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Serbia, in centinaia di migliaia a Belgrado contro Vucic: “Pronto a una verifica di legittimità”

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A Belgrado centinaia di migliaia persone, guidate dal movimento degli studenti, hanno partecipato a una delle manifestazioni più imponenti dai tempi della caduta di Slobodan Milosevic
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Tutto è iniziato con il crollo di una pensilina. E da allora in Serbia si è alzata un’onda che mai è stata così alta come ieri. A Belgrado centinaia di migliaia persone, guidate dal movimento degli studenti, hanno partecipato a una delle manifestazioni più imponenti dai tempi della caduta di Slobodan Milosevic nel 2000. Un organismo indipendente ha stimato in 300mila il numero dei partecipanti. E il presidente Aleksandar Vucic si è detto alla fine pronto a sottoporsi a “una verifica di legittimità”.

Chi partecipa alle proteste

Protestavano contro la corruzione, contro il governo e il presidente Aleksandar Vucic, l’ex ministro dell’Informazione di Milosevic che è al vertice del potere da 13 anni ed è diventato un padre-padrone sempre più autoritario. Insieme a insegnanti, agricoltori, avvocati e normali cittadini, gli studenti sono arrivati anche a piedi o in bicicletta da varie parti del Paese e sono stati accolti già venerdì notte con fischietti, vuvuzelas, bandiere nazionali e spi…

Tutto è iniziato con il crollo di una pensilina. E da allora in Serbia si è alzata un’onda che mai è stata così alta come ieri. A Belgrado centinaia di migliaia persone, guidate dal movimento degli studenti, hanno partecipato a una delle manifestazioni più imponenti dai tempi della caduta di Slobodan Milosevic nel 2000. Un organismo indipendente ha stimato in 300mila il numero dei partecipanti. E il presidente Aleksandar Vucic si è detto alla fine pronto a sottoporsi a “una verifica di legittimità”.

Chi partecipa alle proteste

Protestavano contro la corruzione, contro il governo e il presidente Aleksandar Vucic, l’ex ministro dell’Informazione di Milosevic che è al vertice del potere da 13 anni ed è diventato un padre-padrone sempre più autoritario. Insieme a insegnanti, agricoltori, avvocati e normali cittadini, gli studenti sono arrivati anche a piedi o in bicicletta da varie parti del Paese e sono stati accolti già venerdì notte con fischietti, vuvuzelas, bandiere nazionali e spille con il simbolo della protesta: una mano insanguinata e lo slogan “La corruzione uccide”.

(afp)

La tettoia di Novi Sad

Sono scesi festosamente in piazza, con le forze di opposizione presenti ma non in prima linea. Hanno invocato giustizia e verità per quell’incidente che è diventato il simbolo della corruzione della Serbia di Vucic. L’1 novembre a Novi Sad la tettoia di cemento della stazione centrale è crollata e ha fatto 15 morti. Davanti al muro di gomma delle autorità e alla complicità dei media, il movimento degli studenti ha cominciato a scendere in piazza, sempre più rafforzato dagli imbarazzi del governo e dai primi risultati dell’inchiesta: la tettoia era stata rinnovata da pochissimo, tra il 2021 e il 2024, da un consorzio legato al governo cinese, uno degli alleati internazionali di Vucic insieme alla Russia di Vladimir Putin e all’Ungheria di Viktor Orbán.

I rapporti di Vucic con Putin e Trump

Le proteste hanno portato a dimissioni eccellenti, come il 28 gennaio quelle del premier Milos Vucevic, sindaco proprio di Novi Sad per un decennio. Ma i manifestanti chiedono di più. Protestano contro un regime corrotto che ha il controllo assoluto dei media pubblici – per questo lunedì hanno bloccato gli ingressi della tv Rts – e chiude le ong. Vucic, che aspira all’ingresso nell’Ue, ha ottimi rapporti con Mosca ma anche con l’amministrazione Trump, infatti martedì ha ricevuto Donald jr, che lo ha intervistato per il suo podcast. «Abbiamo accettato tutte le richieste, in realtà volete una rivoluzione “colorata”, ma dovrete uccidermi se volete che me ne vada», ha detto nei giorni scorsi Vucic, che dietro vede la mano dell’Occidente ha fatto un riferimento alle manifestazioni di piazza, sostenute dall’Occidente, che in vari Paesi postsovietici hanno fatto cadere negli anni Duemila diversi governi corrotti.

(afp)

Alta tensione a Belgrado

Nella capitale la tensione era altissima: vasto schieramento di polizia, 13 arresti già la notte prima, trasporto pubblico sospeso, giornalisti croati e sloveni fermati alla frontiera, la mattina manifestanti investiti da auto in corsa, la paura di scontri con gli studenti filogovernativi accampati in un parco (tra loro hooligan ed ex membri di una milizia di ultradestra). Poco prima di mezzogiorno tutti si sono fermati per 15 minuti di silenzio, in memoria delle 15 vittime di Novi Sad. Poi la marea ha raggiunto il centro cantando lo slogan “Pumpaj”, cioè “gonfia”, mentre le nonne offrivano biscotti. Alla fine non ci sono state le violenze che Vucic paventava e che gli avrebbero fatto comodo. Ma la protesta non finisce qui.

Vucic: “Cittadini non vogliono rivoluzioni colorate, pronto a verifica di legittimità”

Alla fine il bilancio parla di oltre 35 arresti e 56 feriti sono rimaste ferite, tra cui due poliziotti che hanno subito lesioni serie. Vucic si è detto soddisfatto che in una "grande protesta caratterizzata da enorme energia negativa, rabbia e furia" non si siano verificate vittime o feriti gravi, e ha ringraziato le forze dell’ordine per come hanno gestito le tensioni. E, in una intervista tv, si è detto pronto, nel giro di tre, quattro o cinque mesi, a sottoporsi a una prova di legittimità, andando incontro alle opposizioni e affrontando nuove elezioni o un referendum sulla sua persona.

"Abbiamo capito bene il messaggio e dovremo cambiare – ha dichiarato in un discorso alla nazione – anche se spero che altri abbiano capito che i cittadini non vogliono rivoluzioni colorate. E' importante che i nostri figli vadano a scuola e che gli studenti tornino all'università". Inoltre si è detto appunto pronto nel giro di tre, quattro o cinque mesi a sottoporsi a una prova di legittimità, andando incontro alle opposizioni e affrontando nuove elezioni o un referendum sulla sua persona. "Sono sempre pronto a una verifica di legittimità – ha spiegato – penso che la legittimità sia qualcosa di cruciale, ma ho l'impressione che i miei oppositori non siano in grado di leggere i sondaggi più semplici. Io sono sempre pronto ad andare loro incontro".

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