Israele: “Movimenti sospetti a Gaza, dovevamo agire”. Cosa può succedere ora dopo i raid a tappeto
dal nostro inviato Fabio TonacciGERUSALEMME - Cinquantanove giorni dopo è di nuovo guerra nella Striscia di Gaza. La tregua è saltata. Ed è saltata nel modo più inatteso: con un’offensiva “preventiva” su larga scala dell’esercito israeliano, lanciata a sorpresa e a negoziato ancora aperto.
Sabato sera, infatti, Benjamyn Netanyahu aveva dichiarato di aver ordinato alla sua delegazione di proseguire le trattative indirette con Hamas per il rilascio degli ostaggi, ieri il team era rientrato dal Cairo e un funzionario israeliano, consultato dalla stampa, diceva che lo Stato ebraico era pronto ad andare avanti coi colloqui “in base agli aggiornamenti che saranno ricevuti dai paesi mediatori”. E invece, nella notte, a Gaza sono tornati i missili e si contano centinaia di morti tra la popolazione civile.
Dell’operazione erano a conoscenza in pochi: il premier, il suo circolo ristretto di fedelissimi, gli alti vertici dell’Idf e dell’intelligence. Prima dell’inizio dei raid aerei è stata informata la Casa Bianca. “La …
GERUSALEMME - Cinquantanove giorni dopo è di nuovo guerra nella Striscia di Gaza. La tregua è saltata. Ed è saltata nel modo più inatteso: con un’offensiva “preventiva” su larga scala dell’esercito israeliano, lanciata a sorpresa e a negoziato ancora aperto.
Sabato sera, infatti, Benjamyn Netanyahu aveva dichiarato di aver ordinato alla sua delegazione di proseguire le trattative indirette con Hamas per il rilascio degli ostaggi, ieri il team era rientrato dal Cairo e un funzionario israeliano, consultato dalla stampa, diceva che lo Stato ebraico era pronto ad andare avanti coi colloqui “in base agli aggiornamenti che saranno ricevuti dai paesi mediatori”. E invece, nella notte, a Gaza sono tornati i missili e si contano centinaia di morti tra la popolazione civile.
Dell’operazione erano a conoscenza in pochi: il premier, il suo circolo ristretto di fedelissimi, gli alti vertici dell’Idf e dell’intelligence. Prima dell’inizio dei raid aerei è stata informata la Casa Bianca. “La riservatezza è stata necessaria per creare l’effetto sorpresa e ingannare il nemico”, riferisce una fonte ufficiale delle forze armate. “E’ un attacco preventivo contro i comandanti di Hamas, la loro leadership politica a Gaza e le infrastrutture usate dall’organizzazione terroristica”. Preventivo: la chiave per capire ciò che sta accadendo è in questo aggettivo.
Lo Stato maggiore israeliano sostiene di aver raccolto elementi concreti sul riarmo delle brigate al-Qassam, l’ala armata di Hamas: le stime indicano almeno 25 mila combattenti, più i 5 mila della Jihad Islamica. “Stavano per colpirci per questo abbiamo lanciato l’operazione”, spiega ancora la fonte dell’Idf, senza però fornire circostanze precise.
Ieri sera Channel 12, citando il ministro della Difesa Israel Katz, aveva parlato di “movimenti insoliti a Gaza” e della possibilità che Hamas stesse preparando un nuovo assalto ai kibbutz. E tuttavia, nonostante il negoziato fosse in una fase di stallo, un’operazione come quella poi lanciata nella notte era vista come ipotesi remota, anche perché le brigate al-Qassam hanno una capacità offensiva molto inferiore rispetto a un anno e mezzo fa e appare difficile che siano in grado attualmente di ripetere un 7 Ottobre.
Molto più probabile, discutevano gli analisti militari, era la possibilità che l’aviazione israeliana conducesse sporadici attacchi mirati sui covi e le postazioni di Hamas, per non bloccare del tutto i negoziati di Doha. La scelta, invece, è stata diversa e molto più devastante, considerato che centinaia di migliaia di palestinesi due mesi fa hanno lasciato le aree di sfollamento sulla costa e sono tornati nelle città adesso di nuovo sotto i missili.
"Tutto questo perché Hamas si è rifiutata di liberare i nostri ostaggi e ha rigettato tutte le proposte che ha ricevuto dall’inviato speciale americano Steve Witkoff”, si legge nella nota diffusa durante la notte dall’ufficio del premier Netanyahu. “Israele, d’ora in avanti, agirà contro Hamas con crescente forza militare”. Confermata l’uccisione del vice ministro dell’Interno a Gaza, Mahmoud Abu Watfa, e di almeno altri tre politici di alto livello.
Per ora non sono registrati movimenti delle truppe dello Stato ebraico, gli attacchi sono stati condotti con i caccia. Però l’Idf questa mattina ha diramato un ordine di evacuazione per tutte le zone a ridosso del recinto che separa la Striscia di Gaza da Israele, includendo le città di Beit Hanoun, Khuzaa e sobborghi di Khan Yunis. Questo lascia pensare che la nuova operazione militare includerà anche incursioni via terra.
Sin dall’inizio del cessate il fuoco, la ripresa della guerra a Gaza era la condizione che il ministro della destra messianica Bezalel Smotrich, leader dei sionisti religiosi, aveva posto a Netanyahu per rimanere nel governo, ma il premier israeliano aveva potuto tenere calmo il partito che ancora sorregge la coalizione grazie alle proposte di Trump: è vero che il presidente americano già prima dell’insediamento alla Casa Bianca aveva annunciato di voler terminare tutti i conflitti ma poi ha lanciato proposte come quella sulla ricostruzione di Gaza e la deportazione di tutti i gazawi, accolte con entusiasmo da Smotrich.
Finita la tregua è finito anche il negoziato? Al momento nessuno sa dare una risposta certa, è dunque prematuro darlo per morto. Hamas per ora non ha risposto militarmente agli attacchi di stanotte. Durante gli incontri di Doha è stato chiaro come Netanyahu fosse interessato a estendere a tempo indeterminato la fase uno piuttosto che passare alla fase due, che prevede il ritiro completo dell’Idf dalla Striscia. D’altra parte, Hamas non era intenzionata né a disarmarsi né a rilasciare subito tutti gli ostaggi, che per i miliziani sono l’unica carta da giocare con Israele. “Netanyahu e il suo governo di estremisti ha deciso di ribaltare l’accordo sul cessate il fuoco, esponendo i prigionieri a Gaza a un destino ignoto”, scrive ora Naim Basem, uno dei portavoci di Hamas.
Solo nelle prossime ore si avrà un’idea più chiara se esiste ancora uno spazio per la trattativa. Dipenderà da diversi fattori: 1) quanto a lungo il governo d’Israele intende proseguire la campagna militare; 2) se essa prevede anche operazioni di terra, che significano provare a distruggere la leadership di Hamas; 3) quante perdite sarà in grado di infliggere l’Idf al movimento islamista. Per ora, di nuovo, a terra si contano i cadaveri di centinaia di civili.