SANAA – Il ministro degli Esteri russo Sergeij Lavrov ha esortato gli Stati Uniti a cessare gli attacchi contro gli Houthi dello Yemen in una telefonata con il segretario di Stato americano Marco Rubio.
"In risposta alle argomentazioni del rappresentante americano, Sergeij Lavrov ha sottolineato la necessità di una cessazione immediata dell'uso della forza e l'importanza per tutte le parti di impegnarsi in un dialogo politico per trovare una soluzione che impedisca ulteriori spargimenti di sangue", indica una nota del ministero degli Esteri russo.
Anche da Teheran – chiamata direttamente in causa ieri da Trump – non si è fatta attendere una risposta all’offensiva Usa. I Guardiani della Rivoluzione hanno ammonito che risponderanno a ogni attacco. Nell'annunciare i raid aerei contro gli Houthi in Yemen, il presidente americano aveva avvertito di dure conseguenze in caso Teheran continui a sostenere le milizie e metta in pericolo gli Usa e i traffici marittimi.
"L'Iran non cerca la …
SANAA – Il ministro degli Esteri russo Sergeij Lavrov ha esortato gli Stati Uniti a cessare gli attacchi contro gli Houthi dello Yemen in una telefonata con il segretario di Stato americano Marco Rubio.
"In risposta alle argomentazioni del rappresentante americano, Sergeij Lavrov ha sottolineato la necessità di una cessazione immediata dell'uso della forza e l'importanza per tutte le parti di impegnarsi in un dialogo politico per trovare una soluzione che impedisca ulteriori spargimenti di sangue", indica una nota del ministero degli Esteri russo.
Anche da Teheran – chiamata direttamente in causa ieri da Trump – non si è fatta attendere una risposta all’offensiva Usa. I Guardiani della Rivoluzione hanno ammonito che risponderanno a ogni attacco. Nell'annunciare i raid aerei contro gli Houthi in Yemen, il presidente americano aveva avvertito di dure conseguenze in caso Teheran continui a sostenere le milizie e metta in pericolo gli Usa e i traffici marittimi.
"L'Iran non cerca la guerra, ma se qualcuno lo minaccia, darà risposte appropriate, risolute e definitive" a qualsiasi attacco, ha detto il generale Hossein Salami, comandante dei Guardiani della Rivoluzione, alla televisione di Stato.
Il bilancio degli attacchi statunitensi cominciati ieri è salito ad almeno 31 morti e 100 feriti. Secondo il ministero della Sanità Houthi, i raid hanno preso di mira la capitale Sanaa, i governatorati di Saada (nord) e Al-Bayda (centro) e la città di Radaa (centro). Le vittime sono "per lo più bambini e donne", ha riferito il portavoce del ministero Anis Al-Asbahi sul social network X.
A quanto riferito da al Jazeera, gli attacchi aerei statunitensi sono andati avanti per tutta la notte. Almeno 40 i raid, la maggior parte dei quali nella provincia di Saada, a nord di Sanaa, dove sono state segnalate dodici incursioni. Il bilancio più pesante si registra nel distretto di Kahza: i jet Usa hanno preso di mira due edifici e almeno 15 persone sono morte. Quindici anche le vittime dell'attacco su una zona residenziale della capitale Sanaa, bersaglio di nove raid. Almeno otto incursioni a Bayda. Colpiti anche Al Majzah, Ans a Dhamar e la provincia di Hajjah.
Gli Houthi hanno avvertito che “i raid americani non resteranno senza risposta”. Il movimento è parte di quello che l'Iran chiama l'"asse della resistenza" a Israele: Hamas, gli Hezbollah libanesi e le fazioni irachene.
Il gruppo ha intensificato gli attacchi dopo l’inizio della campagna militare su Gaza scatentata dal massacro del 7 ottobre. Dall’inizio della fragile tregua a Gaza gli Houthi avevano praticamente smesso di colpire. Ma la settimana scorsa hanno annunciato la loro intenzione di riprendere gli attacchi contro le navi nel Mar Rosso a causa dello stop israeliano all’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza. Gli attacchi degli Houthi contro le navi hanno perturbato il traffico sul Mar Rosso e nel golfo di Aden, una zona marittima essenziale per il commercio mondiale.