DNIPRO – La disastrosa ritirata dal Kursk, sotto tiro costante, minaccia di trasformarsi in una controffensiva russa in direzione di Sumy. Il servizio di frontiera ucraino avverte che i russi lanciano gruppi d’assalto in direzione di Zhuravka, Novenke e Basivka, poco più a ovest rispetto al valico di frontiera di Sudzha. Non sono gruppi di sabotaggio e ricognizione: è il tentativo di insediare teste di ponte per ulteriori operazioni.
Sui canali Telegram e i social della città, da tempo nel mirino costante di droni e missili russi, l’angoscia è alle stelle. «Stanno cancellando dalla faccia della terra tutte le zone di confine della regione, è un inferno in terra. Migliaia di persone sono nel panico, hanno perso tutto e la cosa più terribile è la disperazione e l’incertezza sul futuro», scrive in un lungo drammatico post Yulia Krutogolov, direttrice della fondazione “Angeli delle forze armate ucraine”, raccontando i mille drammi che intercetta ogni giorno: la ragazza «mai ritrovat…
DNIPRO – La disastrosa ritirata dal Kursk, sotto tiro costante, minaccia di trasformarsi in una controffensiva russa in direzione di Sumy. Il servizio di frontiera ucraino avverte che i russi lanciano gruppi d’assalto in direzione di Zhuravka, Novenke e Basivka, poco più a ovest rispetto al valico di frontiera di Sudzha. Non sono gruppi di sabotaggio e ricognizione: è il tentativo di insediare teste di ponte per ulteriori operazioni.
Sui canali Telegram e i social della città, da tempo nel mirino costante di droni e missili russi, l’angoscia è alle stelle. «Stanno cancellando dalla faccia della terra tutte le zone di confine della regione, è un inferno in terra. Migliaia di persone sono nel panico, hanno perso tutto e la cosa più terribile è la disperazione e l’incertezza sul futuro», scrive in un lungo drammatico post Yulia Krutogolov, direttrice della fondazione “Angeli delle forze armate ucraine”, raccontando i mille drammi che intercetta ogni giorno: la ragazza «mai ritrovata» sotto le macerie, l’anziano contadino che ha issato bandiera bianca sul trattore…
«Andrà tutto bene, non sono riusciti a liberare la regione di Kursk per otto mesi», prova a rincuorare Valentina sui social. «Ma vogliono creare una zona cuscinetto fino a 60 chilometri dal confine», si dispera Yulia. «Dobbiamo liberare la zona di confine ma resisteremo», sostiene Svitlana. «E dove dovremmo andare? Qualcuno ci aspetta? Dove prendiamo i soldi per l’affitto?», replica Irina. Il cessate il fuoco non è una prospettiva in cui la gente creda troppo. Il canale unico informativo della tv ribadisce martellante che Mosca non accetterà nessun accordo e continuerà ad attaccare.
Certamente i russi cercano di accerchiare le posizioni ucraine ancora nel Kursk. La fascia controllata è sottile, ma per Kiev l’operazione è stata un successo completato col riposizionamento su linee meno esposte. La deputata del partito di Zelensky, Mariana Bezugla, attacca però il capo delle forze armate: «Il ritiro è stato un altro errore di calcolo, non un’operazione pianificata. Non è stato dato alcun ordine di andarsene, ogni unità lo fa come meglio può. È una barbarie di Syrsky».
La realtà raccontata alla Bbc dai soldati in rotta è «catastrofica»: scene da «film dell’orrore», la fuga scoordinata sotto tiro di stormi di droni, la strada disseminata di rottami, cadaveri e feriti. «Abbiamo lasciato dietro di noi centinaia di veicoli, blindati e cingolati distrutti — dice Dmytro — e un sacco di morti e feriti. È finita, l’operazione è stata un insuccesso». «Tutti sapevano che i russi avrebbero cercato di tagliarci la strada, gli unici sorpresi sono i nostri comandi», dice un altro.
Dopo la testa del generale Krasilnikov che ha gestito l’operazione dall’invasione, ieri Zelensky ha rimosso anche il capo di Stato maggiore Anatoly Bargilevich. Ma al suo posto ha nominato il vice, il maggiore generale Andrei Gnatov: a gennaio era stato rimosso da comandante del gruppo Khortytsia dopo la rovinosa caduta di Velyka Novosilka.