Hind Kabawat: “Alla Siria serve una Costituzione più coraggiosa sui diritti di donne e minoranze”
di Gabriella Colarusso“Non è la dichiarazione costituzionale che sognavo, ma possiamo migliorare. Sui diritti delle donne come sulla separazione dei poteri”. Hind Kabawat, cattolica, madre di due figli, esperta in gestione dei conflitti e peacebuilding, materie che insegna anche alla George Mason university, è una delle due donne nominate dal presidente ad interim della Siria, Ahmed Al Shraa, nel comitato per il dialogo nazionale.
Si sono levate molte critiche sulla dichiarazione costituzionale, la principale riguarda l’indicazione della Sharia come fonte di legge. La Siria rischia di diventare uno stato islamico?
"Bisogna dire che molte di queste cose erano nella Costituzione del 1950, la buona costituzione varata all’epoca del ministro cristiano Fares al Khoury. Anche la sharia come fondamento di legge è stata sempre nella Costituzione. In questa dichiarazione ci sono alcune cose apprezzabili, altre meno. Per quanto riguarda i diritti delle donne, avrebbero dovuto essere più incisivi, menzionare le quot…
“Non è la dichiarazione costituzionale che sognavo, ma possiamo migliorare. Sui diritti delle donne come sulla separazione dei poteri”. Hind Kabawat, cattolica, madre di due figli, esperta in gestione dei conflitti e peacebuilding, materie che insegna anche alla George Mason university, è una delle due donne nominate dal presidente ad interim della Siria, Ahmed Al Shraa, nel comitato per il dialogo nazionale.
Si sono levate molte critiche sulla dichiarazione costituzionale, la principale riguarda l’indicazione della Sharia come fonte di legge. La Siria rischia di diventare uno stato islamico?
"Bisogna dire che molte di queste cose erano nella Costituzione del 1950, la buona costituzione varata all’epoca del ministro cristiano Fares al Khoury. Anche la sharia come fondamento di legge è stata sempre nella Costituzione. In questa dichiarazione ci sono alcune cose apprezzabili, altre meno. Per quanto riguarda i diritti delle donne, avrebbero dovuto essere più incisivi, menzionare le quote, non l’hanno fatto”.
Lei ritiene che servano le quote per garantire i diritti delle donne in Siria?
”Si, minimo il 30% in tutte le posizioni politiche e pubbliche. La parte sui diritti delle donne è molto timida, insufficiente, credo che dovremo essere più determinate nel difenderli quando verrà scritta la nuova Costituzione. Possiamo spingere per avere più tutele”.
Anche i curdi, con cui pure al Sharaa aveva appena siglato un accordo, hanno bocciato la dichiarazione.
"Credo che anche sull’aspetto delle minoranze si possa e si debba fare di più. La Siria è multiculturale, multietnica, multireligiosa, avrei voluto il riconoscimento di questa realtà sfumata. Ma penso ci sia spazio ancora per migliorare”.
L’aspetto che preoccupa di più laici, democratici, ma non solo è la concentrazioni di poteri in mano al presidente.
"Penso che con questa dichiarazione ne abbia più di quanti gliene attribuisse la Costituzione del 2012, ma credo anche che si possa spiegare con il fatto che in una situazione post-conflitto e in un nuovo scenario sociale, civile, politico ancora molto instabile vogliano avere più controllo, più tempo per assestarsi e stabilire fiducia. Certo questa non può essere assolutamente una scusa per avere potere assoluto perché sappiamo che il potere corrompe. Se vogliamo costruire un paese democratico dobbiamo separare i poteri e avere un sistema di equilibri, pesi e contrappesi che ora non vedo”.
Ha fiducia che le cose possano cambiare in meglio?
“Si, questa è una dichiarazione, al momento di scrivere la Costituzione definitiva si potrà aggiungere, modificare”.
Ci sono stati massacri terribili contro gli alawiti che vivono sulla costa. Il presidente Sharaa non è ancora andato, ha promesso giustizia ma finora non s’è vista. Il governo sta rispondendo nella maniera giusta?
"Sapevamo che sarebbe potuto succedere, nelle situazioni post-conflitto senza giustizia di transizione ci sono massacri, genocidi, la Storia ce lo insegna. Ora è successo, è molto preoccupante, sono andata proprio ieri sulla costa, ho parlato con molte persone che hanno perso i loro figli, le loro famiglie, è durissima, ma allo stesso tempo ho visto un segnale di speranza: molti sunniti hanno salvato famiglie alawite, la società civile si sta mobilitando sotto lo slogan “basta settarismo, basta massacri”. Su questo dobbiamo costruire”.