TEL AVIV – I quarantasette raid aerei che sabato sera gli Stati Uniti hanno lanciato sullo Yemen sono solo il primo atto di una campagna che sarà lunga. Che mette in allarme russi e iraniani. E che, per dirla con le parole del segretario della Difesa americano Pete Hegseth, «durerà fino al minuto in cui gli Houthi dichiareranno la fine degli attacchi contro le navi commerciali nel Mar Rosso».
Si tratta della più vasta operazione militare ordinata da Donald Trump da quando è tornato alla Casa Bianca. Il bilancio stilato dal ministero della Salute di Sanaa, controllato dalle milizie sciite, per ora è di 53 morti e un centinaio di feriti, «tra cui ci sono molte donne e bambini».
Il Cremlino era stato avvertito prima dell’inizio dei bombardamenti che hanno preso di mira radar, sistemi di lancio di razzi e postazioni degli Houthi. «Sono stati uccisi diversi leader del gruppo», sostengono da Washington. Ieri il ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov, in una telefonata con l’omologo am…
TEL AVIV – I quarantasette raid aerei che sabato sera gli Stati Uniti hanno lanciato sullo Yemen sono solo il primo atto di una campagna che sarà lunga. Che mette in allarme russi e iraniani. E che, per dirla con le parole del segretario della Difesa americano Pete Hegseth, «durerà fino al minuto in cui gli Houthi dichiareranno la fine degli attacchi contro le navi commerciali nel Mar Rosso».
Si tratta della più vasta operazione militare ordinata da Donald Trump da quando è tornato alla Casa Bianca. Il bilancio stilato dal ministero della Salute di Sanaa, controllato dalle milizie sciite, per ora è di 53 morti e un centinaio di feriti, «tra cui ci sono molte donne e bambini».
Il Cremlino era stato avvertito prima dell’inizio dei bombardamenti che hanno preso di mira radar, sistemi di lancio di razzi e postazioni degli Houthi. «Sono stati uccisi diversi leader del gruppo», sostengono da Washington. Ieri il ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov, in una telefonata con l’omologo americano Marco Rubio, ha sottolineato la necessità che «tutte le parti cessino immediatamente di ricorrere alla forza» e ha chiesto a Rubio di impegnarsi in un dialogo politico «per trovare una soluzione che impedisca ulteriori spargimenti di sangue in Yemen». Ma non è soltanto Mosca a guardare con particolare attenzione l’ultima mossa di Trump.
Gli attacchi in Yemen sono, per stessa ammissione del governo americano, un messaggio chiaro all’Iran affinché smetta di appoggiare gli Houthi con soldi e armamenti. Il gruppo armato sciita controlla una vasta area del Paese e fa parte del cosiddetto Asse della resistenza contro Israele e l’Occidente, guidato e alimentato, appunto, dalla Repubblica islamica dell’Iran. «Ma gli Houthi prendono da soli le loro decisioni», replica da Teheran il generale Hossein Salami, comandante dei Guardiani della rivoluzione. «Avvertiamo i nostri nemici che l’Iran reagirà in modo deciso e distruttivo se continueranno con le loro minacce».
Da quando è cominciato il conflitto a Gaza tra l’esercito israeliano e Hamas, gli Houthi hanno preso ad assaltare i cargo che incrociano nel Mar Rosso, rendendo la rotta molto più pericolosa e quindi più costosa per armatori e spedizionieri. Il portavoce dei miliziani, Yahya Saree, definisce la campagna di Trump «un crimine di guerra» e sostiene che, come rappresaglia per i raid di sabato, i miliziani hanno lanciato 18 missili balistici e da crociera, più un drone, contro la Truman, la portaerei statunitense. Il comando americano non ha confermato la circostanza. Un missile che proveniva dallo Yemen e probabilmente puntava su Israele è invece caduto non lontano da Sharm el-Sheikh, nella penisola egiziana del Sinai, senza fare danni. «Le forze armate yemenite continueranno a imporre un blocco navale al nemico israeliano finché i beni di prima necessità non saranno consegnati a Gaza», ribadisce il portavoce degli Houthi.