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Basta doppioni e consegne rapide, la sfida delle armi made in Europa

(afp)

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Caccia, missili, e tank: così il Vecchio continente può costruire un sistema di difesa efficace, liberandosi dalla dipendenza degli Usa
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Quella del riarmo Ue non è una strada facile. Non solo per i costi sociali di un’operazione del genere, che sposterebbe sugli strumenti per la Difesa risorse preziose per servizi diretti ai cittadini, ma anche perché in questo campo si concentrano tutti i difetti dell’Europa: divisa, litigiosa e incapace di esprimere economie di scala nonostante disponga di tecnologie e industrie avanzatissime. Senza una rivoluzione del tessuto produttivo che metta insieme i big del settore e una regia per impedire sprechi o doppioni nazionali, ogni investimento per il potenziamento militare dell’Unione rischia di avere un’efficacia limitata e non dare risultati concreti prima di sei-otto anni.

I tempi per progettare un’arma sofisticata sono infatti molto lunghi, così come quelli per costruirla. Non esistono aerei, tank o radar in pronta consegna. Gli investimenti per far volare un nuovo caccia sono colossali, stimati in venti-trenta miliardi di euro, eppure sono stati lanciati due programmi riva…

Quella del riarmo Ue non è una strada facile. Non solo per i costi sociali di un’operazione del genere, che sposterebbe sugli strumenti per la Difesa risorse preziose per servizi diretti ai cittadini, ma anche perché in questo campo si concentrano tutti i difetti dell’Europa: divisa, litigiosa e incapace di esprimere economie di scala nonostante disponga di tecnologie e industrie avanzatissime. Senza una rivoluzione del tessuto produttivo che metta insieme i big del settore e una regia per impedire sprechi o doppioni nazionali, ogni investimento per il potenziamento militare dell’Unione rischia di avere un’efficacia limitata e non dare risultati concreti prima di sei-otto anni.

I tempi per progettare un’arma sofisticata sono infatti molto lunghi, così come quelli per costruirla. Non esistono aerei, tank o radar in pronta consegna. Gli investimenti per far volare un nuovo caccia sono colossali, stimati in venti-trenta miliardi di euro, eppure sono stati lanciati due programmi rivali: uno franco-tedesco e uno italo-britannico-nipponico. Questa duplicazione si traduce in prezzi più elevati e forniture più lente: un vizio che viene pagato da tutti i cittadini.

Adesso c’è un’urgenza quasi immediata. La volontà dell’amministrazione Trump di ritirare le sue forze sull’altra sponda dell’Atlantico impone di rimpiazzare una serie di mezzi che venivano messi a disposizione soprattutto dagli Usa. Per alcuni non ci sono alternative Ue, come ha riconosciuto su Repubblica Antonio Costa, l’ex premier socialista portoghese oggi presidente del Consiglio europeo: «A breve termine, dovremo comprare le armi di cui abbiamo bisogno dove sono disponibili. A lungo termine, però, i nostri investimenti dovrebbero essere più decisamente indirizzati verso le industrie dei nostri Paesi».

La lista dei “buchi” comprende i velivoli da trasporto strategico, quelli che servono per trasferire intere brigate; quelli da rifornimento in volo e i radar volanti che sorvegliano cielo, mare e terra. Airbus produce cisterne alate competitive, per il resto non siamo messi bene. Grande il ritardo nei satelliti da comunicazione, con iniziative di singoli Paesi e della Commissione che non tengono il passo con Starlink di Musk.

La priorità massima riguarda lo scudo missilistico contraereo, debole ovunque. Ieri Macron ha proposto di sostituire i Patriot americani – adottati da 7 nazioni della Ue e scelti da Berlino come pilastro dello SkyShield continentale - con i Samp-T franco-italiani. Il problema è che per completare una singola batteria “made in Europe” ci vogliono almeno 3 anni e non si riesce a stare dietro alle domande di missili terra-aria, nonostante l’attesa per la consegna sia stata ridotta di un terzo. «Il mondo è cambiato – ha dichiarato il ceo del consorzio missilistico europeo Mbda, Eric Beranger - e questo significa che dobbiamo industrializzarci maggiormente per fornire una base più ampia e volumi più elevati». Finora nessuna azienda del Vecchio Continente – con l’eccezione della Rheinmetall tedesca – è riuscita ad accelerare drasticamente la produzione. La burocrazia frena i permessi per i nuovi impianti e la frammentazione del tessuto imprenditoriale rallenta le attività. Il che comporta il rischio di perdere le commesse a vantaggio non solo degli Usa, ma pure delle realtà emergenti turche e sudcoreane.

Costa ha evidenziato un punto chiave: «Questi capitali potrebbero anche creare lavoro e stimolare le innovazioni». Se i dubbi sui vantaggi sociali sono forti, così come le remore etiche, le ricadute occupazionali e tecnologiche degli armamenti moderni sono una certezza. L’unico super-caccia continentale, l’Eurofighter, ha generato 100 mila posti altamente qualificati. Uno studio presentato da Pwc nell’aprile 2024 sosteneva che i nuovi ordini dell’intercettore avrebbero determinato un aumento del Pil di 58 miliardi in dieci anni e garantito lavoro a 62.700 persone l’anno nei quattro Paesi che lo realizzano, Italia inclusa, senza considerare l’importanza di ricerche come quelle per i radar a scansione elettronica. La nuova versione del jet uscirà dagli impianti torinesi di Leonardo, con apparati elettronici hitech in maggioranza italiani, incluso il sistema di intelligenza artificiale e quello di protezione cyber: brevetti che restano in patria e alimentano altra crescita.

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