Donald si convincesse che Vladimir punta ad imbrogliarlo, magari potrebbe reagire indurendo la sua posizione, dando seguito alla minaccia di fatta due giorni fa di imporre «sanzioni devastanti» come ritorsione. Finora, però, il capo della Casa Bianca si è quasi sempre schierato a favore della retorica usata dal collega del Cremlino. Il rischio quindi è che accetti le sue richieste anche stavolta, senza negoziarle con Zelensky, ma imponendogli di accettarle con la forza del blocco degli aiuti economici e militari.
Questa paura, questa divergenza con gli europei esclusi finora dalla trattativa, è emersa anche durante la riunione dei ministri degli Esteri dei paesi del G7 tenuta ieri in Canada. L’incontro ha rischiato di chiudersi senza una dichiarazione congiunta, proprio perché il segretario di Stato Rubio ha cercato di annacquarla sull’Ucraina, evitando riferimenti all’aggressione russa che secondo gli americani minacciano di deragliare il negoziato. L’incognita però resta se il punto d’arrivo di questo negoziato sarà una genuflessione davanti alle pretese di Putin, oppure una pace duratura e accettabile, per gli ucraini e gli europei.