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Terra e centrali energetiche: ecco di cosa parleranno Putin e Trump. E cosa vuol dire per l’Ucraina

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Sul nodo dei peacekeepers europei il no di Mosca che però apre a “osservatori disarmati”
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LONDRA - "Vogliamo vedere se possiamo mettere fine alla guerra. Forse possiamo, forse non possiamo, ma penso che abbiamo una possibilità molto buona". Questo ha detto Donald Trump, annunciando che domani avrà una conversazione telefonica con Vladimir Putin per discutere un cessate il fuoco in Ucraina. "Parleremo di terre e centrali energetiche", ha aggiunto il presidente americano. Ecco una mappa delle questioni che saranno probabilmente esaminate dai due leader e dei punti di potenziale accordo o disaccordo.

La proposta di tregua

La settimana scorsa i ministri degli Esteri di Stati Uniti e Ucraina si sono incontrati in Arabia Saudita per negoziare una soluzione del conflitto fra Mosca e Kiev scatenato dall'invasione russa più di tre anni fa. L'Ucraina ha accettato un cessate il fuoco di 30 giorni, durante il quale le due parti, con la mediazione degli Usa, dovrebbero trattare sulle condizioni di una pace “giusta duratura”. Successivamente Steve Witkoff, l'emissario personale di…

LONDRA - "Vogliamo vedere se possiamo mettere fine alla guerra. Forse possiamo, forse non possiamo, ma penso che abbiamo una possibilità molto buona". Questo ha detto Donald Trump, annunciando che domani avrà una conversazione telefonica con Vladimir Putin per discutere un cessate il fuoco in Ucraina. "Parleremo di terre e centrali energetiche", ha aggiunto il presidente americano. Ecco una mappa delle questioni che saranno probabilmente esaminate dai due leader e dei punti di potenziale accordo o disaccordo.

La proposta di tregua

La settimana scorsa i ministri degli Esteri di Stati Uniti e Ucraina si sono incontrati in Arabia Saudita per negoziare una soluzione del conflitto fra Mosca e Kiev scatenato dall'invasione russa più di tre anni fa. L'Ucraina ha accettato un cessate il fuoco di 30 giorni, durante il quale le due parti, con la mediazione degli Usa, dovrebbero trattare sulle condizioni di una pace “giusta duratura”. Successivamente Steve Witkoff, l'emissario personale di Trump, si è recato a Mosca per sottoporre la proposta a Putin. Il presidente russo si è dichiarato disponibile, ma ha affermato che restano da chiarire "molti dettagli" e che la tregua deve condurre a "una pace a lungo termine", eliminando "le cause alla radice della crisi". Il suo portavoce ha indicato che a tale scopo una telefonata con Trump sarebbe stata presto necessaria. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e l'Unione Europea, insieme al Regno Unito, hanno accusato il Cremlino di volere guadagnare tempo e di avere in sostanza respinto il cessate il fuoco immediato voluto dalla Casa Bianca.

Le parole di Trump

Domenica sera, parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One, il presidente ha reso noto che parlerà martedì con Putin al telefono. "Nel corso del weekend è stato fatto un sacco di lavoro", ha detto Trump. "Vedremo se martedì (dopo la telefonata con Putin, ndr.) ci sarà qualcosa da annunciare". Sul suo imminente colloquio con il presidente russo, Trump ha specificato: "Penso che parleremo di territori: la situazione sul terreno è molto diversa da come era prima della guerra. Parleremo di centrali energetiche, questa è una grossa questione. Ma abbiamo già discusso questi argomenti con le due parti, abbiamo parlato di come dividere certi beni, ci stiamo lavorando". Poche ore prima, intervistato dalla Cnn, il suo mediatore Witkoff aveva affermato che Putin "accetta la filosofia di Trump" sul cessate il fuoco e sulle condizioni della pace, sostenendo che le discussioni di svariate ore con il presidente russo sono state "positive", ma rifiutandosi di fornire dettagli.

