SKOPJE – Mozziconi di tetto che penzolano davanti alla porta sfondata. L’insegna annerita e quasi sciolta. Finestre esplose, ringhiere e porte divelte. Poco più di dodici ore dopo essere diventata la tomba di 59 ragazzi fra i 16 e i 25 anni, la discoteca Pulse di Kocani, a un centinaio di chilometri da Skopje, capitale della Macedonia del nord, non ha più nulla del locale di tendenza che ogni fine settimana attirava centinaia di ragazzi. Sembra un vecchio scatolone ammaccato e annerito, inzuppato dall’acqua degli idranti con cui i vigili del fuoco fino all’alba di ieri hanno combattuto le fiamme.
Ai bordi della strada, mantelline di primo soccorso ridotte a stracci, bottigliette d’acqua, felpe e giacche semi bruciate: i segni di una battaglia durata buona parte della notte scorsa per salvare più gente possibile. Ma il bilancio, del tutto provvisorio con 155 feriti sparpagliati fra gli ospedali, fra cui venti che lottano per la vita, è quello di una strage di ragazzini. «E abbiamo il …
SKOPJE – Mozziconi di tetto che penzolano davanti alla porta sfondata. L’insegna annerita e quasi sciolta. Finestre esplose, ringhiere e porte divelte. Poco più di dodici ore dopo essere diventata la tomba di 59 ragazzi fra i 16 e i 25 anni, la discoteca Pulse di Kocani, a un centinaio di chilometri da Skopje, capitale della Macedonia del nord, non ha più nulla del locale di tendenza che ogni fine settimana attirava centinaia di ragazzi. Sembra un vecchio scatolone ammaccato e annerito, inzuppato dall’acqua degli idranti con cui i vigili del fuoco fino all’alba di ieri hanno combattuto le fiamme.
Ai bordi della strada, mantelline di primo soccorso ridotte a stracci, bottigliette d’acqua, felpe e giacche semi bruciate: i segni di una battaglia durata buona parte della notte scorsa per salvare più gente possibile. Ma il bilancio, del tutto provvisorio con 155 feriti sparpagliati fra gli ospedali, fra cui venti che lottano per la vita, è quello di una strage di ragazzini. «E abbiamo il sospetto – ha detto all’esito delle prime indagini il ministro dell’Interno Panche Toshkovski – che questa sia una storia di mazzette e corruzione». Perché di regolare in quel club diventato una fossa comune non c’era nulla. E per questo già in 15 sono stati fermati.
L’appuntamento di sabato sera era atteso: dopo la tappa di Skopje, i Dnk, fra le più note band hip hop della Macedonia del nord, sarebbe sbarcata in provincia. Il prezzo del biglietto era popolare, l’equivalente di una decina di euro: 1.500 adolescenti si sono stretti sotto il palco per ascoltarli. Sarebbero stati staccati 250 biglietti, tanti quante le persone che ufficialmente poteva contenere il locale. Ma dentro ce n’erano quasi sei volte tante.
Attorno alle 2.35 il live era arrivato quasi alle battute finali. Il pubblico scandiva insieme al frontman l’ultimo pezzo, sul palco sono partite le fontane di luce, i fuochi pirotecnici generalmente usati anche in ambienti chiusi. Al Pulse erano prassi. Il soffitto era giusto un telone di plastica steso sotto un paio di fogli di lamiera ondulata. Probabilmente nessuno pensava che qualche scintilla potesse arrivare così in alto. Invece è bastato un attimo perché quella copertura prendesse fuoco. «Raggiungete le uscite. Cercate di mantenere la calma ma fate presto» ha invocato la band dal palco, prima di tentare di darsi alla fuga. Ma la pista si è trasformata in un attimo in una bolgia di corpi che cercavano di sfuggire a fumo e fiamme anche a costo di farsi strada gli uni sugli altri, di ragazzini che urlavano di paura e fame d’aria, tutti diretti verso l’unica uscita di sicurezza. «Abbiamo provato a uscire persino dal bagno, ma c’erano sbarre alle finestre», racconta Marija Taseva. «Sono caduta dalle scale e mi hanno investita, calpestata. Riuscivo a malapena a respirare, non so come ce l’ho fatta».
Per i primi soccorritori, molti sono stati uccisi dalla calca che li ha stritolati. Negli ospedali di Kocani, Stip e persino Skopje sono stati portati centinaia di ragazzi. I casi più delicati, in condizioni di essere spostati, potrebbero essere trasferiti a breve negli ospedali dei Paesi limitrofi - Bulgaria, Turchia, Grecia e Serbia.
«Il governo farà tutto il necessario per determinare le cause di questa tragedia», ha promesso il primo ministro macedone Hristijan Mickoski. Sul caso lavora una squadra di cinque diversi procuratori, che hanno già fermato quindici persone. Non si tratterebbe solo degli organizzatori dell’evento. Secondo indiscrezioni, fra i sospettati ci sarebbero anche alcuni ex dirigenti del ministero dell’Economia, competente per il rilascio delle licenze, e un paio di responsabili della Direzione di intervento e soccorso.
Il Pulse, raccontano i sopravvissuti, era una trappola per topi, senza sufficienti uscite di sicurezza, senza segnaletica, senza personale, senza neanche sufficienti estintori. Un capannone stretto in mezzo a altri edifici, con un’unica stretta strada di accesso. Un imbuto, insomma. E adesso i pm sembrano intenzionati a capire perché e come per anni sia stato operativo.
Un tempo magazzino di tappeti, nel 2005 ha iniziato a funzionare come locale. Non era sconosciuto neanche alle autorità, che lo avevano inserito fra i target da controllare nell’ambito di una campagna antidroga tra i minori e lì facevano spesso servizi di osservazione, ma paradossalmente non risulterebbe avere neanche una licenza regolare. E la rabbia si mischia al dolore. «Solo corpi irriconoscibili, i nostri bambini – dice il padre di una delle giovani vittime - sono stati ridotti a questo. E i boss vivono bene riempiendo le tasche dei politici di soldi».