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Pressing dei volenterosi su Putin: “Basta giochetti, ora la fase operativa”

Il premier inglese Starmer

 

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Starmer dopo la chiamata con 25 Paesi per la sicurezza di Kiev: “Prima o poi lo zar tratterà”. Giovedì nuovo vertice, sul tavolo una missione a protezione di città, aeroporti e infrastrutture
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Non c’è tempo da perdere, e del resto non c’è un piano B. Ci si gioca tutto, sull’Ucraina ma anche per il futuro dell’Europa. Così la “coalizione dei volenterosi” per Kiev, capitanata da Regno Unito e Francia, ieri ha compiuto un altro passo importante: giovedì prossimo «ci sarà il primo vertice operativo militare», ha annunciato ieri Keir Starmer, organizzatore della videochiamata con altri 25 leader di Paesi europei e del Commonwealth, oltre a quelli di Ue, Nato e il presidente ucraino Zelensky: «Prima o poi Putin sarà costretto a negoziare», è convinto il primo ministro britannico.

Dunque tra quattro giorni a Londra si rivedranno i Capi di Stato maggiore degli alleati, remake del summit di Parigi la settimana scorsa. Insomma, si passa ai fatti: vista l’eventualità di un cessate il fuoco con la Russia, si discuterà di come dividersi la sicurezza di Kiev e dell’Europa. Sia come truppe di peacekeeping, sia come far tornare l’Ucraina alla normalità il prima possibile «nei cieli, nei ma…

Non c’è tempo da perdere, e del resto non c’è un piano B. Ci si gioca tutto, sull’Ucraina ma anche per il futuro dell’Europa. Così la “coalizione dei volenterosi” per Kiev, capitanata da Regno Unito e Francia, ieri ha compiuto un altro passo importante: giovedì prossimo «ci sarà il primo vertice operativo militare», ha annunciato ieri Keir Starmer, organizzatore della videochiamata con altri 25 leader di Paesi europei e del Commonwealth, oltre a quelli di Ue, Nato e il presidente ucraino Zelensky: «Prima o poi Putin sarà costretto a negoziare», è convinto il primo ministro britannico.

Dunque tra quattro giorni a Londra si rivedranno i Capi di Stato maggiore degli alleati, remake del summit di Parigi la settimana scorsa. Insomma, si passa ai fatti: vista l’eventualità di un cessate il fuoco con la Russia, si discuterà di come dividersi la sicurezza di Kiev e dell’Europa. Sia come truppe di peacekeeping, sia come far tornare l’Ucraina alla normalità il prima possibile «nei cieli, nei mari e sul terreno» secondo Starmer, per farne «un porcospino inattaccabile», ha ripetuto ieri la presidente della Commissione Ue Von der Leyen.

Sarebbero una quindicina i Paesi disponibili a caricarsi il peso più grande sulle spalle. Ovvero, garantire militari di peacekeeping o altro impegno militare, aereo o navale, per la sicurezza in Ucraina: Regno Unito e Francia in prima linea, ma anche Canada, Turchia, Australia, Nuova Zelanda, i Paesi Nordici (con la Finlandia più titubante), quelli Baltici, l’Olanda e forse Belgio e Lussemburgo.

Giovedì i leader delle forze armate si rivedranno per iniziare a spartirsi i compiti. Londra e Parigi orchestreranno deterrenti nucleari e truppe, altri Paesi prometteranno ulteriori soldati: tutti non al fronte, ma nei luoghi strategici ucraini come città, aeroporti e impianti energetici. Poi si discuterà di aerei, presenza nel Mar Nero, l’incognita dell’utilizzo dei caccia Nato. Mentre gli altri Paesi, ossia Germania, Spagna, Polonia, Repubblica Ceca, Grecia, Bulgaria, Romania, Portogallo e l’Italia della premier Giorgia Meloni contraria all’invio di soldati senza ombrello Onu o Nato, potranno contribuire diversamente, vedi sostegno logistico, sorveglianza o nuovi aiuti per l’Ucraina.

Di certo, Macron, Starmer e i volenterosi si giocano questa partita su un crinale strettissimo. «Bisogna fare pressione su Putin per convincerlo a trattare e farla finita con questi giochetti», ripetono, dopo che Zelensky ha accettato l’eventuale tregua di un mese. Ormai Londra e Parigi sono convinte come il piano Trump sia l’unica possibilità di fermare la guerra della Russia. Ma prima vogliono mettere Kiev nella «posizione più forte possibile», visto che sta perdendo il Kursk e Zelensky ieri sera parlava di nuove truppe russe ammassate al confine orientale: «Putin vuole guadagnare altro terreno».

Ma la pressione di Starmer e Macron è anche su Donald Trump, affinché garantisca il “backstop” vitale per Londra. Ossia il deterrente e la garanzia militare degli Stati Uniti per permettere agli europei di inviare soldati di peacekeeping «affinché Putin non attacchi più», ha ripetuto ieri il leader britannico. La strategia dei volenterosi è quella di dimostrare al presidente Usa di «aver fatto i compiti a casa», per poi chiedere l’ombrello di sicurezza americano in Ucraina. Che però Trump, in trattativa con Mosca, per ora non ha concesso.

Macron sostiene che «non serve il permesso di Putin» per i soldati europei in Ucraina. Ma anche su questo punto Trump non la pensa così, o almeno non ancora. Inoltre, ieri i volenterosi non hanno raggiunto un accordo sull’eventuale utilizzo dei 300 miliardi di asset congelati russi, mossa che infrangerebbe le leggi della finanza internazionale. Insomma, trovare l’incastro per una «pace giusta e durevole» in Ucraina e in Europa, come invoca Starmer, è ancora complicatissimo. Ma intanto tocca prepararsi, anche al peggio.

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