Le terre

Ancora prima che il negoziato avesse inizio, Trump ha ripetutamente detto che l'Ucraina non potrà entrare nella Nato né riavere i territori occupati dalla Russia dal febbraio 2022 a oggi. Ciò farebbe credere che un'intesa di massima con Kiev sia stata raggiunta al riguardo nei negoziati in Arabia Saudita. Quando Trump dice che parlerà con Putin di "terre" è probabile che alluda a come concordare la linea di confine tra Russia e Ucraina: congelandola sulle posizioni attuali, senza concessioni territoriali a Mosca dal punto di vista formale, come apparentemente vorrebbe Zelensky, o riconoscendo che la parte di Ucraina occupata, in particolare la Crimea (occupata dal 2014) e il Donbass (parzialmente occupato dal 2014), appartengono alla Russia, come vorrebbe Putin.

Le centrali energetiche

È verosimile che con le dichiarazioni di domenica Trump si riferisca alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dalle forze russe nell'Ucraina sud-orientale. Una sua eventuale restituzione a Kiev, che ricavava da questi reattori parte del proprio fabbisogno energetico, potrebbe rientrare in uno scambio con la sempre minore fetta di territorio russo, nella regione frontaliera di Kursk, occupata dalle forze ucraine l'anno passato con una offensiva sorpresa. Un ritiro ucraino dal Kursk in cambio della centrale di Zaporizhzhia è una ipotesi che potrebbe rientrare nel campo dei "beni da dividere" a cui ha accennato il capo della Casa Bianca. Nel quale rientrano anche le "terre rare" ucraine ricche di minerali il cui sfruttamento viene preteso da Trump come restituzione per gli aiuti americani a Kiev (e garanzia di una presenza Usa, seppure soltanto civile).

La forza di pace europea

La questione forse più difficile da risolvere riguarda la presenza di una forza militare europea in Ucraina per proteggere la pace dopo un possibile accordo. Putin si dice fermamente contrario. Il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che truppe della cosiddetta "coalizione dei volonterosi" organizzata insieme al primo ministro britannico Keir Starmer, composta da soldati di Francia, Regno Unito, Australia e altri Paesi, potrebbero essere stazionate in Ucraina "senza chiedere il permesso di Mosca". Oggi la Russia ha fatto una parziale apertura a una presenza internazionale a seguito di un accordo, ma ha parlato solo di “osservatori disarmati”: ipotesi ben diversa da quella prospettata dai “volenterosi”.

Da chiarire come conseguenza e corollario di questo punto ci sarebbero anche la militarizzazione o smobilitazione dell'Ucraina, nuove elezioni a Kiev e il negoziato per il futuro ingresso di Kiev nell'Unione Europea, tutte questioni su cui per ora sembra esserci profondo disaccordo. Così come rimane incerto il "backstop" o supporto americano a una forza di pace europea, richiesto da Londra e Parigi ma finora non concesso da Washington.

Le sanzioni alla Russia

E poi ci sono le sanzioni occidentali alla Russia. Sebbene finora non citate pubblicamente da Mosca o Washington, sono la contropartita che gli Stati Uniti possono offrire, insieme agli alleati europei e del G7, per concessioni di Putin su altri aspetti del piano di pace. Commercio e investimenti potrebbero riprendere: stamani il Financial Times cita fonti della City e di Wall Street secondo cui il mondo della finanza e delle imprese d'Occidente prevede un ritorno a breve termine in Russia, abbandonata come ritorsione per l'invasione dell'Ucraina tre anni fa. Putin stesso ha detto che le forniture di gas russo "a basso costo" verso l'Europa potrebbero presto riprendere, con reciproci vantaggi. Trump potrebbe fare anche cadere l'ostracismo al presidente russo, colpito da mandato di arresto della Corte Penale Internazionale (peraltro non riconosciuta dagli Usa) per gli abusi dei diritti umani commessi dalle sue truppe in Ucraina. Insieme alla carota, in teoria sul fronte economico esiste anche il bastone: se Putin rifiuta il cessate il fuoco, la Casa Bianca minaccia sanzioni ancora più severe. E l'Europa valuta la confisca di 300 miliardi di dollari di beni russi depositati nelle banche del nostro continente.

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