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Glucksmann: “Bisogna riscoprire i valori di Ventotene, è in gioco la nostra libertà”

Raphaël Glucksmann

 

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Intervista all’eurodeputato e intellettuale francese di Place Publique. “Tutte le nazioni hanno bisogno di un progetto federatore, per questo è importante la mobilitazione di oggi a Roma: bisogna dare agli italiani il desiderio di credere in questa Europa”
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PARIGI – “L’Italia del Manifesto di Ventotene è l’anima stessa dell’Europa. Un appello visionario per un’Europa unita e in pace scritto nelle carceri del fascismo. Questa è l’Italia». Raphaël Glucksmann plaude alla manifestazione di oggi a Roma. L’intellettuale francese ed eurodeputato avrebbe voluto esserci ma è impegnato nel congresso del suo movimento Place Publique che, alleato del partito socialista, ha ottenuto quasi il quattordici per cento dei voti alle elezioni europee. Anche se molti lo vedono già come candidato alle prossime presidenziali, per guidare il fronte della socialdemocrazia in Francia, Glucksmann non si sbilancia: «Ora sto dedicando tutte le mie energie a un’altra battaglia essenziale: la Difesa europea. Ma sicuramente — aggiunge — nel 2027 mi impegnerò per impedire che l’estrema destra vinca in Francia».

L’Italia in piazza raccoglie l’appello di Michele Serra e prova a “dire qualcosa di europeo”. Perché è importante?

«È necessario un risveglio dell’opinione pubbl…

PARIGI – “L’Italia del Manifesto di Ventotene è l’anima stessa dell’Europa. Un appello visionario per un’Europa unita e in pace scritto nelle carceri del fascismo. Questa è l’Italia». Raphaël Glucksmann plaude alla manifestazione di oggi a Roma. L’intellettuale francese ed eurodeputato avrebbe voluto esserci ma è impegnato nel congresso del suo movimento Place Publique che, alleato del partito socialista, ha ottenuto quasi il quattordici per cento dei voti alle elezioni europee. Anche se molti lo vedono già come candidato alle prossime presidenziali, per guidare il fronte della socialdemocrazia in Francia, Glucksmann non si sbilancia: «Ora sto dedicando tutte le mie energie a un’altra battaglia essenziale: la Difesa europea. Ma sicuramente — aggiunge — nel 2027 mi impegnerò per impedire che l’estrema destra vinca in Francia».

L’Italia in piazza raccoglie l’appello di Michele Serra e prova a “dire qualcosa di europeo”. Perché è importante?

«È necessario un risveglio dell’opinione pubblica pro-europea in Italia. Sono convinto che sia maggioritaria, anche se divisa in diversi schieramenti. Non c’è solo l’Italia che va a mendicare i favori di Elon Musk o di Donald Trump. Oggi tutte le nazioni europee hanno bisogno di un racconto, di una storia da raccontare, di un progetto federatore. E l’Italia in particolare. Come la Francia, è un Paese letterario, portato dalle grandi idee. Bisogna ridare agli italiani il desiderio di credere in questa Europa».

Pensa sia possibile ?

«Oggi difendere ciò che è stato costruito in Europa negli ultimi settant’anni non è più sufficiente: bisogna dargli una nuova forza, e questo passa attraverso l’Ucraina. Il problema è che l’Italia è il Paese più esposto alla disinformazione russa in Europa. Al parlamento europeo abbiamo studiato le reti di propaganda russa in Italia, ed è spaventoso. Nessun altro Paese europeo è così infiltrato da queste narrazioni. Eppure la domanda che dobbiamo porci è semplice: non si tratta solo di sostenere gli ucraini perché sono eroici, si tratta della nostra stessa sopravvivenza».

L’Europa è circondata da nemici: non più solo da Mosca, ma anche Washington?

«Gli Stati Uniti danno sempre più l’impressione di voler indebolire l’Europa. Di fronte a ciò, ci sarà la tentazione per alcuni europei, in particolare in Italia, di posizionarsi come i migliori alleati di Washington, di allinearsi completamente con gli Stati Uniti. Ma dove ci porterà tutto questo? Verso un destino di vassalli, in cui la nostra sicurezza non dipenderà più da noi, ma da decisioni prese altrove».

Emmanuel Macron è accusato di essere un “guerrafondaio” per aver ipotizzato l’invio di truppe europee in Ucraina.

«L’unico vero guerrafondaio oggi è Vladimir Putin. È lui che scatena i conflitti, invade i Paesi, cerca di ridisegnare le frontiere con la forza. Macron non sta parlando di inviare truppe a combattere contro la Russia, ma di stabilire una presenza europea per garantire che ogni cessate il fuoco non sia solo una semplice pausa prima di una nuova offensiva russa. Questo è realismo, non bellicismo».

Lei, e ancora prima suo padre, è tra i pochi che già vent’anni fa allertava sulla minaccia della Russia di Putin.

«È in corso una presa di coscienza dopo quello che è successo tra Trump e Volodymyr Zelensky nello studio ovale. Quel giorno, Trump non ha solo dato uno schiaffo a Zelensky, ha schiaffeggiato l’intera Europa. C’è stata una presa di coscienza da Riga a Lisbona, come all’inizio dell’aggressione russa di tre anni fa».

E se Trump e Putin trovassero un accordo per un cessate il fuoco senza garanzie di sicurezza per l’Ucraina?

«Una tregua può sembrare una buona notizia, perché significa che alcuni ucraini non moriranno durante quel periodo. Ma una tregua non è la pace. Trump è pronto a cedere tutto alla parte più forte e a fare pressione costantemente sulla parte aggredita. È qualcosa che gli europei non possono accettare. Se accettiamo la capitolazione dell’Ucraina per ottenere la pace che vuole Trump, allora diventeremo dei vassalli, vulnerabili di fronte alle ambizioni russe e all’instabilità americana. E in realtà, una pace senza garanzie per l’Ucraina accelererebbe solo il momento in cui l’Ue sarà trascinata nella guerra».

Chi è pronto a morire per la bandiera europea?

«Non è questa la vera domanda. Per ora, sono solo gli ucraini a morire per difendere i nostri valori. Dobbiamo invece costruire la nostra Difesa europea per evitare di dover fare questa scelta. Se sei un giovane russo che ama la libertà, sei impotente. Se sei un giovane francese o italiano, che crede nella libertà e nell’Europa, nulla ti impedisce di impegnarti e difendere ciò che rischiamo di perdere. Così facendo, non ci ritroveremo mai nella posizione di dover scegliere. Perché nessuno può sapere in anticipo cosa farebbe. È troppo facile. Nemmeno io so se avrei il coraggio di andare a morire per la bandiera europea. Ma so che dobbiamo fare in modo di non trovarci mai in quella situazione».

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