BERLINO – Il cicalino suona ossessivamente, i parlamentari sciamano verso la plenaria e Anton Hofreiter si prende due minuti per spiegare a Repubblica le ragioni del voto dei Verdi a favore di un riarmo della Germania. “Quello di Putin è un regime fascista. E a volte, da antifascisti, bisogna opporsi militarmente a un regime fascista”. Una lezione che arriva dritta dritta dalla storia, aggiunge. E intorno alle quattro del pomeriggio, anche grazie al contributo degli ambientalisti tedeschi, la Germania volta pagina. Si butta alle spalle una lunga stagione di rigore fiscale e nanismo militare e vara un piano a debito che potrebbe variare tra i 1.000 e i 1.700 miliardi di euro nei prossimi dodici anni e cambiare il voto dell’Europa. In Aula, è un’altra parlamentare Verde, Britta Hasselmann, a gridare le ragioni del suo sì: “Smettetela di dire che è solo riarmo. Ma come si fa a credere a una roba del genere, dinanzi alla minaccia di Putin e Trump? Questa è difesa civile”.
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BERLINO – Il cicalino suona ossessivamente, i parlamentari sciamano verso la plenaria e Anton Hofreiter si prende due minuti per spiegare a Repubblica le ragioni del voto dei Verdi a favore di un riarmo della Germania. “Quello di Putin è un regime fascista. E a volte, da antifascisti, bisogna opporsi militarmente a un regime fascista”. Una lezione che arriva dritta dritta dalla storia, aggiunge. E intorno alle quattro del pomeriggio, anche grazie al contributo degli ambientalisti tedeschi, la Germania volta pagina. Si butta alle spalle una lunga stagione di rigore fiscale e nanismo militare e vara un piano a debito che potrebbe variare tra i 1.000 e i 1.700 miliardi di euro nei prossimi dodici anni e cambiare il voto dell’Europa. In Aula, è un’altra parlamentare Verde, Britta Hasselmann, a gridare le ragioni del suo sì: “Smettetela di dire che è solo riarmo. Ma come si fa a credere a una roba del genere, dinanzi alla minaccia di Putin e Trump? Questa è difesa civile”.
Il cancelliere in pectore Friedrich Merz incassa dunque, prima ancora dell’insediamento del suo governo e del nuovo Parlamento, una dote per riavviare l’economia da 500 miliardi e una modifica alla costituzione che gli consentirà di spendere oltre l’1% del Pil nella difesa senza rischiare la tagliola del freno al debito. Dopo la conta, è chiaro che i franchi tiratori sono stati pochi: la maggioranza di due terzi per cambiare la costituzione (489 voti) è ampiamente superata: 513 sì contro 207 no. E Cdu/Csu, Spd e Verdi sommano 520 voti. Una fonte Spd racconta che alla vigilia del voto, un solo parlamentare aveva annunciato in camera caritatis al leader Lars Klingbeil il suo voto contrario: Jan Dieren. Ma tant’è.
La seduta sotto la cupola del Reichstag comincia la mattina con il ricordo solenne di un altro 18 marzo, quello del 1990 che segnò le prime elezioni libere della Ddr, dopo la caduta del Muro. “Fino ad allora c’era stato un parlamento finto”, ricorda la presidente del Bundestag, Baerbel Bas. Dai banchi dell’Afd partono risate sguaiate, le interruzioni rumorose dell’ultradestra accompagneranno l’intera discussione.
Ma quando è il turno di Friedrich Merz, un urlaccio “Pinocchio-Fritze” costa al parlamentare dell’Afd Brantner una sanzione. Il cancelliere in pectore punta il dito contro la Russia, rea di condurre una guerra in Ucraina “che è anche una guerra quotidiana contro il nostro Paese”. Ma si rivolge anche ai banchi dell’Afd, per aggiungere, “pure con il vostro contributo”. E il leader della Cdu sottolinea il significato di quel voto storico per l’Europa: “E’ il primo passo verso una difesa unitaria europea, anche con Paesi che non fanno parte della Ue come la Norvegia e il Regno Unito”.
A margine del voto, uno dei principali esponenti della Cdu, l’ex candidato alla cancelleria Armin Laschet, spiega a Repubblica come potrebbe cambiare la Germania di Merz: “Questa è una spinta enorme verso l’integrazione europea. Già nel 1954 era nata l’idea di una difesa comune europea: allora fallì, ma è lì che dobbiamo tornare. Con il formato dell’Europa delle due velocità, come quello proposto decenni fa da Lamers-Schaeuble, ma per la difesa. Parteciperanno i Paesi che lo vorranno. E sono sicuro che il nucleo sarà composto da Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia. Ma penso che anche Paesi extra Ue come la Norvegia e Uk parteciperanno. E forse anche la Turchia”. Gli chiediamo come sarà conciliabile con la Nato, e Laschet chiarisce che “sarà il pilastro europeo della Nato, della quale continueremo ovviamente a far parte. Dobbiamo rafforzare le nostre capacità di difesa anche perché in futuro ci sia un maggiore equilibrio. Oggi il 70-80% delle capacità ricadono sugli Usa, in futuro dovrà essere un 50-50%, Usa-Europa”.
Nella plenaria, anche il leader della Spd Klingbeil parla di “una decisione storica che darà una nuova direzione alla Germania”, e che “garantirà la pace in Europa”. A masticare amaro resta la rigorista Fdp, finita fuori dal nuovo Bundestag: “siete la Schuko”, crasi di “Schuldenkoalition”, “coalizione dei debiti”, ironizza Duerr. Ma ormai nessuno ci fa più caso